Immigrazione: la realtà oltre la propaganda

Immigrazione: la realtà oltre la propaganda

Italia senza lavoro, aumentano gli immigrati che lasciano il Paese

In fuga dall’Italia e dall’Europa. È il viaggio inverso che un numero sempre maggiore di migranti ha deciso di compiere attraverso il ‘ritorno volontario assistito’.

La crisi economica sta rendendo il nostro e altri Paesi europei meno attraenti per gli immigrati, soprattutto per quelli che provengono da Paesi che cominciano a registrare una crescita economica che dalle nostre parti non si vede da tempo.

 

(…)

 

«Oggi le opportunità di lavoro in Italia diminuiscono mentre aumentano nei Paesi d’origine», ha spiegato il direttore del Cir, Christopher Hein, «e questo determina la diminuzione degli stranieri che arrivano e l’aumento di quelli che se ne vanno (nel 2012 almeno 35 mila), anche se l’opinione pubblica e la politica ancora non lo percepiscono.

 

Fonte www.lettera43.it

Ancora una volta intendiamo essere controcorrente, rispetto a quello che riteniamo uno degli abbagli meglio orchestrati dal sistema vigente. Congeniato allo scopo di distrarre l’attenzione da questioni ben più gravi, e dall’assoluta incapacità del ceto politico dirigente di affrontarle.

 

Da quando è stato “inventato” il Ministro Cécile Kyenge, è tornato molto in voga il tema dell’immigrazione, con tutto un codazzo mediatico in bilico tra zuccherose rappresentazioni dell’immigrazione “buona”, ed isterie da invasioni barbariche.

 

No, né l’una né l’altra posizione sono corrette. Esse rappresentano il frutto di quella costrizione mentale, voluta e coccolata dal sistema, che impone di scegliere una “tifoseria”, di schierarsi pro o contro qualche cosa in modo superficiale, acritico, senza un minimo di spirito di riflessione.

 

In Italia e in Europa c’è una crisi economica degenerativa dal 2008, ricordiamocelo. Essa ha provocato disoccupazione in tutti i settori e declino delle condizioni socio/economiche generali di popoli e nazioni. Per non parlare poi delle prospettive a tinte fosche che continuano ad arrivare da più voci differenti, e che guarda caso non trovano spazio nel dibattito nazionale.

 

Per farvi comprendere quanto sia vera la nostra tesi, v’invitiamo a considerare questi punti:

 

1-      La maggior parte degli immigrati giunge da nazioni che stanno passando da una condizione svantaggiata, ad una crescita economica che la nostra italietta si sogna da decenni. Quindi viene a cadere il motivo economico della migrazione.

2-      Le comunità allogene formatesi nei nostri centri urbani e nelle province hanno mantenuto, col tempo e grazie ai mezzi di comunicazione, forti legami con le nazioni d’origine.

3-      Rarissimi sono i casi d’italianizzazione, o di europeizzazione, quindi l’integrazione è spesso più superficiale che reale.

 

Detto questo, non ci stupisce aver costatato in distretti manifatturieri, dove la deindustrializzazione e l’aumento della disoccupazione siano diventati fenomeni cronici, una diminuzione della componente allogena graduale ma costante.

Non stiamo parlando di un esodo massiccio quindi, visibile dall’oggi al domani, quanto di un fenomeno che sta iniziando a prendere piede là dove l’impatto mediatico è meno forte, ma dove la crisi economica pesta da più tempo.

Le grandi città non fanno ancora testo, per via della loro particolare condizione di densità abitativa, ma se ci si prende la briga di andare a vagliare i dati che annualmente giungono da aree provinciali, ci si accorge che qualche cosa sta cambiando.

Sono anni che andiamo affermando che sta avvenendo un’inversione di tendenza.

 

Per noi l’immigrazione non è “il problema”, ma una parte “del problema” sistemico che ci fa rigettare il modello impernate in Occidente.

 

Che poi questioni come la sicurezza e l’ordine pubblico, legate all’esuberanza criminale degli allogeni, siano gravi è un conto, ma che esse siano l’unica problematica in Italia ed in Europa occidentale ci lascia un po’ perplessi. Così come troviamo stucchevoli le polemiche sulla mancata integrazione culturale degli allogeni, o le pagliacciate progressiste che hanno partorito, in Italia, il Ministro Kyenge.

 

Andare oltre la retorica o la propaganda riteniamo sia fondamentale, per contrastare un sistema capace di utilizzare in modo estremamente versatile tematiche d’effetto, in un frangente come l’attuale, in cui serve che le masse euro/occidentali non comprendano la sua incapacità nell’affrontare la gravissima contingenza storica.

 

Gabriele Gruppo

 

 

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