Piemonte: il declino silenzioso

Piemonte: il declino silenzioso

Bertone Stile addio, a rischio il futuro di oltre 100 lavoratori

Torino- Bertone Stile addio. La famosa casa automobilistica di Nuccio Bertone è ormai fallita, manca solo la parola definitiva del giudice, in procinto di arrivare.

Fallito anche l’ultimo tentativo messo a punto dall’azienda per accedere ad un concordato preventivo, tentato durante l’ultima udienza in tribunale. Niente da fare, la casa di design, entrata in crisi nel 2006 e gestita ora da Lilli Bertone, vedova Nuccio, chiuderà i battenti davvero.

Dopo attimi di crisi e di ripresa, per l’azienda di Grugliasco, dal 2012, non era più stato possibile riprendersi. Ma Lilli Bertone e Marco Filippa, ormai ex amministratore delegato, non si danno per vinti e vogliono riprendere l’impresa e rimetterla in sesto.

Tutto dipenderà dal curatore fallimentare che, osservato lo stato di salute dei bilanci aziendali, potrà vagliare eventuali offerte. Anche perchè ad essere fallita è solo la Bertone Stile e la Bertone “R&D”, ovvero solo le società che si occupano di disegnare le automobili.

A rischio c’è il futuro di oltre cento lavoratori, tra designer e progettisti, la cui cassa integrazione potrà essere chiesta dal curatore solo in presenza di offerte d’acquisto serie e concrete.

Fonte www.torinotoday.it

Sarà l’essere piemontese, che ci porta ad avere in certi casi occhi di riguardo per ciò che avviene nella nostra regione, e sarà anche perché il Piemonte è e resta per noi l’archetipo del declino italiano.

Per questo ci è sembrata d’interesse la notizia che abbiamo riportato oggi.

L’industria automobilistica, oltre tutto, era il simbolo economico del Piemonte, ed in generale tutto quel mondo che gravitava intorno ai distretti manifatturieri che, proprio in Piemonte, avevano delle radici storiche più profonde rispetto a quasi tutto il resto d’Italia.

Per ciò la lenta agonia di questa regione dovrebbe non essere una semplice pagina di cronaca locale, ma assurgere ad esempio, in negativo, di quel che sta avvenendo in tutta la nazione.

Curioso poi; mentre oggi si chiude la parabola della Bertone, con tutti gli strascichi del caso, tra un mese si celebrerà al Lingotto, poco distante da Grugliasco, l’ultima assemblea degli azionisti FIAT in terra italiana. Anche la storia di un’economia è fatta di simboli, così come la storia dei popoli, e tale strana serie di avvenimenti uno in fila all’altro, ci offre il quadro esatto della situazione: il Piemonte muore in silenzio e l’Italia lo segue a ruota.

Le aziende se ne vanno, gli stabilimenti chiudono, forse per sempre, o forse per riaprire in qualche nuova landa esotica, restano gli uomini e le donne di una regione, e di una nazione, che non sembra aver più futuro. Terra di nuova disoccupazione, di nuove criticità sociali e di emigrazione da terzo millennio.

Stridono come carta vetrata su di un pezzo di ferro le stupidaggini di chi, nelle alte sfere di questa Italia, ancora parla di “prospettive”, di “fiducia”, di “speranza” e di quella fantomatica “uscita dal tunnel”, che con troppa enfasi viene descritta come cosa imminente.

Qui di imminente c’è solamente qualche nuovo capitolo del declino che sta colpendo una nazione, ed un popolo, che non s’è accorto del furto ai suoi danni, perpetrato da quelli che comunque restano protetti all’ombra di un sistema che, non si sa fino a quando, avrà ancora bisogno di servili camerieri e cicisbei.

Quante altre notizie come questa dovremo commentare nei prossimi mesi?

Temiamo di saper già la risposta.

Gabriele Gruppo

 

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