Io combatto anche per la mia pensione

Su di una pagina del “Corriere della Sera“on line, si può trovare un simpatico e colorato calcolatore che, attraverso l’inserimento di pochi semplici dati, fornisce l’ipotetica età in cui il singolo interessato andrà in pensione, a partire dalle nuove normative, ed anche comparate con la differenza rispetto alle precedenti.

Per curiosità ho provato a usufruire di questa “simpatica” iniziativa, ed il risultato mi ha decisamente lasciato con l’amaro in bocca. Un verdetto impietoso: 67 anni e due mesi. Sei anni in più con le nuove normative, rispetto alle precedenti.

Il perché di questo mio sgomento è dovuto principalmente a quella che è la mia professione, l’autotrasportatore, che non ho potuto indicare alla voce generica in cui mi si richiedeva se sono solo un “dipendente” o un “autonomo”.

Mi sono immaginato al volante di un camion in età così avanzata, con i turni di guida che oggi, a 33 anni, riesco a fare ma che certo saranno poco compatibili con il sopraggiungere della vecchiaia. La cosa che mi preoccupa di più è poi il contratto che ho dovuto accettare, se volevo lavorare, che non garantisce l’adeguato versamento di tutti i contributi. Se ci aggiungiamo poi oltre un anno di occupazioni saltuarie, causate dalla disoccupazione, mi ritrovo a temere che il verdetto finale potrebbe essere ancora più impietoso.

Cosa dovrei fare?

Da più parti viene suggerito di farsi una pensione integrativa. In quanto v’è la certezza ormai che l’INPS in un futuro prossimo potrà erogare solo delle elemosine.

Il problema è che risulta impossibile, con gli attuali stipendi ed il costo della vita quotidiana, accantonare anche solo un euro per un progetto simile.

Per poter pensare al futuro, la mia pensione, ed affrontare il presente, dovrei almeno avere il doppio dello stipendio. Impossibile, viste le attuali condizioni.

Vorrei anche comprare casa, mettere al mondo una discendenza, due cose che fanno ulteriormente tramontare l’ipotesi di poter pensare seriamente a crearmi un trattamento pensionistico privato. La mia paura è di non poter giungere ad un bel niente incartato. Di sprecare la mia esistenza giorno dopo giorno, nel tentativo di sbarcare il lunario quotidiano, ritrovandomi poi con un pugno di mosche in mano e tanta indigenza quando avrò i capelli bianchi.

La stupida retorica sull’allungamento delle aspettative di vita mi reca sempre maggior intolleranza. Il disprezzo verso chi sottovaluta la reale conformazione socio/occupazionale dell’Italia non ha più limiti.

C’è stato un delitto, compiuto da una classe dirigente scellerata, che ancora guida la nazione, verso le giovani generazioni a cui è stato prospettato un futuro di “comoda” precarietà dorata. Riconosciamo la maestria di coloro che guidano questo sistema, nell’aver saputo creare un clima anestetizzato, in cui proprio chi oggi dovrebbe preoccuparsi maggiormente del proprio avvenire non lo fa.

Eppure i nodi verranno presto al pettine, e sarà compito di chi, come noi del Movimento di Transizione Nazionale, oggi sembra vedere la luce fuori dalla caverna trovare una valida soluzione anche alla questione della giustizia previdenziale, e del ritorno al senso della misura tra diverse generazioni.

Dobbiamo fare in modo che lo Stato riesca a gestire il ciclo di vita occupazionale degli italiani in modo efficiente, con un ricambio tra diverse generazioni di lavoratori non dettato da sedicenti “aspettative di vita”, o dalla necessità di rispettare parametri imposti dall’esterno, bensì da fattori sociali più solidi e reali. Vogliamo la garanzia di contratti che ridiano dignità alle competenze e capacità professionali, la razionalizzazione del sistema scolastico che indirizzi il singolo verso il loro sviluppo.

Non possiamo permettere che ci si prospetti un futuro simile a quello degli schiavi. Perché questo diventeremo se accetteremo supinamente le ricette “anti/crisi”, che ci prospettano i curatori fallimentari dell’Occidente.

Gabriele Gruppo

Segretario Politico del Movimento di Transizione Nazionale

Share
Tags:

Lascia un commento