Segnali di “ripresa”: addio Estate spensierata!

Segnali di “ripresa”: addio Estate spensierata!

Ricordate quando si attendeva l’Estate quale valvola di sfogo dalla quotidianità?

Vacanze, saldi, evasione a 360°, un calcio ai problemi che assillavano l’italiano medio contemporaneo, e via, tutto lo stivale a spendere soldi in tutto quello che ci si poteva concedere, alla ricerca del relax, del sentirsi un po’ “alla moda”, così come il canone della felicità moderna impone, ed avere qualche cosa da raccontare al momento del rientro.

Sfogliando i primi dati del Codacons e del settore turistico, ecco profilarsi un quadro ben diverso, peggiorativo rispetto anche solo ad un recente passato.

I saldi d’Estate registrano cali variabili dal 12% al 17% rispetto al 2012. Mentre la voce “vacanze” ha visto un Giugno disastroso, e si teme che oltre 4 milioni d’italiani in più, rispetto all’anno scorso, abbiano intenzione di evitare di concedersi una permanenza in una qualsiasi località turistica.

Stipendi non più in grado di reggere aumenti di beni e servizi, l’aumento delle tasse, l’onere di finanziamenti e mutui, precludono la possibilità di andare oltre il turismo “mordi e fuggi” nei fine settimana, quando va bene. Così come non bastano più i soldi a fine mese per sbizzarrirsi nel rinnovo del guardaroba. Meglio risparmiare…

Si comincia a fare a meno del superfluo, di quello che può essere uno sfizio. C’è forse maggior timore nelle famiglie di arrivare a fine anno senza poter contare su un lavoro stabile per uno dei componenti, perché magari al rientro dalle ferie arriva la scoperta amara che la crisi ha liquidato l’azienda per cui si lavora, o che si prospetta l’inizio dell’iter di chiusura, o di ristrutturazione; con cassa integrazione, messa in mobilità e prospettive più che incerte per i lavoratori dipendenti.

Anche nell’ambito del lavoro autonomo le paure sono identiche, ed in pochi sembrano riuscire a mantenere certe abitudini che si ritenevano ormai consolidate presso tutti gli italiani.

 

Soprattutto in queste piccole/grandi cose si può avere il polso di come il declino della nostra nazione, e di quello che era un benessere materiale diffuso, stia arrivando ad un punto di non ritorno.

Non crediamo, infatti, che certe abitudini e certi consumi potranno mai ritornare in auge, così com’era prima della crisi. La cerchia di coloro che potranno ancora permettersi di spendere soldi in vacanze o saldi si farà sempre più ristretta, e sarà rappresentata da quelle categorie sociali poste ancora al riparo dalla tempesta che sull’Italia sta calando ad ondate sempre più dure ed incisive.

 

L’Italia non è più il “belpaese”, dove in un clima di gioioso menefreghismo si andava avanti senza porsi nessun problema su quanto ancora potesse durare la pacchia. In Italia la “dolce vita” o la “bella vita”, tanto osannate dalla subcultura cinematografico/televisiva, sono status destinati al tramonto, sempre più inaccessibili alla massa, e sempre più appannaggio di poche categorie di privilegiati.

 

Molto presto anche la spensieratezza di una volta sarà considerata un lusso, e come tale non potrà mai essere riavuta in dietro facilmente.

 

Gabriele Gruppo

 

 

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