Un’Europa diversa è possibile

Un’Europa diversa è possibile

Ungheria: Orban contro le Ong, incriminate due organizzazioni norvegesi

Budapest come Mosca. Il governo di Viktor Orban dichiara guerra alle organizzazioni non governative presenti in Ungheria. Una procura magiara accusa due Ong – la Demnet e la Fondazione Ökotárs – di attività finanziaria non autorizzata e abuso di fondi. La polizia ha fatto irruzione nelle sede della Fondazione Ökotárs, finanziata dal governo norvegese, trattenendo in stato di fermo, per alcune ore, diversi collaboratori.

Il blitz rappresenta l’ultimo episodio di un giro di vite contro quelle organizzazioni che secondo il governo ultra-conservatore sono legate alla sinistra.

“Riteniamo inutile e sproporzionato l’improvviso blitz delle forze di polizia che ha portato al sequestro di diversi documenti – sostiene Veronika Móra, direttrice della Fondazione Ökotárs – Se avessero fatto richiesta di quei documenti, come è già avvenuto in passato, glieli avremmo forniti”.

Anche Transparency International è tra le Ong nel mirino del governo ungherese. In passato, è stata messa sotto sorveglianza per verificare dei non meglio specificati rischi di corruzione derivanti dalla relazione con le cosiddette “élite politiche ed economiche”.

(segue)

Fonte it.euronews.com

Alla luce dei risultati referendari in Scozia, e dell’attuale situazione che in generale vive l’Unione Europea, con il suo grave deficit d’identità, e un altrettanto grave eccesso di tecnocrazia, restiamo ancora convinti che un’Europa diversa sia, oltre che auspicabile, anche possibile.

Sì, ne siamo convinti, in quanto esistono nel Vecchio Continente delle forze e degli esempi che possono essere utili.

Il nostro sguardo e le riflessioni conseguenti si rivolgono, com’è ormai fatto consolidato, all’Ungheria, terra fortemente nazionalista ed identitaria, che è stata capace di sviluppare un’élite politica in grado di contrastare da sola quei poteri sovranazionali che, attraverso il processo d’integrazione continentale e la cessione di sovranità degli Stati membri, vorrebbero fare del Vecchio Continente una nuova creatura atlantica ed americanomorfa.

L’attacco sferrato dal Primo Ministro ungherese Viktor Orban contro le ONG, ultimo di una lunga serie di provvedimenti restrittivi contro questi agenti di destabilizzazione politica, mascherati da filosofie umanitariste e democratiche, rappresenta la conferma di quanto la classe dirigente al potere in questa nazione sia attenta a smascherare e sradicare ogni ingerenze esterna, che sia essa politica o economica.

Il partito di Orban, il FIDEZ, resta ampiamente in sella, e nulla sembra sradicare il consenso popolare alla sua linea di condotta. Così come l’altro partito identitario ungherese, lo Jobbik, mantiene immutato il suo ruolo di sentinella della patria, da ogni eventuale (o indotto) cedimento governativo.

Ciclicamente l’Ungheria viene data per morta. Da Bruxelles e Strasburgo gli occhiuti araldi della democrazia cercano di continuo pagliuzze nel granaio di Budapest, mentre dovrebbero pensare alle travi che rischiano di far deragliare il treno europeo. L’economia ungherese, spesso posta sotto attacco dalla finanza apolide, gode buona salute (VEDI), grazie ad una politica che compie scelte dettate dall’interesse nazionale e non eterodirette dalla BCE o dal FMI.

Secondo noi l’esempio proveniente dalla nazione magiara potrebbe essere validissimo, se applicato seguendo le differenziazioni presenti nelle singole realtà europee. Così come sarebbe possibile anche una diversa concezione dell’unità continentale e del processo d’integrazione.

Sicuramente per realtà più articolate come per i grandi Stati/nazione dell’Europa occidentale, servirebbe una proposta politica maggiormente complessa, ma comunque non irrealizzabile o velleitaria, basata su di un nuovo rapporto tra centralità e territorialità, che bilanci le istanze locali con quelle nazionali, e ridia lustro e concretezza ai principi identitari, poco importa con quali “strumenti istituzionali” innescare questo processo, la discriminante sarebbe con “quali uomini”.

In molti vedono nell’ascesa del Front National francese un punto di riferimento. Fenomeno che non da oggi ha per noi numerosi punti oscuri, in particolare relativi alle fondamenta ideologiche che muovono la carismatica Marine Le Pen.

Il problema, quindi, relativo alla nascita di una reale alternativa identitaria europea, all’interno dei singoli Stati/nazione, resta legato alle modalità con cui tali processi di formazione debbano svilupparsi. E senza una visione del mondo antitetica al sistema/modello vigente, non si potranno aprire delle vere prospettive, ma solamente dei fuochi fatui, che andranno ad esaurirsi in uno sterile populismo transitorio.

Gabriele Gruppo

 

 

 

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