Ligresti & figli in manette; la fine di una famiglia “perbene”

Ligresti & figli in manette; la fine di una famiglia “perbene”

 

 

Fonsai, arrestati i Ligresti

Accusa false comunicazioni: sottostimate riserve assicurative per evitare ricadute sul titolo

 

ROMA – Tre componenti della famiglia Ligresti – Jonella, Giulia Maria e Salvatore – sono stati arrestati dalla Guardia di Finanza di Torino nell’ inchiesta su Fonsai. Sono stati anche arrestati Emanuele Erbetta e Fausto Marchionni, ex amministratori delegati di Fonsai, e Antonio Talarico, ex vicepresidente della società. Paolo Ligresti, uno dei quattro componenti della famiglia nei confronti dei quali sono disposte le misure cautelari, non è stato arrestato e risulta allo stato “ricercato”. I finanzieri sanno che il manager si trova in Svizzera e prima di prendere ufficialmente contatti con le autorità elvetiche, attendono di sapere se l’ uomo intende rientrare in Italia e consegnarsi.

Per tutti  il reato contestato è quello di false comunicazioni sociali. L’ accusa contesta agli arrestati di aver fittiziamente sottostimato nel bilancio 2010 le riserve assicurative per 600 milioni di euro al fine di evitare ricadute sul titolo Fonsai.

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Fonte www.ansa.it

Sentir parlare dei Ligresti ci proietta con la mente ad un clima da anni ’80, nella Milano “da bere”, il capitalismo familistico, e tutto quel sottobosco tra (loschi) affari privati e pubblici amministratori compiacenti, che ancora oggi l’Italia si porta appresso come una zavorra.

La fine di questa famiglia “perbene”, perché di fine si tratta (speriamo), è rocambolesca quanto la sua ascesa trentennale. Le vicissitudini affaristiche e giudiziarie che la vedono coinvolta sono uno specchio fedele della realtà che l’Italia ha vissuto nei suoi anni ruggenti, e che oggi ripiega su se stessa divorando i suoi figli come Crono. Il potere dei Ligresti, i loro legami con la politica, il credito che avevano presso le banche, tutto dovuto a quei rapporti informali che tanto piacciono al malaffare che avvolge come un’aurea questi personaggi.

Cafoni arricchiti, invidiati perché come bravi camaleonti hanno speso cambiato colore pur di sopravvivere. Ieri erano in prima fila con i socialisti più in vista di Milano, e fino a pochi anni fa sguazzavano nel torbido grazie all’amicizia di gente come Formigoni o come La Russa, che non disdegnava perfino di piazzare i suoi parenti più prossimi, nei posti al sole delle aziende controllate dalla family siculo/meneghina.

I tentacoli dei Ligresti a Milano erano ovunque ci fosse denaro: assicurazioni, editoria, appalti, perfino nella malandata Alitalia.

 

Non chiamiamola “corruzione”! Per carità!

 

Potremmo essere accusati da qualche destromane, di essere al servizio occulto del komunismo togato.

Tuttavia, riflettendo su questa squallida vicenda italiana, non potremmo che utilizzare termini quanto mai duri, nei riguardi di chi, “ungendo bene le ruote giuste”, riusciva sempre a cadere senza farsi male. Quante banche, Mediobanca in prima fila, hanno continuato per anni a foraggiare questi parassiti, solamente perché avevano le terga poggiate nei salotti buoni. Troppa gente normale, invece, si ritrova ogni giorno a dover fare i conti con la crisi, con la mancanza di credito per mandare avanti le proprie aziende o chi, più semplicemente, vorrebbe una boccata d’ossigeno da parte di un fisco che inventa sempre nuove gabelle per il Pinco Pallino qualunque.

Per i Ligresti, invece, le strade erano sempre spianate, fino ad oggi, i conti delle loro aziende, anche se in profondo rosso, erano sempre ritenuti affidabili. Perché?

 

Forse perché in Italia c’è chi ha sempre qualche “santino” pronto a fare da garante, basta essere nel circolo giusto, cenare con le persone giuste, tutto diventa più facile e sovente impunito.

Quello di cui siamo sicuri, purtroppo, è che oggi solamente i Ligresti sono braccati dalla legge.

Ed esistono ancora troppe famiglie “perbene” in Italia.

 

Gabriele Gruppo

 

 

 



 

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