“Buon compleanno crisi!”

“Buon compleanno crisi!”

 

Di certe ricorrenze si farebbe volentieri a meno, preferendo occasioni più liete da ricordare. Tuttavia, non possiamo nascondere il fatto che la più grave crisi economica e strutturale della postmodernità, e forse di tutta la storia del mondo, abbia tagliato quest’anno il sesto traguardo.

Anche se in molti non lo ammetteranno mai, questa fase di svolta epocale ci ha ormai cambiato tutti; ha mutato la nostra percezione del futuro, rendendola non più speranzosa come una volta ma cupa e piena d’incognite. Ha stravolto abitudini che sembravano consolidate da decenni ed ha intaccato perfino la quotidianità rassicurante dell’uomo medio. Abbiamo imparato termini “nuovi” e negativi, per la nostra cultura volta al progresso: declino, instabilità, incertezza, tagli, austerity, emigrazione, PIIGS, ecc.

Siamo stati spettatori, spesso passivi, a volte disattenti, di tutti i tentativi da parte della nostra classe dirigente di invertire la rotta, di raggiungere una fantomatica “luce in fondo al tunnel”, in un quadro di progressivo smarrimento politico, e di maldestre campagne rassicuranti, volte a celare la realtà.

 

Ricordate quando, ad inizio crisi, l’allora Presidente del Consiglio Berlusconi ostentava sicurezza sullo stato di solidità dell’economia nazionale, e pontificava su quanto l’Italia fosse piena di gente benestante?

 

Oggi, dopo sei anni, e nelle condizioni in cui langue lo stivale, così come langue l’intero Occidente, nessuno si sognerebbe mai di fare simili affermazioni; non con una disoccupazione che veleggia sicura verso 13%, non con delle prospettive macro economiche che indicano già un 2014 di recessione.

Il tutto aggravato dal contagio della crisi contratto dalle nazioni emergenti, Cina in testa, che si sono ritrovate l’amara sorpresa di essere ancora troppo legate e connesse all’economia occidentale, per poterne fare a meno. Così ecco instauratasi una spirale discendente, dove nessuno riesce a salvare nessuno. In cui non ci sono vie di uscita, se si continua a dare credito all’impostazione della globalizzazione, voluta dal liberismo militante.

E sono sempre di più le voci che ipotizzano l’avvento di una probabile guerra mondiale, che dovrebbe porre fine a questa lunga transizione, ma che puzzano però di spauracchio mediatico.

Attenzione però, a volte è nocivo gridare: “Al lupo, al lupo!”. Perché poi il lupo arriva per davvero.

 

Spegniamo quindi simbolicamente questa sesta candelina, ben sapendo che ce ne saranno altre. Sì, perché di criticità economiche e geopolitiche il mondo è diventato pieno zeppo, proprio per il venir meno di quell’equilibrio nuovo, mai sorto veramente, che doveva essere il tratto distintivo del XXI secolo.

A vecchi problemi di tenuta del sistema globale, si sono ampiamente aggiunte nuove voci, sempre più complesse da gestire, di fatto imprevedibili nei loro sviluppi.

 

Ricordiamo molto bene quando, nell’Agosto 2007, tutto ebbe inizio, la nostra memoria è lunga, e quello che prevedevamo allora risulta valido più che mai.

 

“Buon compleanno crisi!”

 

 

Gabriele Gruppo

 

 

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