“Rivoluzione” borghese e colpi di calore

“Rivoluzione” borghese e colpi di calore

 

Borghesia in rivolta: ondata dagli emergenti

 

Le rivolte di massa di questa estate in Egitto, Turchia e Brasile sono promemoria del fatto che è la borghesia a guidare il corso storia. Resta da chiarire verso quale direzione.

 

La prosperità a livello globale sta crescendo e il mondo di oggi è testimone della terza ascesa della classe borghese, scrive Alan Murray sul Wall Street Journal.

(segue)

Fonte www.wallstreetitalia.com


E’ singolare, quasi divertente, constatare che persiste ancora in giro il fantasma di quel presunto ineluttabile destino di crescita esponenziale dei popoli emergenti, visti come il “futuro” della globalizzazione, e del perpetrarsi di quel modello socio/economico consumista, che ha mosso i suoi passi dall’Occidente, e che sembrava dover cedere il testimone a nuove realtà umane in Africa, Asia e Sud America. Un argomento per noi non certo nuovo.

C’è chi, invece, ancora crede che la crisi economica in cui stiamo vegetando da anni nella nostra porzione di pianeta, e che sta di fatto contagiando anche il grosso restante, sia null’altro che il passaggio obbligatorio verso una nuova fase della globalizzazione. Una sorta di malattia infantile che, appena sarà passata, porterà solo benefici, e una nuova era di prosperità.

 

Ridicolo!

 

Porre poi in unico calderone, facendolo in modo grossolano e superficiale, e pur con tutte le acrobazie intellettuali possibili, il recente golpe in Egitto, le manifestazioni in Brasile, contro gli sprechi per la preparazione a due grandi eventi sportivi, e i duri scontri in Turchia tra il modello Erdoğan e i suoi oppositori, è sbagliato. Questi avvenimenti non sono certo il segnale premonitore di una nuova “rivoluzione” borghese, quanto la riprova che le problematiche interne alle singole nazioni emergenti stanno saltando fuori, in modalità diverse tra loro, proprio in ragione di un deciso incrinarsi delle prospettive di sviluppo mondiale.

 

Non è possibile pensare che per il solo fatto che ci sia stata in così pochi anni una radicale evoluzione di queste prospettive, esse debbano ritenersi attendibili e, appunto, ineluttabili.

La storia si ripete, ma non come vorrebbero in quelle cerchie che hanno di fatto spinto per creare i presupposti del collasso che dovremo affrontare. E che ancora parlano di una fantomatica “luce infondo al tunnel”.

Quello che poi ci fa veramente dubitare della buonafede di certi esegeti dell’evoluzionismo sociale, innamorati della borghesia al potere, è il loro ignorare un problema fondamentale: il fattore risorse.

 

Far giungere il consumismo occidentale, nudo e crudo, là dove i mercati e i popoli sotto quell’aspetto sono ancora “vergini”, senza prendere in considerazione che un ambiente con risorse limitate non potrà sopportare l’aumento esponenziale della loro domanda, è pura utopia.

Il collasso sistemico ci sta aspettando a braccia aperte.

 

E cosa farebbe la “borghesia” di così eccezionale, per evitare ciò?

 

Semplice, essere null’altro che un’inesauribile fonte di richieste, di aumento della crescita e dei consumi. In pratica aumentare la velocità di spinta verso il precipizio.

Si stanno concretizzando problematiche non di poco conto negli ultimi anni, cagionate dall’incapacità delle nazioni emergenti di mantenere ancora a lungo alta l’asticella del Pil mondiale, visto che tra le due sponde dell’Atlantico non tira certo un’aria salubre, e nessuno sembra poter far ripartire il meccanismo inceppatosi nel 2007. Ritenere quindi, che tutto quel che sta avvenendo sia solamente frutto di un fattore storico transitorio, ed appellarsi ai sondaggi (sic!) presso la borghesia di questa o quella nazione, per motivare entusiasmi da età dell’oro in arrivo, ci sembra il frutto di un colpo di calore estivo.

 

Gabriele Gruppo

 

 

 

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