Giovanna (D’Arco) Le Pen e l’appello anti-euro

Giovanna (D’Arco) Le Pen e l’appello anti-euro

“Viva la Francia!” (forse)

“Viva il Front National!” (forse)

Dopo la vittoria alle amministrative (annunciata da mesi) del partito francese di destra, estrema o ultra… fate voi, guidato dall’accattivante Marine Le Pen, il panorama italiano di una certa area in cerca di se stessa è tutto un fermento. C’è chi vorrebbe buttarsi tra le braccia della nuova pulzella d’oltralpe, chi tra le righe vorrebbe aver raggiunto, dopo tanti anni di anoressici risultati, il successo elettorale del Front National, ma per pudore o faccia di bronzo preferisce glissare, e chi invece ricorda (come noi ad esempio) quanto il personaggio abbia a dir poco dei chiari/scuri ideologici, e quanto certi fenomeni spesso siano tanto facili a gonfiarsi, quanto facili a sgonfiarsi. Cosa che la Le Pen dovrebbe ben conoscere, visto che il suo partito fu quasi fagocitato elettoralmente qualche anno fa dall’UMP di un Nicolas Sarkozy, nella sua fase di ascesa.

Le elezioni europee sono vicinissime, la campagna elettorale sembra già polarizzata tra chi sostiene l’UE e l’euro, con dei distinguo di lana caprina ovviamente, ed un non ancora ben definito “fronte” anti-euro, che ha ricevuto talmente tanto fiato dal risultato del Front National da ridare ossigeno pure alla logora propaganda della Lega Nord, il cui borgomastro Matteo Salvini, è tra il novero di coloro che vorrebbero reggere lo scudo della Giovanna D’Arco di Francia. Strano, per un movimento/partito come la Lega, da sempre schierato contro i principi dello Stato/nazione e del nazionalismo unitario, aderire all’appello di un raggruppamento politico che fa proprio del culto de la nation indivisible il perno della propria esistenza.

Matteo Salvini a parte, ci ha proprio incuriosito l’appello europeo della Le Pen.

Il Vecchio Continente trabocca d’identitarismi più o meno nuovi, frutto sia del paradosso politico ed economico prodotto dal processo d’integrazione europea, sia della crisi economica che sta flagellando la struttura sociale di quasi tutti i popoli europei. L’antagonismo di “destra” sta trovando moltissime sfaccettature per palesarsi, alcune di esse incompatibili tra loro.

Qualche dotto politologo nostrano però, dovrebbe spiegarci come possano trovare un fronte programmatico comune i secessionisti catalani e scozzesi, che certo si presenteranno alle europee di Maggio, con i partiti ostili alla moneta unica che mietono consensi nelle nazioni nordiche. Oppure, quale fil rouge possa unire i nazionalisti ungheresi, balcanici e greci, tutti apertamente anti-sionisti, proprio con il Front National, la cui empatia verso Israele è cosa documentata.

Insomma, c’è chi sogna già una “marea nera” nel parlamentone di Bruxelles, ma proprio per il suo essere elemento liquido, tale “marea” rischia di perdersi dopo il primo impatto in decine di rivoli e fiumiciattoli, che poco potranno incidere sui veri organi di potere dell’UE.

A nostro avviso le elezioni saranno sempre tutte uguali tra loro, se continuano a persistere queste condizioni, in cui lo status quo ha ancora molti punti di forza e una compattezza pari alla sua capacità di assorbire qualsiasi opposizione che voglia istituzzionalizzarsi. La frammentazione tra alternative nazionaliste e regionaliste, fenomeni incompatibili tra loro, potrà portare giusto un po’ di colore e vivacità nelle grigie giornate dell’assise legislativa europea e poco altro.

Per il momento, con sommo gaudio, la “rivoluzione” dei popoli sembra aver trovato una madrina.

Auguri a chi ci crede…

Gabriele Gruppo

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