La rabbia dell’uomo normale

La rabbia dell’uomo normale

 

Roma, rapina 2 banche in mezz’ora:

disoccupato, incensurato e con due figli

 

Il dramma della disperazione di un romano di 56 anni, incensurato, lo ha spinto a rapinare banche. In 30 minuti blitz in due istituti di credito, ma poco dopo le manette. L’uomo ha confessato altri due colpi, il tutto a causa del suo stato di indigenza per aver perso il lavoro

 

Roma, 3 settembre 2013  – Senza lavoro e con due figli da mantenere ha rapinato due banche in mezz’ora. Gesti estremi dietro cui si nasconde il dramma della disperazione di un romano di 56 anni, incensurato, che ieri si è introdotto nella filiale della Banca popolare di Novara di via Santa Maria del Buonconsiglio, zona Porta Furba. Qui ha minacciato il vicedirettore con una pistola, rivelatasi poi essere un’arma giocattolo sprovvista del tappo rosso, per farsi consegnare il denaro delle casse, senza sapere che in quel momento non c’erano soldi liquidi disponibili. A quel punto è fuggito, e 20 minuti più tardi ha fatto irruzione in un’altra banca, la Carim di piazza Re di Roma, e con le stesse modalità è riuscito a farsi consegnare oltre 2.000 euro in contanti da una cassiera, fuggendo nella metro col bottino.

 

Grazie al coordinamento con la centrale operativa, i Carabinieri del Nucleo radiomobile di Roma sono riusciti a individuare il rapinatore e a bloccarlo sulle scale della fermata Subaugusta della linea A della metropolitana. La refurtiva è stata recuperata e restituita, mentre per il 56enne sono scattate le manette ai polsi con l’accusa di rapina aggravata continuata.

L’uomo, in caserma, ha confessato ai Carabinieri anche altre due rapine commesse nei giorni scorsi in altrettante banche di Centocelle e Torpignattara, il tutto a causa del suo stato di indigenza per aver perso il lavoro. Nella sua abitazione sono stati sequestrati un’altra arma soft-air, anche questa priva di tappo rosso, e due telefoni cellulari.

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Fonte qn.quotidiano.net

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Una piccola storia significativa, che ci ha toccato molto nel leggerla, ed in cui per molti aspetti ci siamo anche immedesimati.

Non ci vergogniamo nell’affermare che comprendiamo perfettamente le ragioni che possono aver spinto un uomo per bene, un italiano che fino a pochi anni fa sarebbe stato sociologicamente definito “nella media”, a compiere qualche cosa che, forse, nemmeno lui pensava di poter arrivare a fare, un gesto di rottura con gli schemi del perbenismo borghese, che ancora domina, concretizzatosi attraverso una solitaria ribellione contro quel sistema che l’ha nutrito d’illusioni per tutta la sua vita, e che oggi gli volta beatamente le spalle.

Lo immaginiamo quest’anonimo padre di famiglia, possiamo avvertire il suo disagio, che è il nostro, nel trovarsi sbarrate tutte le porte, perseguitato oltretutto da uno Stato che non fa più gli interessi del popolo, che pretende devozione assoluta verso le proprie manifestazioni di stupidità, ma che non tollera colui che VERAMENTE S’INCAZZA.

Niente silenziose proteste pacifiche per questo eroe domestico, e nemmeno un’altrettanto pacifica rassegnazione al proprio destino di consumatore usato e gettato. Egli ha cercato di colpire come poteva i tabernacoli del sistema; quelle banche il cui unico scopo, da sempre, è stato quello di creare ed accumulare ricchezza sfruttando ogni condizione storica. Il nostro solitario ribelle non ha cercato il gesto eclatante, egli sicuramente è rimasto quell’uomo normale che è sempre stato, ma ha voluto prendersi ciò che in questa società serve per vivere: il denaro.

Giudicarlo un criminale sarebbe veramente oltraggioso, pensate cosa fareste voi, al suo posto.

Fare del moralismo è facile quando si hanno ancora delle certezze. Esibire modi di fare bellicosi contro le ingiustizie, mentre si sta seduti entro i propri sicuri confini esistenziali, è vigliaccheria, non coraggio.

Certo, rapinare lo sportello di una banca può sembrare assurdo nell’epoca del denaro virtuale, e il magro bottino del protagonista lo dimostra, tuttavia esso rappresenta un fatto simbolico, oltre che estremamente pratico.

Semplice e diretto, forse disperato, ma non privo di coraggio, un coraggio che riconosciamo.

 

Gabriele Gruppo

 

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Comments on “La rabbia dell’uomo normale

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