Venezuela: il chavismo mostra stanchezza?

Venezuela: il chavismo mostra stanchezza?

 

Ad un anno esatto dal suo insediamento, il Presidente venezuelano Nicolás Maduro sembra essere in grande difficoltà, ed il chavismo, quel mix di nazionalismo terzomondista e socialismo, evidentemente non gode di buona salute.

Era cosa nota fin dai suoi esordi che l’erede del carismatico Hugo Chávez avrebbe trovato una strada tutta in salita. L’ormai defunto Chávez aveva garantito, con i suoi ultimi sforzi, una stabilizzazione del consenso popolare per il suo successore che, comunque, nelle presidenziali del 2013 era riuscito a staccare il rivale Capriles di un soffio appena.

L’insicurezza di quel risultato elettorale, e l’esaurimento fisiologico del lascito di Chàvez, non corroborato da sostanziali iniziative del neo presidente, possono giustamente essere considerate il perno su cui ruotano tutte le proteste che stanno investendo il Venezuela dall’inizio del 2014. Cui si aggiunge la storica propensione di questa nazione a vivere fasi di scontro politico ad altissima tensione.

In quest’ultimo mese il Venezuela ha visto innescarsi una spirale di proteste e di violenze di piazza, che non hanno avuto l’onore delle prime pagine solamente per via della preponderante crisi in Ucraina. Tuttavia la situazione è da considerarsi egualmente importante, per via del ruolo che il Venezuela ricopre nell’ambito del Cono Sud, così come il suo essere una nazione esportatrice di petrolio, cosa di certo non secondaria.

Esistono pareri discordanti, circa questa difficoltà del chavismo di elaborare il lutto, e di trovare nuove strategie per il proprio futuro.

La tanto perseguita “rivoluzione bolivariana”, che aveva nei proventi derivati dall’export petrolifero la sua linfa vitale, stenta ormai palesemente a concretizzare quelle promesse di prosperità ed eguaglianza, che tanto stavano a cuore a Chàvez, ed avevano contribuito ad alimentare un sogno durato quindici anni, ma che non appare più così affascinante per una cospicua fetta del popolo venezuelano.

I molti esegeti della terza via social/indigenista, dentro e fuori l’America latina, puntano il dito contro il “grande Satana” a stelle e strisce, mentre un monotono Maduro grida al complotto “fascio/statunitense”, per spiegare come mai tante gente scende in strada, eterodiretta dai poteri forti. Il nemico giurato del chavismo resta la borghesia arroccata in quartieri e città “bene”, rea di essere da sempre ostile alle riforme intraprese durante i quindici anni di regno del focoso erede di Simon Bolivar, ed anche in questa crisi politica ai suoi esordi, sentiamo spesso parlare di CIA e di ambienti dell’opposizione venezuelana che puntano a creare le condizioni per un colpo di Stato.

Ciò non toglie che di problemi intrinsechi e di modello il Venezuela ne ha molti, e non sarà certo con la retorica o con la repressione che potranno essere risolti. La famosa terza via anti-capitalista, che doveva creare un blocco politico compatto in tutto il continente, è ormai da ritenersi fallita in tutto e per tutto. I suoi esponenti principali sono scomparsi politicamente, come Lugo in Paraguay, oppure si avviano ad un mesto declino, come il Presidente della Bolivia Morales, o cambiano addirittura pelle, ed archiviano i toni da crociata ideologica per assumere quelli del pragmatismo, così come sta facendo il Presidente Correa in Ecuador.

Resta quindi da vedere come si muoverà Maduro, se capirà che serve ormai un deciso cambio di passo, oppure preferirà l’immobilismo sempre più totale.

Gabriele Gruppo

 

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