Giustizia “fai da te”: dalle parole ai fatti?

Giustizia “fai da te”: dalle parole ai fatti?

Marocchino massacrato nel Chiavarese, vendetta privata di tre italiani incensurati

I tre, 26, 52 e 58 anni avrebbero confessato. Erano esasperati per i furti commessi ripetutamente dalla vittima

Una vendetta privata. Tre italiani incensurati sono indagati a Chiavari (Genova) per il tentato omicidio del marocchino massacrato due notti fa a Cicagna, nell’entroterra Chiavarese. Secondo i carabinieri, i tre avrebbero agito perchè esasperati dai furti subiti.

CONFESSIONE – I tre italiani sono tutti residenti a Cicagna (Chiavari) e hanno rispettivamente 52, 26 e 58 anni. Secondo una prima ricostruzione effettuata dai militari i tre hanno utilizzato un bastone e un cacciavite per aggredire il marocchino che si trova tuttora in ospedale a Chiavari in condizioni gravissime. I tre uomini, uno dei quali aveva subito un furto qualche giorno fa, avrebbero già confessato ai carabinieri di essere gli autori dell’aggressione.

Fonte www.corriere.it

Un caso di cronaca, ma non solo.

Non un caso singolo nelle sue modalità, ma l’ultimo di una tipologia che si fa sempre più sovente. Anche se ancora non siamo ad un fenomeno che potrebbe esser definito di “allarme sociale”, ci avviciniamo ad esso con una certa costanza.

Dentro la pancia di questo vaso di Pandora si nascondono molti fattori scatenanti, la cui miscela esplosiva, con l’aggravarsi del quadro complessivo nazionale, potrebbe travalicare di molto la semplice occasionalità, per diventare ingestibile dal sistema che ci (mal)governa.

E’ “solo” la maldestra gestione dell’immigrazione il problema? No.

E’ “solo” una questione di risorse da destinare alle forze dell’ordine? No.

Uno Stato ben strutturato, che detenesse inalterate le prerogative che lo dovrebbero innalzare a garante della comunità nazionale, agirebbe sulle cause del problema, non sui semplici effetti.

Fino ad oggi, invece, possiamo constatare solamente il numero di grandi proclami, le molte polemiche, la troppa demagogia, la poca concretezza.

A peggiorare la situazione, aggiungiamo una vera e propria isteria politica e mediatica nell’affrontare le questioni congiunte sicurezza/immigrazione, che finiscono per diventare terreno di confronti infiniti, e inconcludenti, tra chi vorrebbe una cristiana tolleranza, una progressistica accoglienza, e la bovinità da sceriffi texani mostrata da una certa “destra” o sedicente tale.

La presenza disordinata di comunità allogene, o di etnie europee “particolari”, sul territorio italiano, il fatto che in esse cova molto spesso, ma non sempre, una diffusa illegalità, e la progressiva perdita di controllo del fenomeno da parte delle Istituzioni, sia da un punto di vista di perseguimento degli aspetti delinquenziali, sia per uno Stato sociale troppo generoso con il migrante, che riceve molti diritti e a cui son richiesti pochissimi doveri, rappresentano fattori di un problema, che non possono essere trattati singolarmente.

Se a questo quadro d’insieme aggiungiamo le problematiche della comunità nazionale, colpita dal declino socio/economico di questo periodo storico, troviamo le ragioni che spingono degli italiani come tanti a chiudere in proprio i conti in sospeso con un delinquente immigrato. Non ritenendo più credibile l’Istituzione che dovrebbe garantire ordine sociale, e controllo del territorio.

Dal nostro punto di vista, quello di un movimento politico che crede nello Stato, la giustizia “fai da te” è una sconfitta della comunità nazionale, non la sua redenzione. Tuttavia, se l’Istituzione risulta incapace di dare risposte definitive alle problematiche contemporanee, serve che dal popolo giunga la volontà di sostituire il sistema fallimentare al potere, con uno che abbia la forza di porre in essere soluzioni che risolvano i problemi nel loro rapporto causa/effetto, e non che si limiti a semplici e transitorie scorciatoie, capaci solamente di accontentare le singole morali presenti nel panorama politico e religioso dell’Italia.

Gabriele Gruppo

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