Focus astensionismo: l’anziano, l’urlatore e il burattino

Focus astensionismo: l’anziano, l’urlatore e il burattino

Dopo aver dedicato qualche giorno, e una certa soddisfazione in più, alle elezioni degli altri, torniamo a quello che emerge dalla campagna elettorale in Italia.

L’ultima settimana vede i toni della propaganda alzarsi di parecchi punti. Volano stracci, si parla poco/nulla di Europa, nonostante queste siano le elezioni per il rinnovo del parlamento di Strasburgo, e si fanno calcoli su quanto inciderà il risultato ad urne chiuse sulla politica domestica. Le domande più frequenti che troviamo sui media sono:

“Reggerà il Governo Renzi ad un’eventuale batosta del PD?”.

“Berlusconi riuscirà a resuscitare i consensi perduti?”.

“Grillo è più come Stalin o come Hitler?”.

Dilemmi epocali, che certamente rappresentano il livello di consapevolezza che nutre l’italica classe politica verso i problemi di cui soffre la nostra nazione malandata, o l’approccio a tematiche di natura continentale; come il futuro assetto e potere del parlamento UE.

Ma ci siamo abituati, non ci stupisce più questo modus operandi degli alfieri democratici nostrani. Infondo, siamo passati dal confronto tra berlusconismo/anti-berlusconismo, ad una competizione a tre su chi le spara più grosse.

Il pericolo per questi soggetti deriva dall’incubo astensionismo, che potrebbe innanzitutto far perdere di legittimità questo sistema che, cosa importante da non scordare mai, si nutre dell’idea di governare “in nome del popolo sovrano”. Seconda cosa; l’astensionismo potrebbe far emergere quella spaccatura (che già esiste) proprio tra il “popolo sovrano” e la classe politica impernate.

Pur restando fedeli da anni alla nostra linea d’invito a disertare le urne, e scegliere modalità politiche veramente anti-sistema, non ci facciamo illusioni sulle percentuali che Domenica verranno fuori circa la partecipazione ai ludi cartacei. L’italiano, seppur indeciso ed incazzato con chi pretende di rappresentarlo, alla fine deciderà o il meno peggio, o chi si candida ad incarnare la sua rabbia. E’ successo in molte altre tornate elettorali degli ultimi dieci anni, dove alla vigilia dell’apertura dei seggi sembrava spirare voglia di fronda, invece, ad urne chiuse, appariva da subito chiaro come l’italiano avesse comunque “adempiuto al suo dovere civico” nel conferire legittimità alla democrazia rappresentativa.

Lo scontro a tre, e non più il solo semplice duopolio, ha vivacizzato gli animi, poco importano i programmi dell’uno o dell’altro, l’importante sembra essere negli ultimi giorni quel clima di scontro all’ultimo sangue che piace molto, che crea aspettative, e mobilita.

Renzi contro Berlusconi, Berlusconi contro Grillo, Grillo contro tutti… ecco quello che, in sintesi, ci stanno propinando in quello spettacolo che è diventata la politica italiana. Gli altri sono solo comparse; qualcheduno ha forse dato peso alla sinistra radicale? O ai verdi? O ai neo-liberisti? O a qualche fratellino d’Italia?

Ne dubitiamo, anche perché in soldoni queste comparse avranno la stessa importanza di quei caratteristi che popolavano la vecchia commedia all’italiana del tempo che fu. Fanno numero e colore, magari gli viene offerta una battuta ma poco altro, perché i veri protagonisti della farsa sono i tre che si contendono gran parte della scena. Ognuno di questi tre con il proprio ruolo specifico, e l’elettorato di riferimento conseguente.

Gianroberto Casaleggio, l’eminenza grigia di Grillo, uomo da ascoltare con attenzione, afferma ormai da tempo che il modello di democrazia rappresentativa è obsoleto, e la sua utilità va scemando in modo sempre più evidente. Analisi che, in un’altra visione del mondo, condividiamo in pieno anche noi. Tuttavia temiamo quel che può sorgere da ciò che lui, e quelli come lui, auspicano per il futuro prossimo del fare politica. In quanto crediamo ancora nell’importanza della partecipazione militante, gerarchica, e nei radicamenti territoriali delle idee. Mentre la “democrazia” via internet ci appare come quelle allucinazioni livellatorie da rivoluzionari giacobini, per cui bastava cambiare il nome ai mesi, o proclamare per decreto l’avvento di una nuova era della ragione, attraverso il sapiente utilizzo della ghigliottina e della carota.

La farsa a tre, quindi, potrebbe esser solamente l’anticamera di una tragedia già annunciata.

Gabriele Gruppo

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