All’Iran viene riconosciuto il suo ruolo (prima parte)

All’Iran viene riconosciuto il suo ruolo (prima parte)

In una sola cosa siamo d’accordo sia con il Primo Ministro israeliano Netanyahu, sia con la maggior parte dei repubblicani statunitensi; il trattato stipulato a Vienna il 14 Luglio tra l’Iran e il gruppo dei 5+1, in merito alla pluridecennale questione sulla dotazione atomica di Teheran, pone di fatto la Repubblica Islamica in condizione di poter vantare un peso internazionale più che consistente e di garantirle un rafforzamento del proprio ruolo regionale nel Medio Oriente, quanto più in generale nel Mondo Islamico.

Diversi sono i fattori che hanno portato a quest’accordo, definito con forse troppa enfasi “storico”, ma di cui apprezziamo certo la portata e le prospettive che si potrebbero aprire nel medio/termine, tanto da un punto di vista geopolitico, quanto economico.

1-La debolezza strategica USA: inutile che gli esegeti dell’atlantismo si coprano con una foglia di fico; i due mandati della Presidenza Obama da un punto di vista della politica estera (e non solo aggiungeremmo) si sono rivelati inconsistenti, contraddistinti dall’estemporaneità e da risultati a dir poco incerti.

Il sedicente “Kennedy nero” ha avuto la capacità di porre gli Stati Uniti in una posizione di perenne attesa: attesa che l’Iraq si stabilizzasse da solo, attesa che i Talebani scomparissero per magia dall’Afghanistan, attesa che il soft power elaborato dalla Segreteria di Stato a guida democratica portasse a dei risultati effettivi che di fatto non sono arrivati.

La necessità quindi di ridare fiato ai fasti dell’ex primato mondiale a statunitense, ed offrire frecce alla candidatura di Hilary Clinton, in vista delle imminenti presidenziali, ha spinto l’attuale inquilino della Casa Bianca a cercare prima una facile vittoria diplomatica con la riapertura delle relazioni bilaterali con il pensionato ideologico cubano, grazie anche alla mediazione vaticana. Poi a chiudere il ben più complicato contenzioso nucleare con l’Iran, la cui valenza geopolitica avrà ripercussioni in tutto il Medio Oriente, e in quella che è l’attuale guerra non dichiarata tra Iran ed Arabia Saudita, ovvero tra Islam sunnita ed Islam sciita.

Siamo convinti in oltre, che a sciogliere molte delle rigidità della diplomazia USA, nei riguardi di Teheran, sia stato il recente confronto petrolifero che s’è innescato proprio con l’Arabia Saudita, e che ha incrinato, oltre che il sogno americano dello shale oil, anche quello che fino ad oggi era un rapporto di alleanza tra i più sicuri e duraturi della Casa Bianca nell’area. Affermare che Obama abbia utilizzato gli accordi di Vienna quale ripicca nei riguardi di Riyadh potrebbe apparire semplicistico, ma non è molto lontano dall’essere parte del quadro in cui s’innesta l’attuale distensione nei rapporti tra Occidente ed Iran.

(segue)

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