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La grande muraglia di marzapane

La nuova bolla? In Cina

La ripresa globale è trainata dalla Cina, ormai è un dato assodato. Ma sul gigante asiatico molti analisti cominciano a vedere un’ombra: quella della bolla immobiliare che prima o poi esploderà.

I prezzi del mercato immobiliare cinese nel mese scorso hanno registrato l’ennesima impennata: +10.7% su base annuale nelle maggiori città, ben oltre il punto e mezzo percentuale delle statistiche ufficiali, scrive oggi il Financial times. Inutili, fin qui, i tentativi del Governodi calmierare il mercato anche con un programma enorme per la costruzione di alloggi in tutto il paese.

Gli analisti però cominciano a teme effetti devastanti di una crescita che marcia a ritmi insostenibili: da qui gli inviti a banche e fondi a investire con cautela nel mercato immobiliare cinese, che negli ultimi 12 mesi ha offerto profitti senza pari.

Il Premier Wen Jiabao, nel suo discorso annuale al Parlamento cinese, la settimana scorsa, ha promesso che il governo vigilerà contro gli speculatori immobiliari cercando di non penalizzare quanti ancora non hanno una casa.

WP: la dipendenza cinese
Il Washington Post vede un’altra forte ipoteca sulla crescita cinese: quella delle esportazioni. Gli ultimi dati – a febbraio + 45,7% su base annua – inducono all’ottimismo ma alcuni esperti fanno notare che per sostenere l’attuale crescita in doppia cifra del Pil la Cina dovrebbe continuare a esportare sempre di più nei prossimi anni: “La dipendenza cinese dalle esportazioni è insostenibile nel lungo periodo”, ha detto ad esempio Robert Zoellick, presidente della Banca Mondiale. PEr il FMI la Cina per mantenere una crescita del Pil dell ‘8% annuale dovrebbe raddoppiare le sue export da qui al 2020. La questione, spiega il WPost, diventa allora capire come e quanto cambierà l’economia cinese. Ovvero, se la spinta alla produzione si trasferirà gradualmente dalla domanda del resto del mondo a quella interna.

Prezzi
L’ inflazione intanto cresce ad un tasso piu’ alto del previsto, facendo registrare in
febbraio un aumento del 2,7% dei prezzi al consumo, secondo i dati diffusi  dall’Istituto nazionale di Statistica di Pechino. L’accelerazione rispetto a gennaio – quando il tasso di crescita e’ stato dell’1,5% – ha rafforzato i timori di un
’surriscaldamento’ dell’economia, al quale hanno contribuito nei mesi scorsi i massicci interventi statali in funzione anti-crisi.
Il paniere sul quale vengono calcolati i prezzi non comprende inoltre il settore immobiliare, nel quale l’inflazione è cresciuta in febbraio del 10,7%, sempre secondo i dati ufficiali.

fonte www.rainews24.it

Ieri, 10 Marzo, abbiamo inserito nella sezione Thule-news una breve sintesi di tutte le criticità riguardanti l’economia cinese.

Situazione che stiamo monitorando da diversi mesi, e che ci  sta facendo sospettare che qualche cosa stia puzzando dalle parti della “città proibita”, e non ci riferiamo certo all’inquinamento che flagella Pechino.

Oggi, 11 Marzo, vi proponiamo questa notizia, che conferma l’importanza di non sottovalutare ciò che sta succedendo a migliaia di km dalle nostre beghe da pollaio.

C’è il rischio concreto che la Cina, super potenza in ascesa, non stia riuscendo ad imbrigliare quelle stesse forze che hanno innescato la sua tumultuosa crescita economica.

Ancora una volta il dito è puntato sulla conclamata bolla immobiliare, prossima all’esplosione, che farebbe apparire quella di Dubai un giochetto da “Monopoli”.

Poi troviamo l’ipertrofica produzione industriale, altro fattore che non sembra esser più sotto controllo. Infatti, per mantenere l’armonia del popolo, i rossi mandarini del Celeste Impero devono tenere occupati i cinesi nella produzione di ogni tipo di manufatto. Un rallentamento nel settore industriale provocherebbe una crisi occupazionale, che innescherebbe sicuramente una escalation di tensioni sociali, oggi tenute a freno proprio dallo sviluppo economico.

Per il momento i nervi della globalizzazione sembrano essere quieti, ma ciò vorrebbe dire solo due cose; o la totale inconsapevolezza di quanto grave sia la situazione in atto. Oppure la mera simulazione, la calma apparente di chi attende la tempesta, e cerca di allestire una scialuppa di salvataggio.

Ricordiamo ai lettori che le scialuppe di salvataggio del Titanic non bastarono per tutti.

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