Segnali di “ripresa”: Natuzzi sempre più internazionale

Segnali di “ripresa”: Natuzzi sempre più internazionale

Natuzzi, fabbrica assediata dagli operai «Smantelleremo quel piano di tagli»
Presidio dei lavoratori al quartier generale dell’azienda. Lo Sviluppo Economico convoca le parti venerdì a Roma

Tanta rabbia per una situazione che lentamente sta scivolando verso la perdita dei posti di lavoro. Questa mattina i dipendenti della Natuzzi stanno scioperando con un presidio all’esterno del quartier generale. Poche ore fa il patron Pasquale ha dato il via libera al piano di riassetto industriale che prevede la messa in mobilità di 1.726 dipendenti in Puglia e Basilicata (su 2.700 occupati nel distretto murgiano).

Fonte www.corriere.it

Prosegue questo nostro “viaggio negli inferi” della delocalizzazione selvaggia e della crisi economica che continuano, inesorabilmente, a svuotare l’Italia di ogni suo contenuto manifatturiero e occupazionale.

L’Estate è il periodo ormai celebre per queste notizie; distrazione del già distratto popolo italiano, politica a dir poco “balneare”, e manager che assestano colpi violenti al tessuto produttivo nazionale, ben consapevoli di farla franca, come sempre.

 

Il logo della Natuzzi, nota azienda dell’arredamento, settore in cui “Italia” era fino a poco tempo fa sinonimo di “qualità”, ci fa sorridere. A fianco del nome c’è scritto, appunto, “Italia” in verticale, peccato che d’italiano ci sia ormai ben poco.

I capitani di quest’industria del mobile hanno deciso di smembrare la produzione, portandola verso nazioni più competitive dal punto di vista della manodopera.

Brasile, Cina, India, e per non essere troppo “esotici” perfino Romania, vedranno sorgere la nuova produzione di questo marchio made in Italy.

Ci fa poi ancora più sorridere l’intervento del Ministero dello Sviluppo Economico, che arriva intempestivo, quando di fatto la partita è chiusa, giusto per stabilire quanto lo Stato dovrà accollarsi per questo nuovo capitolo del declino manifatturiero nazionale.

 

Ci troviamo di fronte ad un nuovo stillicidio di trattative sindacali, in cui il management della Natuzzi sa di aver vinto prima ancora di sedersi al tavolo del Ministero.

 

Nessuno politicamente intende porre rimedio alla delocalizzazione, né con le buone né tanto meno con le cattive. L’Italia semplicemente assiste impotente al depauperamento delle sue potenzialità economiche, trovandosi a dover gestire nuova disoccupazione, e nuovi costi per gli ammortizzatori sociali. Mentre c’è chi, utilizzando il made in Italy in modo improprio, sviluppa guadagni considerevoli che non avranno mai una ricaduta sull’Italia.

“Italia” è diventato un marchio, un brand, ad uso e lucro di chi può muovere capitali e stabilimenti da un capo all’altro del pianeta.

 

Natuzzi è solamente l’ultimo esempio, ma ce ne saranno altri.

 

Fosse per noi una certa categoria umana meriterebbe la forca, evidentemente siamo ancora in pochi a pensarlo.

 

Gabriele Gruppo

 

 

 

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