Governo Renzi: presto “vuoto a perdere”

Governo Renzi: presto “vuoto a perdere”

In questi ultimi mesi molto ha fatto il Governo guidato dall’istrionico Matteo Renzi, per catalizzare l’attenzione mediatica, ed il relativo eventuale consenso, verso le sue iniziative. Sia in ambito di politica interna, sia nel più ampio quadro europeo, questo esecutivo ha speso molte energie per piacere ad un’Italia declinante e sofferente, le cui problematiche restano perennemente al palo, mentre molto in si discute di “riforme”, la maggior parte delle quali totalmente ininfluenti per quella che dovrebbe essere una strategia di rilancio economico e sociale, giunti come siamo ormai al settimo anno di crisi, o addirittura in linea con i dettami imposti dalla Troika (UE/BCE/FMI) dopo che la nostra nazione, nel 2012, ha di fatto perso la propria sovranità nazionale, ed è stata posta in una condizione di eterodirezione politica, così come per gli altri Stati europei posti nel novero dei PIIGS e che, forse ad esclusione dell’Irlanda, sono tuttora in una condizione di sudditanza perenne, e di perenne criticità.

Da un interessante articolo, tratto dal blog “Fronte di Liberazione dai banchieri” (VEDI), il cui titolo dice tutto: “Lerner, dopo Renzi arriverà Draghi, il podestà della Troika”. Si evince che se mediaticamente il parolaio fiorentino appare ancora in auge presso la maggioranza degli italiani, così come risulta da quest’altro articolo di pochi giorni fa del sito di Wall Street Italia (VEDI), in realtà in altri ambiti, si comincia già a pensare ad una paradossale rottamazione del rottamatore, e per giunta in tempi nemmeno troppo lunghi.

L’ipotetico successore indicato da questi rumors, quindi, sarebbe con sempre maggior insistenza l’attuale Presidente BCE Mario Draghi; il cui compito sarebbe o di guidare un nuovo esecutivo tecnico, oppure condizionare Renzi e la sua maldestra armata di ministri dall’alto del Quirinale.

Infondo la democrazia rappresentativa in Italia è praticamente morta di pari passo con la sua sovranità nazionale, lo sanno ormai anche i muri che nessuno in ambito europeo vuol vedere un nuovo governo italico, uscito magari dalle urne, che potrebbe non piacere ai mercati finanziari, o che non eseguisse i vari diktat provenienti da Bruxelles o da Francoforte sulla gestione del nostro debito pubblico, o sul percorso a tappe forzate per farci diventare una sorta di azienda privatizzata con 60 milioni di potenziali braccia a basso costo.

L’Italia, per via della sua mole, non può essere fatta fallire, ma nemmeno potrà restare in eterno una mina vagante per l’area euro, vista anche la non facile situazione dell’economia continentale.

L’ipotesi Draghi sarebbe quindi quella più confacente alle attuali necessità dei poteri forti finanziari ed europei, a discapito del bene comune nazionale che, ancora una volta, sarebbe sacrificato dalla nostra classe dirigente per trenta denari.

“Democrazia”, “consenso popolare”, o altre corbellerie simili, che tanto piacciono ai retori della nostra carta costituzionale, rappresentano un bel soprammobile che, all’occorrenza, può essere benissimo messo da parte per degli interessi superiori.

E colui che oggi pensa di essere l’uomo inviato dalla Provvidenza per salvare l’Italia, potrebbe presto finire con il fondoschiena in Arno.

Gabriele Gruppo

 

 

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