Marciare o marcire?

Marciare o marcire?

In conclusione, possiamo ben dire di essere consapevoli della difficoltà nel proporre alla massa del popolo italiano un’alternativa rivoluzionaria e radicale, vista la fase storica, tuttavia ciò deve far prevalere la volontà di continuare la lotta a dispetto di tale condizione, seppur attraverso modalità solo apparentemente più sottotraccia.

L’identitarismo italiano, cui noi riteniamo di far parte e di essere una voce radicale, soffre oggi di un complesso d’impotenza abilmente dissimulato. Le molte anime dell’identitarismo italiano indugiano da anni nel perpetrare iniziative politiche povere di risultati e, molto spesso, al limite della retroguardia.

Il problema, già da noi più volte sottolineato, è rappresentato da un vizio di fondo: la mancanza di autocritica costruttiva nei confronti degli errori commessi, e la conseguente incapacità di una vera elaborazione politica, che funga da base ideologica per militanti, quadri e dirigenti.

Non nascondiamoci dietro a false e fuorvianti scuse; abbiamo perso un decennio abbondante nei litigi tra parrocchiette e campanili interni alla sedicente “area”, la buonafede di molti attivisti è stata sfruttata da personaggi di dubbio calibro per le loro carriere personali, il sistema ha manipolato a suo piacimento l’immagine farsesca del neo fascismo andando così a screditare quello che di buono poteva essere elaborato in ambienti che, purtroppo, sono rimasti inascoltati dai vari ras e ducetti di turno, più interessati a rievocare in malo modo il ventennio, che a comprendere quanto siano mutati i campi e le problematiche politiche dove mettere in atto l’azione e la proposta alternativa.

La nostra posizione, per quanto non possa vantare al suo attivo “grandi numeri”, è e resterà immutata nel cercare prima di tutto di offrire i presupposti per la creazione di una vera scuola politica, capace di costruire le fondamenta per chi intenda partire dall’anno zero dell’identitarismo italiano, scevro dal voler scimmiottare passati più o meno remoti, più o meno idealizzati e che comunque sia consapevole di doversi muovere in un clima che non è ostile, magari lo fosse, ma apatico ed indifferente.

Partiamo quindi da quella che è la realtà che ci circonda, invece di reiterare gli errori che ci hanno condotto alla marginalità, comprendiamo quanto sia più importante, per costruire un’alternativa credibile, consolidare prima l’individuo differenziato, che sia d’esempio al disordine esistenziale imperante, piuttosto che seguire la massa che non anela certo la rivoluzione ma, in modo al quanto conservatore, il ritorno ai “bei tempi” del benessere diffuso e delle certezze fornite dal sistema. Essere antagonisti oggi vuol dire prima di tutto avere quella forza interiore viva e brillante che ha radici ideologiche ed ideali profonde ma il cui sguardo è rivolto al futuro, capace di immergersi nel mondo contemporaneo senza farsi permeare da esso. Da qui alla creazione di un nucleo politico il passo sarà breve, anche se irto di difficoltà.

Tra “marciare” e “marcire”, noi preferiamo continuare a “marciare”, anche se il nostro passo, per ora, sarà silenzioso, esso ci porterà lontano, magari facendoci incontrare chi, con modalità identiche, sta percorrendo lo stesso percorso.

 

Gabriele Gruppo

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