Il “fenomeno” Marine Le Pen

Il “fenomeno” Marine Le Pen

Immagine decisa ed accattivante, messaggi chiari, promette una svolta per la Francia, una svolta nazionalista ed identitaria.

Più passano i mesi e più lei, con il partito al seguito, volano nei sondaggi.

C’è chi ipotizza che il Front National diventerà il primo partito di Francia rappresentato nel parlamento europeo (fonte www.repubblica.it), dopo la tornata del 2014..

La vecchia politica d’oltralpe, incarnata dall’insipido Presidente Hollande, sembra impaurita dal rischio d’essere travolta da questo schiacciasassi elettorale biondo, che in pochi anni è riuscita a toccare con sempre maggior successo le corde del cuore e della pancia dei francesi. Mentre loro, i grigi notabili della republique, offrono solamente pavido immobilismo e chiedono “sacrifici” per risolvere una crisi economica interna difficile, a lungo mimetizzata, ma che ormai non può più essere negata.

Marine Le Pen incarna per noi la contraddizione del nazionalismo francese del XXI secolo. Ama la tradizione del “Dio, patria e famiglia”, stuzzica l’orgoglio per le radici della patria, ma non rinuncia a fregiarsi del simbolismo idealistico della Rivoluzione borghese. Deve le sue iniziali fortune ad una sorta di richiamo (molto annacquato) all’idea del connubio sangue/suolo, in chiave anti-globalizzazione, tuttavia integra nel suo partito elementi provenienti dall’immigrazione africana e magrebina, cosa per noi inconciliabile. Nei suoi manifesti appaiono sia Giovanna D’Arco che De Gaulle.

In una nazione, la Francia, dove l’Islam e la sua invasività culturale stanno diventando un problema politico, Marine Le Pen sfodera gli artigli della propaganda da “crociata” per la civiltà. Tuttavia ha minacciato azioni legali contro chi osasse dire che il Front National è un partito di estrema destra o xenofobo. Forse perché il lavacro dello sdoganamento ideologico e mediatico per il suo partito non ammette certe etichette. Meglio essere definiti di “destra”, più rassicurante, e farsi immortalare in Israele con papà Jean Marie a pochi passi da degli ebrei in preghiera lungo il Muro del Pianto.

Dall’immigrazione alla disoccupazione poi, passando anche per l’instabilità delle banlieue, la novella eroina dell’identitarismo gallico punta il dito accusatore contro i partiti governativi (socialisti e moderati), rei di aver soggiaciuto più alle richieste dell’Unione Europea, piuttosto che difendere l’interesse nazionale e garantire la pax sociale interna. L’euroscetticismo ha contagiato ormai anche i francesi, che temono di dover pagare troppo caro il prezzo dell’integrazione continentale. Così come vedono sempre più vicino lo spettro di una recessione disastrosa per la Francia; cui la Le Pen risponde attraverso un programma economico tutto tricolore.

Nel 2002 suo padre tentò il colpaccio nella corsa all’Eliseo contro Chirac, ma fu bloccato da quello che allora venne definito il “fronte repubblicano”, in cui i socialisti (esclusi dalle presidenziali al primo turno) fecero confluire a tamburo battente i loro voti verso il candidato del centro/destra, regalandogli una vittoria certa.

I tempi sono molto cambiati, e poco più di dieci anni dopo il “rischio” di una vittoria per Marine Le Pen è molto vicino.

Oggi la Francia è una nazione in affanno, che vede il baratro di fronte a sé, piegata dagli eccessi della globalizzazione, culturalmente insicura, minacciata da una componente umana allogena alla sua popolazione, aggressiva e prepotente, frutto di politiche d’accoglienza permissive e lassiste.

La risposta ai problemi di Francia potrebbe essere incarnata da questa donna d’acciaio?

Noi preferiamo i fatti, ai facili entusiasmi, e solamente se sarà in grado di dissipare i nostri dubbi sulle tante incongruenze della sua politica, potremo credere di avere di fronte non un bluff, ma una reale forza alternativa.

Gabriele Gruppo

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