Sic transit gloria Pontida

Sic transit gloria Pontida

Vi proponiamo come, da non poco tempo, dubitavamo del purismo leghista, rispetto alla politica di “Roma ladrona”, proponendovi gli ultimi contributi sul tema “Bossi e dintorni”.

19 Giugno 2011: Da Pontida poco fumo e poco arrosto

L’arrosto offerto dal caudillo padano è stato decisamente di pessima qualità , oltre che scarso.
Niente direttive politiche di rilievo, solo un maldestro tentativo di voler tirare a campare fino a fine legislatura, nella speranza di poter rappresentare elettoralmente un prezioso ago della bilancia di futuri assetti parlamentari. Una vera prassi “di lotta”, degna del gattopardismo democristiano che fu.

Il resto del monologo è stata solo una stanca sequenza di celodurismo bossiano sotto tono; molto sotto tono, visto e considerato che a stento si riusciva a comprendere lo sbiascicare lento del “Capo”, come ancora lo definiscono i più fideistici sostenitori in verde, giunti a Pontida con lo stesso spirito di chi vuole fare quadrato intorno ai propri simboli identitari minacciati.

Al grido “Secessione!” Bossi risponde con un poco convinto “Preparatevi!”, che null’altro risulta alla vista se non la messa in mostra di pancette obese, più che di muscoli pronti all’azione.

Stiano tranquilli i padri della patria nei loro sonni eterni, questi a stento riusciranno a vedere concretizzato il tanto sbandierato federalismo, la cui natura appare ad oggi nebulosa quanto il fumo delle grigliate di Pontida, figuriamoci dare corpo a sforzi secessionistici.
In realtà  la preoccupazione del “Capo” e dei suoi sempre meno ossequiosi luogotenenti, è di mantenere in auge quegli argomenti che possono garantire alla Lega il suo bacino d’utenza votante: tasse, immigrazione e poco altro. Tutto rigorosamente ad uso e consumo dei comizi e delle dichiarazioni ufficiali, poichè di concretezza proprio non s’è visto nulla nemmeno in questa legislatura.

L’unica cosa che balza agli occhi è quanto il Carroccio sia ormai perfettamente in linea con le prassi lottizzatorie romane, in tutti i campi della tanto odiata res pubblica italiana, “ladrona” quando fa comodo, “mammona” quando si tratta di preservare quelle riserve di poltrone locali (le provincie) a cui la Lega non vuol rinunciare.

C’è da chiedersi quanto ancora possa reggere una simile farsa, e come il popolo leghista sia in grado di bersi tante decennali promesse MAI mantenute, e continuamente strombazzate dai cavalieri di Pontida e dal loro “Capo”, in cicli di stabilità  governativa quasi indiscussa, e di ampliamento del proprio peso territoriale oltre la liena del Po.

Attendiamo quindi con trepidazione la discesa in campo del “Trota”, alias Renzo Bossi, siamo certi che nelle sue mani il popolo padano sarà  altrettanto ben guidato. Ma nell’attesa di questa (teorica) successione al trono delle Alpi, ci prepariamo gongolanti ad assistere a future lotte di successione tra “i fratelli su libero suol”.

Meditate padani, meditate…

31 Agosto 2011: La “Pravda” padana, ed i suoi inutili trionfi

Una manovra economica dove i “tagli” allo Stato sociale sono evidenti, e dove le ripercussioni negative sulle solite tasche, padane e meno padane, non si faranno attendere, salutata dal verdissimo quotidiano umbertino come un trionfo del celodurismo leghista.

I giornali di partito saranno pure partigiani, ma qui si sta esagerando!

Ma quanto costa la “Pravda” padana?

Nel 2011 è costata al medio contribuente italico, in particolare di quello da cui è più facile spillare le tasse, qualche cosa come 4 milioni di euro.

Un obolo niente male verso chi ha fatto dell’indipendentismo da “Roma ladrona” la propria bandiera ideologica.

Ma sappiamo che le ideologie son morte, questo almeno a quanto dicono i meglio informati della politica, e dunque poco suscita scalpore che il “quotidiano del Nord” si prenda la briga di spargere veline truffaldine, utilizzando danari pubblici, circa il reale peso decisionale della Lega, nelle scelte di questo governicchio da circo equestre.

Riteniamo improbabile, infatti, che ad Arcore il traballante Cavalier Berlusconi avesse intenzione di cedere terreno al riottoso e folkloristico alleato.

Giunto persino con il pittoresco figliolo al seguito, che ormai balza agli onori delle cronache per qualsiasi idiozia, come il sedicente “Giro di Padania”, da sua principesca verdosità  voluto e diretto.

E le pensioni nordiste?

E l’aumento dell’età  pensionabile?

Sulla carta (straccia) del quotidiano verde, a quanto pare, il catetere dell’Umbertone Magno l’avrebbe spuntata sul viagra del priapico capo del Governo.

Riteniamo più probabile che Bossi abbia preferito la solita teatrale comparsata politica, ad uso e consumo dei suoi elettori.

Ma i padani si bevono proprio tutto allora?

Dunque fan bene a chiamarci “polentoni”? (essendo del Nord ci sentiamo parte in causa)

Evidentemente no, visto il sempre più marcato distacco che la Lega sta accumulando, nei riguardi dei problemi reali dei settentrionali.

Cosa che sicuramente si ripercuoterà nella famosa “gabina” elettorale.

Infierire sui personaggi che stanno tenendo la ribalta di questa vicenda, sarebbe come sparare sulla croce rossa.

Troppo facile.

Eppure quanti, oggi, che fanno gli ironici nei riguardi del leone morente, fino a ieri lo guardavano convinti che la Lega fosse, tutto sommato, un movimento capace d’ incanalare istanze identitarie.

Quanti, a destra, hanno strizzato l’occhio al Carroccio, cercado d’instaurare un filo rosso che potesse unire un fronte anti-immigrazione, anti-Islam, e altre sbrodolate populiste.

Gli stessi che oggi vediamo sghignazzare.

Francamente noi non abbiamo nulla da dover nascondere, nessuna passata “simpatia” filo leghista.

Le stoccate da questo sito contro la stamberga padana restano nei nostri archivi, a memento di quanto sia errato pensare che il sistema possa essere contrastato da gente che vuole partecipare alla sua mangiatoia, ritagliandosi il facile ruolo di Masaniello di turno.

Gabriele Gruppo

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