La tempesta in un bicchiere

La tempesta in un bicchiere

 

Ma credete davvero al “ruggito” del presidentino statunitense?

Sì, il pagliaccio che risiede alla Casa Bianca, quello che per motivazioni ridicole s’è trovato in tasca il Premio Nobel per la pace… niente meno!

 

Altra cosa Bush e i neocon vecchia maniera, quelli le guerre le scatenavano sul serio, sostenuti da motivazioni tanto ideologico/confessionali, quanto da interessi strategici.

 

Obama è un cialtrone travestito da presidente, eterodiretto da gruppi di potere interni agli USA che non hanno più la grinta imperialistica dei “bei tempi” unilaterali. A Washington si respira ben altra aria (fritta) oggi; quella della propaganda finalizzata a coprire, come una maldestra foglia di fico, tutto l’affaticamento di cui soffre la super potenza americana, nel gestire la propria crisi economica e d’identità.

Sull’Ansa circola già il giorno, l’ora e perfino gli obiettivi di un imminente attacco a stelle e strisce contro la Siria, che avverrebbe in un clima talmente saturo di sostanze geopoliticamente esplosive che basterebbe l’accensione di una sigaretta al G20 di San Pietroburgo per far saltare mezzo mondo.

 

Poi cosa si potrebbe ottenere lanciando qualche missile dal Mediterraneo contro Assad?

 

Semplicemente nulla. Il Presidente siriano Bashar al Assad ha dalla sua una supremazia sul campo ormai assodata, e le spalle coperte dalla Russia, che non ha nessuna intenzione di sacrificare le posizioni conquistate in questi anni tra Caucaso e Medio Oriente, di cui la Siria è uno snodo fondamentale.

 

Negli Stati Uniti l’opinione pubblica, l’americano medio per intenderci, sta poi snobbando tutte le ipotetiche motivazioni addotte da frange politiche vicine alla Casa Bianca, che vorrebbero fornire una giustificazione all’eventuale aggressione della Siria. Troppi ancora i problemi sociali che la crisi economica sta provocando, ed ancora vive sono le cicatrici delle due ultime “avventure” militari fatte in nome dell’esportazione della democrazia.

 

Se, per caso, qualche cosa dovesse succedere nei prossimi giorni, nulla ci fa ritenere che ci si possa trovare di fronte al famigerato punto di non ritorno, ma più probabilmente ad una tempesta in un bicchiere d’acqua.

 

Gabriele Gruppo

 

 

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