Politica tra arte e tecnica

Se fossimo una Nazione liberale popolata da tanti Giannino e Vaciago, o che avesse nel ting-tang dell’Aspen Institute il punto focale del proprio laboratorio politico, l’approdo di Mario Monti allo scranno della Presidenza del Consiglio sarebbe vissuto con maggior consapevolezza. Invece siamo in Italia, una nazione in cui la parola “consapevolezza” è declinata nei modi più sbagliati. Se fossimo una nazione liberale, in cui Confindustria non fosse finanziata dai denari d’imprese pubbliche, in cui le professioni risulterebbero elastiche ed esposte alla concorrenza, invece che protette da solide corazze tutelanti interessi e privilegi, l’approdo di Mario Monti allo scranno della Presidenza del Consiglio sarebbe inquadrata in una maturazione conseguente della democrazia postmoderna, in cui l’economia prevale su qualsiasi altro settore sociale o politico. Invece siamo in Italia, una nazione dove le caste abbondano, ed oltre a comprensibili appetiti hanno anche velleità intellettuali. Il paradosso quindi di una nazione in cui si sta elogiano un sincero liberale (con qualche scheletro nell’armadio durante la sua permanenza nelle Istituzioni europee), in un’ottica deviata, dove gli interessi di parti diverse, spesso contrapposte, sono fatti puntualmente passare come gli interessi della nazione e della comunità nazionale nella sua interezza. Stravaganze italiane, stravaganze pericolose di questi tempi, che potrebbero farci risvegliare bruscamente dalle tante ipocrisie, coltivate amorevolmente per decenni, e dalla crassa ignoranza di come il resto del pianeta si muove rispetto alle nostre questioni interne, ed alle dinamiche che le animano. Mario Monti non è “il problema”, Mario Monti non è stato “imposto” dai poteri forti, Mario Monti è il risultato dell’incapacità della classe politica nazionale di affrontare seriamente le problematiche del nuovo secolo; è l’uomo giusto al momento giusto, acclamato più per inconsapevolezza ed ignoranza, che per analisi di quelle che saranno le ripercussioni relative al suo essere membro di quei grandi gruppi sopranazionali, che stanno spingendo l’Europa a mutare radicalmente la sua vocazione, la sua natura sociale, le sue prerogative d’unicità, rispetto ad un sistema globale sempre più influente ed onnipotente. Lo ribadiamo per l’ennesima volta: “Per noi la politica è arte”. Quella sublime alchimia che deve saper coagulare tecnica ed ideologia, passione con raziocinio. Mario Monti è, invece, solo “tecnica”. La sua opera sarà coerentemente quella di smantellare tutte quelle tutele e quelle ridotte di privilegio, di cui è intrisa la nostra società. Altro paradosso quindi: si sta osannando l’avvento al potere di colui che saprà omologare l’Italia al sistema globale. Una fortuna? No! Avremmo preferito che la nostra nazione mutasse la propria struttura attraverso l’azione della politica in quanto arte. Non certo il prevalere della “tecnica”, in quanto razionalismo livellante verso le esigenze utilitaristiche dell’economia. Stiamo dunque in allerta, non tanto per “chi è questo Sig.Monti, o per quali gruppi fa gioco di sponda”, quanto per coloro che oggi inconsapevolmente lo vogliono e lo acclamano. Essi sono quindi il cavallo di Troia, dentro cui si cela il vero pericolo per tutti noi. Temiamo infatti che la tecnocrazia in gestazione, formalmente spacciata quale cura, diventerà anche lo strumento d’ultima difesa per quei gruppi socio/economici da sempre pronti a sacrificare l’interesse degli italiani, per difendere le loro prerogative. La guardia deve restare alta, la critica sempre oculata ed intelligente, e la pars construens risultare efficace e pragmatica, non semplicemente ipotetica, o richiamante soluzioni non più applicabili, in quanto superate dalla storia. Dobbiamo contrapporre a Mario Monti, ed ai suoi imbecilli esegeti, una solida ed articolata proposta politica, che coinvolga le categorie sociali, le comunità e tutti coloro che, volenti o nolenti, rischiano di tramutarsi in tanti agnelli sacrificali del sistema globale. Questa non è “tecnica”, questa è arte. Gabriele Gruppo

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