All’Iran viene riconosciuto il suo ruolo (ultima parte)

All’Iran viene riconosciuto il suo ruolo (ultima parte)

3-Le ricadute economiche dell’accordo: Di non poco conto è il “fattore” economico. Le sanzioni imposte dalla sedicente “comunità internazionale”, nome altisonante dietro cui si celano semplicemente gli Stati Uniti, l’Europa e poco altro, hanno in questi anni avuto l’unico effetto di far convergere l’Iran verso Russia e Cina, che non hanno MAI rispettato le sanzioni, nemmeno l’embargo sulle armi, sanzioni che, invece, hanno precluso la strada all’Occidente per allacciare o rimarcare legami ed accordi economici con l’Iran comprendenti voci di non poco conto; energia, infrastrutture e meccanica industriale.

La soppressione delle sanzioni, ed il riequilibrio commerciale che potrebbe conseguire tra Iran ed Occidente, attraverso accordi bilaterali o di sistema, potrà consolidare sia il nuovo ruolo di questa grande nazione, sia portare beneficio in un periodo in cui le crisi economiche abbondano, e la tanto declamata “ripresa” e spesso più il frutto di fattori eterogenei, che di una vera e propria spinta in avanti post 2007.

La domanda che in pochi si sono posti è: “Ma l’Iran può rappresentare un fattore economico realmente positivo?”.

La risposta è sicuramente positiva.

In primis potrebbe configurarsi una nuova fase nella guerra alle risorse naturale energetiche a tutto vantaggio dell’Europa, petrolio e gas naturale rappresentano voci importanti di quel che l’Iran libero da sanzioni ed embargo potrebbe offrire.  Con la caduta delle sanzioni economiche, la Repubblica Islamica, al quarto posto nel mondo per riserve di greggio e al secondo per quelle di gas, tornerà ad essere un attore importante del settore energetico, ed in seno all’OPEC essere il vero punto di rottura con la fin troppo libera egemonia saudita.

Teheran ha però bisogno di rinnovare completamente sia le tecnologie estrattive in suo possesso, sia quelle di raffinazione. L’Italia in questo senso, attraverso l’ENI potrebbe partire, se ci riuscirà, con un vantaggio; storicamente la Repubblica Islamica ha potuto avere nell’Italia, fin dagli anni successivi alla Rivoluzione, uno dei pochi interlocutori occidentali non ostili, per fortuna da quelle parti hanno la memoria più lunga di noi, e potrebbero vedere nella nostra nazione un partener privilegiato nell’ambito dell’ammodernamento delle sue infrastrutture legate all’industria petrolifera. Si stimano accordi potenziali Italia/Iran per oltre 8 miliardi di euro l’anno, non soltanto in campo energetico, ma anche per i settori dell’industria meccanica ed automobilistica. Finmeccanica, e la sua controllata Ansaldo Energia, vanta da sempre una presenza massiccia in Iran, dove ha installato molte turbine a gas possibile oggetto, un domani, di lavori di manutenzione. Una boccata d’ossigeno per il nostro export, già messo a dura prova dalle scriteriate sanzioni contro la Russia. In questo senso il Sottosegretario Carlo Calenda, una delle pochissime menti pensanti del Governo Renzi (VEDI), cui riconosciamo ottime doti in ambito internazionale, ha già garantito che lavorerà per far partire l’Italia dai primi posti nella corsa al riavvicinamento con l’Iran. Ce lo auguriamo, in quanto sono anni che la nostra politica estera economica soffre le ricadute di scelte dettate da ignoranza ed improvvisazione. Ed in tempi di crisi globale, e di declino del nostro sistema/modello, non ce le possiamo più permettere. I nostri principali avversari in questa nuova fase saranno Francia e Germania, prontissime ad ancorarsi a Teheran nel breve/termine, mentre USA e Gran Bretagna resteranno con ogni probabilità latentemente ostili, o più interessati ai giochi di potere interni all’OPEC. Per questo motivo, e lo ribadiamo, guadare con amicizia e rispetto la Repubblica islamica, senza interferire mai nella sua politica interna, potrebbe rappresentare un buon viatico per ridimensionare le posizioni conquistate dai cinesi, che grazie alle sanzioni acquistavano petrolio e gas dall’Iran a prezzi concorrenziali, e rivendevano armi e tecnologia a piene mani, potendo vantare così un rapporto di cooperazione positiva con una potenza regionale in Medio Oriente, meno ambigua dell’Arabia Saudita o della Turchia.

 

Gabriele Gruppo

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