San Silvio e gli altri

San Silvio e gli altri

 

Ci siamo imposti da tempo, come linea editoriale, di non entrare troppo nel merito delle diatribe offerte dalla “nobile” politica italica, tutta intenta a farsi i propri affari, e scandalosamente non curante dei problemi REALI che attanagliano la nostra nazione.

Tuttavia, per dovere di cronaca e di completezza, ogni tanto ci concediamo uno strappo a questo proposito, sicuramente saggio, per far comprendere come, dal nostro punto di vista, non esista possibilità di riformare questo sistema dall’interno, ma che sia necessario semplicemente abbatterlo senza pietà.

 

Come non constatare la frivolezza e il bizantinismo che caratterizza la classe politica italiana, proprio in queste ore definite cruciali da chi vive di commenti sui palazzi del potere repubblicano.

Ancora Berlusconi tiene banco, con tutto quel carrozzone che si porta appresso da decenni, e che offre uno spaccato degli aspetti più laidi che sono purtroppo insiti nella nostra società. La sua longevità politica risiede nel non aver trovato nessuno, fino ad oggi, che potesse fargli le scarpe, o che fosse in grado di reggere ad aeternum il ruolo di mite “delfino”. San Silvio da Arcore, così come non troppo affettuosamente lo chiamiamo, è un novello Crono, che divora i suoi figli nel timore che possano evirarlo (metaforicamente s’intende), per porlo in una condizione di padre nobile del centro/destra, carismatico sì, ma senza più l’ombra di un potere decisionale.

Ad Angelino Alfano, uomo cui la politica ha dato quel che natura ha tolto, non andrà certo meglio rispetto quanto è già avvenuto ad altri illustri predecessori, che oggi si dividono tra Montecarlo e l’IKEA. Per Berlusconi il PdL, o la neo riesumata Forza Italia, è come la “roba” di Mazzarò, un qualche cosa che niente e nessuno potrà togliergli senza prima passare sul suo cadavere (metaforicamente s’intende).

 

E l’Italia in crisi economica?

 

E i quasi sette milioni di disoccupati tricolore?

 

Beh… per quelli ci sono Letta con il suo governicchio; fatti apposta per tutelare la classe politica nazionale dal dover affrontare problemi seri, e assumersi delle responsabilità.

Peccato che l’UE continua a far pressioni sulla compagine governativa, affinché non perda di vista il suo ruolo di semplice esecutore di ordini provenienti dai tecnocrati di Bruxelles, non sia mai che l’Italia possa riacquisire un po’ di sovranità perduta lungo la strada.

 

Guardando poi oltre la mandria di microcefali berlusconiani, il panorama è più o meno lo stesso. Il PD vive l’ennesimo travaglio, e si appresta ad incoronare l’ennesimo reuccio del progressismo alla nutella. Mentre all’estrema sinistra troviamo il diversamente normale Vendola, che se la ride al telefono sui tumori prodotti dall’ILVA di Taranto; capirai, lui al massimo conosce i problemi della rettoscopia, e dubitiamo fortemente che abbia mai fatto una sola ora di lavoro accanto ad un altoforno.

 

Potrà apparire forse superficiale questa nostra analisi politica, ma francamente non pensiamo che spaccare il capello in quattro su quest’argomento, per quel che vale, possa essere di aiuto a smuovere la coscienza del popolo. La nostra condizione quotidiana dovrebbe già essere un propellente utile per far esplodere una rabbia feroce, e non soltanto quiete forme d’indignazione. Se San Silvio e gli altri sono ancora lì a baloccare con il potere, conferitogli dal mandato elettorale, è per colpa di chi ancora crede che questo sistema possa essere il garante del bene comune.

Secondo noi è una pia illusione; basta guardare l’agenda politica per capire che non è degli italiani che la politica italiana si occupa principalmente.

Mi raccomando allora, quando saremo chiamati di nuovo per le prossime elezioni andiamo tutti a votare da bravi e quieti cittadini, e se proprio vogliamo provare il brivido dell’estremismo ci sarà lì pronto per noi sulla scheda elettorale il simbolo del M5S di Beppe Grillo… una vera garanzia di rivoluzione dentro le strutture.

 

Gabriele Gruppo

 

 

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