La rivoluzione non arriva per Natale

La rivoluzione non arriva per Natale

 

Questo nostro articolo ci varrà numerose critiche, ne siamo consapevoli, e siamo pronti a ricevere commenti del tipo: “Tu dov’eri?”, “Tu che hai fatto per…”, ecc.

Oppure sentirci dire che siamo dei “rivoluzionari da tastiera”, dei “duri&puri da PC”, ed altre amenità di repertorio.

Come detto, ne siamo consapevoli. Tuttavia non ci interessa molto lisciare il pelo delle persone, al fine di ottenere un facile consenso, quanto affermare la verità, anche se scomoda ed indigesta.

 

Giusto una settimana fa commentammo gli sviluppi della protesta scoppiata in varie parti d’Italia, e posta sotto l’egida del movimento dei forconi. Prendendo spunto da quel che stava accadendo a Torino, la città forse più interessata da manifestazioni e cortei, avevamo cercato di capire se c’era realmente del buono in quel che stava accadendo, ed avanzammo sia qualche briciola di speranza, sia una più concreta prudenza.

Come si afferma in un vecchio adagio, pregno di saggezza, la prudenza non è mai troppa.

Infatti, non c’è voluto molto per costatare quanto, ancora una volta, siano inconsistenti ed inefficaci simili adunate di piazza, che raccolgono un’adesione massiccia, in un primo tempo, creando tensioni che svegliano per un attimo la coscienza degli italiani, ma che poi si riducono a quel che in realtà sono: fuochi di paglia destinati ad una breve esistenza.

Il 9 Dicembre non è stato “l’inizio della fine”, come recitavano numerosi striscioni in giro per lo stivale, ma solamente la riproposizione di una protesta priva di proposta, tipica della nostra italica gente.

Dopo una prima virulenta fiammata, infatti, e qualche episodio singolare, che ha persino fatto stupidamente ipotizzare a certi fenomeni d’accatto che fossimo alla vigilia di un colpo di Stato, i comitati che avrebbero dovuto coordinare la protesta si sono sciolti come neve al sole, e l’insuccesso di quella che doveva essere la “madre” di tutte le manifestazioni forconare, quella svoltasi ieri a Roma, ne è la prova più chiara. Nella più calzante metafora del fiume carsico quindi, dopo una settimana tutto si sta ritirando nelle viscere di questa nazione; niente rivoluzione di popolo, niente caduta del Governo Letta, niente schiaffo all’Europa. Solamente un lungo strascico di polemiche politiche sterili, che forse arriveranno fino a Natale, ma che con San Silvestro cadranno nel dimenticatoio.

Ha trovato posto perfino la trita e ritrita questione “fascismo/antifascismo”, cosa che ci fa sorgere ormai dei seri dubbi, oltre che dei conati di stomaco, sulla reale consapevolezza che questa Italia possiede su come e dove stia andando il resto del pianeta, mentre lei si guarda l’ombelico.

 

Ci dispiace per chi ci ha creduto con sincero trasporto ma, purtroppo, gli italiani hanno ancora troppo da perdere per rischiare una rivoluzione.

Siamo ormai consapevoli di un triste dato di fatto: il nostro popolo, fino a quando potrà starsene con il naso fuori dal letame, anche se in punta di piedi, non vorrà correre nessun rischio. Infondo sta arrivando Natale, ci sono i regali da comprare, gli sconti da rincorrere, la rivoluzione può aspettare.

 

Gabriele Gruppo

 

 

 

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