S’incendia la frontiera d’Europa

S’incendia la frontiera d’Europa

Guardiamo la cartina d’Europa; dal Mediterraneo ai Balcani, dal Medio Oriente all’Ucraina. Ci siamo accorti che un anello di fuoco sta circondando il Vecchio Continente?

 

Non in molti. L’Informazione italica ha “scoperto” di recente la crisi politico/culturale in Ucraina, forse perché sono giunti degli ordini di scuderia dall’alto, e una velina in mutande deve aver consegnato ai tanti Ezio Greggio che guidano testate di giornali e telegiornali l’identica versione da raccontare: manifestanti “buoni”, forze dell’ordine descritte come dei barbari unni, la solita sgallettata che si fa impallinare da una pallottola non meglio targata… Solita velina, nemmeno più originale per giunta.

 

Ovviamente non una parola su quel che è accaduto pochi giorni fa a Sarajevo, e in tutta la Bosnia-Erzegovina, quella “buona” abitata da croati e musulmani, in cui liberismo e privatizzazioni, tanto care a questa Europa, hanno acceso la miccia non per nuovi scontri etnici, ma per rivolte sociali che hanno fatto saltare le teste di numerosi politici locali, rei di non aver mosso un dito per evitare che nuovi disoccupati fossero creati in momento come questo, non proprio florido. Tuttavia la tensione resta alta.

Ovviamente non una parola sul fatto che la parte “cattiva” della Bosnia, quella serba, abbia solidarizzato con i dimostranti, o che la Repubblica Serba di Bosnia (Republika Srpskaia) sia messa economicamente un po’ meglio dei vicini “buoni”.

 

Se riprendiamo la cartina d’Europa, volgendo verso Sud, troviamo il bacino del Mediterraneo, il Maghreb e il Medio Oriente, e qui possiamo sbizzarrirci trovando la crisi economico/finanziaria della Grecia, della Spagna e del Portogallo, ben due guerre civili, Siria e Libia, l’instabilità dell’Egitto, non che la Turchia, dove il modello Erdogan sta mostrando delle difficoltà di tenuta crescenti.

 

L’UE ha le sue bombe ad orologeria interne, i PIIGS, pronte ad esplodere, appena si scatenerà una nuova ondata di attacchi speculativi o, peggio ancora, esse saranno le prime vittime della valanga che sta per travolgere l’Occidente, causata dalla mai risolta questione del 2007.

Ad Atene, Lisbona o Madrid, potremmo presto assistere alle stesse scene che oggi, invece, arrivano da Kiev. Siamo certi però che, in quel frangente, gli ordini di scuderia che giungeranno ai media nostrani saranno di minimizzare, di smorzare i toni, e chissà, magari di dipingere i dimostranti come violenti anti-democratici. Cosa che non ci stupirebbe affatto, ed è già accaduta in un recente passato.

 

C’è poca visuale d’insieme nel trattare quel che sta accadendo lungo le frontiere d’Europa, e anche nella sua periferia. Il Vecchio Continente è un fronte avanzato di una molteplicità di crisi diverse, ma tutte sostanzialmente collegate, che potrebbero esacerbarsi ancora di più, e rappresentare l’inizio di una fase storica incandescente, d’instabilità cronica sfociante in un conflitto articolato lungo tutto il crinale Est/Sud cui simo prossimi anche noi italiani, e che rappresenta la fine della grande illusione di un’Europa elettasi faro trainante dell’Occidente per il Medio Oriente, il Nord Africa e tutta l’area “ex sovietica”.

Dalle guerre per procura in Siria e Libia, alla destabilizzazione dell’Ucraina, passare ad un collasso generalizzato ci vuol poco, vista anche la precarietà intrinseca all’Unione Europea, e ai problemi di stabilità dell’area euro.

Quindi, l’anello di fuoco che ci circonda, potrebbe presto stringersi in modo estremo, ed ogni sussulto che avviene alle frontiere d’Europa potrebbe essere la scintilla determinante.

 

Gabriele Gruppo

 

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