Italia terra di autolesionismo estremo

Italia terra di autolesionismo estremo

“La nave è ormai in preda al cuoco di bordo e ciò che trasmette al microfono del comandante non è più la rotta, ma ciò che mangeremo domani”.

Così ieri sera, dopo i primi dati usciti certi dalle urne, un sardonico Marco Travaglio sintetizzava il risultato elettorale, utilizzando una massima di Kierkegaard.

Essa ci è rimasta impressa nella mente per tutta la notte, in quanto non potevamo che condividerne il significato chiaro. Sì, l’Italia è una barca alla deriva verso gli scogli, e i passeggeri che ci stanno sopra, forse non ancora del tutto consapevoli del disastro imminente, preferiscono sapere cosa potrà renderli lieti nel breve/termine, invece di agire contro il pericolo.

“Tranquilli cari ospiti, qui è tutto sotto controllo. Continuate pure ad essere serviti ai tavoli e state tranquilli”.

Questi, a quanto pare, furono i primi messaggi che sulla Costa Concordia il capitano Schettino fece diramare dagli altoparlanti di bordo.

Poi… la tragedia, in tutta la sua drammatica realtà, solida come una scogliera.

Pur compiaciuti dal risultato dell’astensionismo, con un buon 40% di aventi diritto che hanno disertato i ludi cartacei, segno evidente che comincia ad essere chiaro a molti quanto inutili siano certi “esercizi” di democrazia, siamo rimasti senza parole da quella che è, nei fatti, una vera e propria prova di autolesionismo degli italiani. Poco ci interessano le dissertazioni su quanto Renzi (Renzi, non il PD) abbia catalizzato il voto del popolo dei “moderati” italici che, evidentemente, si lamenta e si duole per il proprio destino, ma poi, come un esercito di morti-viventi, si palesa all’improvviso nel segreto dell’urna per confermare la fiducia al “meno peggio”. Il PD, o centro-sinistra che dir si voglia, non è che una costola del sistema che è stata capace di presentarsi bene, in modo rassicurante, ad un popolo formato da pecorelle timorose di abbandonare il proprio prato che, per quanto sempre più esiguo e magro, rappresenta ancora una certezza del giorno dopo.

Per questo la nave è in balia del cuoco, perché per chi si trova su questa enorme Costa Concordia è più importante se domani ci saranno nel piatto delle briciole ben condite, oppure qualche ciuffetto d’insalata in più (i famigerati 80 euro!). Non c’è che dire, Berlusconi ha trovato il su degno erede; giovanile, simpaticamente toscano, e che rassicura gli intestini di una nazione priva di una chiara visione del mondo, e dell’epoca in cui ci troviamo.

In Europa è andata diversamente: la Gran Bretagna vede avanzare come schiacciasassi Nigel Farage e i suoi indipendentisti anti-euro, Marine Le Pen, che continua a non convincerci, ha ipotecato l’Eliseo e il Front National è il primo partito di Francia, in Spagna e in Grecia i partiti di governo faticano a contenere nazionalisti e neo comunisti, in Ungheria lo Jobbik si posiziona al secondo posto dietro alla compagine del primo Ministro Orban, che certo non brilla per moderazione quando si parla di Strasburgo o di Bruxelles e di sovranità nazionale. Solamente in Germania la linea politica del Cancelliere Merkel non sembra intaccata, se non per i due exploit all’estrema destra, ma la cosa era scontata.

Tutte storie diverse tra loro, comunque, da non sovrapporre o incorporare in una sorta di calderone.

L’Italia, invece, resta un’anomalia paradossale; in cui un partito compromesso con lo status quo vigente in Europa viene premiato, per il solo fatto di essersi rifatto la verginità in Arno. Certo, il Movimento 5 Stalle ha dato una grossa mano nella realizzazione di questo successo, con le sue proposte che turbavano il sonno degli italiani “per bene”, i quali hanno riconsegnato legittimità ad una classe politica mediocre.

Per quanto ci riguarda, come cantava Califano: “Tutto il resto è noia!”.

Il panorama che si delinea dopo la tenzone tra il Savonarola ligure e il burattino toscano sembra un cimitero, giusto vivacizzato dalla resurrezione della Lega, che conta in prospettiva comunque poco o nulla. Tuttavia, è inutile per certi assertori del rinnovamento attraverso il voto, autoconvincersi che sia in atto una sorta di risveglio delle coscienze. Certi risultati anoressici dovrebbero solamente far vergogna sia all’estrema destra sia all’estrema sinistra, se paragonati a quel che è avvenuto nel resto d’Europa, e dovrebbero magari spingere una buona volta i gruppi identitari a riflettere sulla loro inconsistenza.

Tra astensionismo e voto di protesta, pronosticati alla vigilia delle elezioni, l’Italia sembrava essere destinata ad un caos politico imminente, in una condizione che per molti aspetti avrebbe provocato un vero terremoto, e poteva essere l’occasione buona per creare una proposta anti-sistema degna di questo nome. Invece, dobbiamo ammettere di aver sopravvalutato i nostri connazionali e sottovalutato quella loro voglia di farsi abbindolare dal teleimbonitore di turno, che ne caratterizza ormai le scelte.

Siamo in una nazione malata di moderatismo, che grida e s’indigna ma resta ferma, vuole che cambino le cose, ma ha paura di sporcarsi le mani o faticare troppo per cambiarle, e si affida a chi rassicura i passeggeri sul menù del giorno, invece di intervenire per evitare di affondare con tutta la nave.

Queste elezioni ci confermano quanto velleitario sia, pensare che in Italia si possano creare crepe dall’interno di questo sistema o batterlo con le sue armi.

L’Italia deve patire una vera ordalia, spogliata delle sue mediocri sicurezze, merita di andare a fondo con il sistema che tanto la rassicura nei momenti difficili. Renzi ha detto che ha vinto la “speranza” sulla “paura”, e che il suo governicchio durerà fino al 2018.

Noi auspichiamo che dalla “speranza” si passi alla “disperazione”… fosse mai che solo questo serva a molti italiani per ritrovare la dignità.

Gabriele Gruppo

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