Focus Turchia: sempre e solo Erdogan (ultima parte)

Focus Turchia: sempre e solo Erdogan (ultima parte)

Proprio negli ultimi anni il pressing di certi poteri s’è palesato contro la Turchia di Erdogan in modo a tratti palese, e a tratti sottotraccia. Tra frange dell’esercito golpiste, e manifestanti dichiaratamente prezzolati dalle stesse ONG che muovevano i fili della Primavera Araba, Erdogan ha dovuto muoversi in un campo minato. Il tentativo dichiarato, di chi vuole mandare in soffitta l’esperimento politico turco dell’ultimo decennio, è comunque sempre quello di ridimensionare le spinte di Ankara nel volersi conquistare un ruolo più importante, indipendente ed attivo, nell’area del Grande Medio Oriente, nascondendo le proprie mire dietro alle nenie sull’autoritarismo di Erdogan.

L’ultima vittoria elettorale di Erdogan, invece, serve non soltanto per la riconferma di una legittimazione popolare autentica alla leadership turca in auge, ma è anche un segnale chiaro in ambito geopolitico.

Una Turchia stabile, dotata di una guida forte ed indipendente, che possa dar man forte all’Iran nella lotta contro l’ISIS in Iraq e Siria, è preferibile ad una Turchia succube dell’Occidente, laicista sì, ma incerta. Gli Stati Uniti ed Israele, invece, avrebbero preferito che ad Ankara ci fosse una sorta di Al Maliki turco, da poter gestire a proprio piacimento, e defenestrare all’occorrenza.

La Turchia oggi si trova ad un bivio. La guerra interna all’Islam, tra Iran ed Arabia Saudita, che coinvolge aspetti religiosi, economici e strategici, può fornire alla Turchia il punto di partenza per consolidare il lavoro fatto attraverso il suo esperimento di un Islam politico/nazionalista, capace di avere fondamenta identitarie, molto più simili a quelle dell’Iran sciita che dell’Arabia Saudita, pragmatico poi sia da un punto di vista economico che sociale, fattore questo che ha reso oggi la turchia, l’unica nazione del Mediterraneo a non aver risentito troppo della crisi economica della regione, cosa che non si può dire, ad esempio, del “normalizzato” Egitto (VEDI), o anche della periferia meridionale dell’area euro, Italia inclusa.

Chi dunque nutre delle perplessità sulla condotta politica ed ideologica del Presidente Erdogan, dovrebbe quindi offrire al popolo turco una reale alternativa, capace di far raggiungere alla Turchia gli stessi risultati, in modo diverso da quel che è stato fatto dall’attuale élite al potere. Fino ad oggi però, non abbiamo visto molto, tranne della retorica e molti giudizi superficiali.

In attesa di essere smentiti, continueremo ad osservare con favore l’evoluzione politica di Recep Tayyip Erdogan. Ritenendo che, dopo Kemal Ataturk, sia stato lui l’unico ad offrire alla Turchia una reale svolta positiva alla propria storia.

Gabriele Gruppo

 

 

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