Il “cinghialone” non incanta più?

Il “cinghialone” non incanta più?

Mercati bocciano Marchionne, titolo Fiat crolla -8%

Insieme a John Elkann l’AD di FCA ha sfoderato grande ottimismo. Ma gli investitori e la borsa lo bocciano sonoramente.

Sergio Marchionne bocciato dai mercati, insieme al suo piano da 55 miliardi per Fiat-Chrysler.

Capitombolo sul Ftse Mib per il titolo Fiat, che cede quasi -8% a quota 7,815 euro all’indomani dell’ottimismo manifestato dalla coppia Marchionne-John Elkan sul futuro del Lingotto. Il titolo non è riuscito inizialmente a fare prezzo per imboccare poi subito la via dei ribassi.

Da segnalare che nell’ultimo mese le quotazioni hanno ceduto oltre -10%; negli ultimi sei mesi, la performance è stata di un rialzo superiore +37%, mentre in un anno oltre +69%.

Forti gli scambi sul titolo: scambiate 43 milioni di azioni (contro una media quotidiana recente di 16 milioni di scambi), pari al 3,4% del capitale.

Fonte www.wallstreetitalia.com

All’indomani dell’annuncio in pompa magna della fusione totale tra il marchio automobilistico (ex) italiano FIAT, e il gruppo statunitense Chrysler, ecco arrivare la doccia fredda degli investitori finanziari che bocciano, non soltanto sul patrio suolo, il titolo della casa (ex) torinese.

Nonostante il “cinghialone” abbia scelto la sede di Chrysler per leccare il podice agli USA, nemmeno Wall Street sembra nutrire molta considerazione per l’ottimismo fin troppo plateale della coppia Marchionne/Elkan sui destini di questo progetto, ambizioso senza dubbio, ma che nasce con il peccato originale dei tanti dubbi sulla tenuta di questo matrimonio, consumato a Detroit e partorito all’ombra della famiglia Agnelli, o di quel che ne resta.

Il nuovo “colosso” dell’automotive globalizzato, denominato Fiat Chrysler Automobiles (FCA), reca in grembo qualche cosa come 30 miliardi di dollari di debiti, rispetto ad un fatturato che soffre dell’ormai conclamata crisi del settore, dovuta alla contrazione dei consumi in tutto l’Occidente.

Ma lo scaltro Marchionne rassicura come sempre tutti. Dal suo discorso sembra trapelare tra le righe una profezia taumaturgica: “Vedrete! Conquisteremo i mercati emergenti!”.

Solita solfa; il miraggio di una terra della cuccagna, dove si potranno conquistare porzioni sempre maggiori di automobilisti, desiderosi di provare (a suo dire) l’affidabilità americana, unita al gusto italiano per il bello.

I media italiani, accorsi come sempre fiduciosi e scodinzolanti verso il carismatico suino, hanno subito posto l’accento sul fatto che il marchio Alfa Romeo sarà integralmente prodotto nella nostra penisola. Sì, grazie, ma il resto della produzione FIAT?

Mistero, anzi, certezza, visto e considerato il lento (ma implacabile) processo di delocalizzazione della produzione FIAT in Italia, verso lande più ospitali. Vedrete quindi, che dopo l’iniziale ottimismo, e con le prime batoste, l’Amministratore Delegato di FCA comincerà ad incolpare l’italico operaio di non essere competitivo, con conseguente giro di vite su quel che resta del comparto automobilistico nazionale; leggasi “licenziamenti” e chiusura di stabilimenti.

Il solito Marchionne quindi, che resterà in sella fino al 2018. Gli auguriamo di trovare nel suo tanto amato mercato quel macellaio che lo farà a fette.

Gabriele Gruppo                                       

 

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