L’insopportabile leggerezza del populismo

L’insopportabile leggerezza del populismo

L’europeismo di maniera, quello istituzionale, ispirato da idee fuorvianti su di un’Europa superpotenza pacifista, che si avvia ad omologare popoli, nazioni, rifondando un continente su principi e valori liberali e democratici, è per noi indigesto, nauseante, pregno di nefaste conseguenze. Tuttavia, ancor più irritante è la demagogia populista che alberga nella maggior parte dei così detti movimenti “anti-europei”, o “anti-euro”.

Che la grande crisi economica avesse tra i suoi effetti quello di mettere a nudo tutta la fragilità del processo d’integrazione del Vecchio Continente è fatto ormai assodato. Quel che però sconcerta, e che dovrebbe sconcertare seriamente, è la risposta totalmente inadeguata da un punto di vista politico al venir meno delle promesse recate dall’europeismo.

La folta platea che in diverse nazioni punta l’indice contro le velleità controproducenti del processo d’integrazione fa attualmente il pieno di voti e di notorietà solo ed esclusivamente attraverso slogan, ma non offrendo certo una piattaforma progettuale concreta, e nemmeno può vantare un’organica connessione con le diverse articolazioni della società contemporanea delle singole nazioni. Il supporto delle “croci” sulle schede elettorali sembra essere l’unico crisma di legittimità perseguito, e poco o nulla viene elaborato quale alternativa credibile all’europeismo istituzionale che, il più delle volte, utilizza proprio come uno spauracchio (elettorale) i movimenti populisti per offrire all’europeo/medio un’immagine tipo “senza di noi c’è solo l’estremismo”.

L’immagine più eloquente dell’inconsistenza del populismo a fini elettorali ha già una notevole conferma nell’attuale governo greco, costretto, dopo un braccio di ferro mediatico di qualche settimana, ad ammainare le proprie bandiere pur di non essere impallinato dalle artiglierie speculative di mezzo mondo, che attendevano solamente che la Banca Centrale Europea chiudesse i rubinetti di sostegno finanziario ad Atene. Il problema, secondo noi, non sta però solamente nella capacità ricattatoria di Francoforte o di Bruxelles, che sarà anche grande, ma non è certo insormontabile, quanto l’inconsistenza del populismo greco (poco ci tange di quale sfumatura ideologica esso sia), che ha mostrato tutto il suo scadente spessore politico, rivelandosi per quel che è in sé: un bluff.

A tale nostra analisi si potrebbe obbiettare tutta una serie di specifiche, insite nel caso/Grecia. Certo, per il destrume populista la Signora Le Pen, ad esempio, potrebbe mostrare maggior risolutezza ed efficacia nel quadro anti-europeista, avendo quale supporto non una nazione minuta ma a dir poco la Francia.

Se c’è chi s’illude che sia una questione di dimensioni della nazione, pensando magari ad una similitudine tra Francia ed Italia, temiamo sia vittima di un’allucinazione politica pura e semplice, in quanto non conta la grandezza ma i contenuti, il radicamento vero presso il popolo, di un qualsiasi movimento antagonista all’attuale sistema, che non dovrebbe limitarsi al mero consenso elettorale, ma coinvolgere le masse e convergere in una visione del mondo totalitaria e non di mera apparenza.

Fare promesse da un palco è facile, molto facile, specie in un periodo come questo, il problema sta nell’andare oltre, incidere nel concreto, ed avere il coraggio di operare in modo realmente radicale, senza timori e senza cedimenti. Ma per far questo il popolo deve essere soggetto attivo, capace di assumersi le proprie responsabilità, e non un semplice oggetto delegante.

 

Gabriele Gruppo

 

 

 

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