Il Ponte di Cassandra (la conclusione)

Il Ponte di Cassandra (la conclusione)

Un breve preambolo alla conclusione: il biennio “pandemico”

Tutto cominciò in modo estremamente strano, in quel frangente di inizio anno che vide, per la prima volta, i media mainstream divulgare notizie relative ad un grosso focolaio virale in Cina, nell’ormai famigerata città di Wuhan, sconosciuta ai più fino a quel giorno, una situazione la cui gravità effettiva si palesò per l’appunto ad inizio 2020. In tutto vi era del paradossale fin da principio, un quadro cui nessuno avrebbe mai dato credito, quale prospettiva di criticità mondiale, se non si fosse sviluppato con modalità e tempistiche a dir poco travolgenti. Per poi protrarsi mese dopo mese, in una ridda di avvenimenti contrastanti ed incongruenti, sempre sul crinale dell’ambiguità. Infatti, nel lasso di tempo intercorso dai primi allarmi circa la pericolosità del virus, fino al finire del 2021, si può dire che il pianeta, in gran parte delle sue regioni (specie quelle più sviluppate), abbia vissuto la prima (finta) problematica sanitaria emergenziale del nuovo secolo, corroborata da una grancassa mediatica che molto ha enfatizzato, e poco ha approfondito. Tuttavia, vorremmo far notare, che questa pestilenza (mediaticamente ipertrofizzata) non ha mai avuto tassi di mortalità così gravi, ad esclusione delle zone geografiche più colpite, comunque circoscritte, atte a giustificare ciò che abbiamo visto e subito in questo biennio,  quali misure di “emergenza” draconiane messe in campo da Governi ed Istituzioni in giro per il pianeta.

A noi certo non interessa fare la cronistoria del “corona virus”. Il panorama dell’informazione prospera di menestrelli e cantori di tale sedicente pandemia. Ciò che ci ha spinto ad inquadrare nelle ultime analisi e riflessioni di quest’articolo anche tale argomento, è non tanto per ciò che rappresenta in sé; una questione di criticità sanitaria globalizzata. Quanto per quelli che sono stati i suoi risvolti e i suoi sviluppi politici, economici e sociali in determinate aree del pianeta. Partendo dal presupposto che, ne siamo certi, il biennio pandemico ha inciso in modo diverso, e non univoco, nelle diverse macroregioni cui si compongono i continenti.

Nel biennio appena trascorso, infatti, abbiamo visto una decisa accelerazione verso prospettive di ridefinizione sociale, economica, politica e financo culturale, su vasta scala geografica, grazie al propellente di una condizione di “eccezionalità”, non certo eccezionale ma piuttosto pianificata a tavolino. In quanto era chiaro da tempo che il sistema imperante aveva necessità di fornire una sterzata brusca verso un nuovo paradigma di sviluppo, a suo dire, necessario per tutto il globo, e per farlo serviva una cesura forte con l’equilibrio andatosi a cristallizzare nel post crisi economica del 2007/2008. Servono eccezionalità convincenti, per poter giustificare nuove modalità, nuove regole e prospettare nuove “opportunità”.

Opportunità il cui compito è di bilanciare il risvolto negativo della medaglia. Ricordiamo ancora coloro che, proprio negli anni della crisi economica mondiale, con i suoi pesanti contraccolpi sociali, parlavano del cercare: “Opportunità nella crisi”. Nulla è cambiato, anche in questo frangente storico, così ravvicinato a quella precedente criticità, l’imperativo categorico è quello di mostrare che, tutto sommato, i timonieri sanno quello che fanno, lo fanno per il bene di tutti, e per nome e per conto di tutti. Ed esortano, anche questa volta, a vedere le “opportunità nella crisi”.

Durante le misure di chiusura e di distanziamento sociale, articolatesi nel 2020 ed ancora oggi in vigore, numerosi popoli, in particolare quelli più sviluppati, sono stati esortati a vedere come un’esperienza positiva questa nuova modalità d’interfaccia umano nelle sue varie manifestazioni: lavoro non manuale, istruzione, svago/intrattenimento, ecc. Un modus vivendi calmierato da nuove norme di comportamento, in cui l’importanza degli strumenti informatici diventava pressoché totalitaria.

Serviva un pretesto, ed il pretesto è arrivato, così da poter cominciare quella litania, già per altro sentita molte volte da inizio secolo: “Nulla sarà più come prima”.

Attraverso questa frase, con un incedere deciso e ridondante, il sistema si è dapprima sbarazzato degli ultimi orpelli di differenzialismo economico del XX secolo, con l’avvento della globalizzazione e del “miracolo cinese”, che coniuga autoritarismo tecnocratico con liberismo economico, due antitesi fino a non molti decenni fa. Per giungere a ridimensionare, emergenza dopo emergenza, i più “sacri” principi anche in Occidente: libertà e democrazia.

2022: pillola rossa o pillola blu?

A volte, una riflessione, fa più rumore di tante parole.

Siamo certi che tutto, o quasi, si poteva immaginare, fuorché assistere a ciò che è il nostro presente, nei suoi aspetti più palesi, tanto quanto a quel che si cela sottotraccia, lontano dai riflettori, distante dai social network. Un presente in cui la realtà è finzione, la verità è cecità consapevole, il futuro una delega in bianco.

Inutile sviscerare ossessivamente i dettagli di questo presente, qualsiasi essi siano, in quanto ciò che essi sono nella sostanza, se non presi singolarmente ma nella loro connessione sistemica, offre il quadro che, con una certa insistenza, tentiamo di fornire da tempo. In cui, tassello per tassello, ci si ritrova di fronte ad un muro impenetrabile come quello che fu edificato a Berlino, eppure trasparente come il cristallo più puro.

“I muri crollano”.  Direbbero i più fiduciosi, o i più babbei, a seconda della prospettiva d’osservazione.

Certamente, però crollano quando non sono più utili a nessuno, e non crollano certo da soli.

Il problema suppletivo è che, se il muro non è visto come tale, se è trasparente ed offre delle illusorie prospettive rassicuranti di “libertà”, ecco che la sua funzione di perimetro di una prigione non sarà avvertita dalle masse. Le masse penseranno di non essere entro il perimetro di una prigione, e si atterranno ad osservare il panorama di “libertà” concesse o promesse, in nome di una affannosa ricerca di una normalità perduta. Ciò vale in special modo per le masse considerate più sviluppate da un punto di vista socio/economico, culturale, tecnologico, ecc.

Esse, e lo ribadiamo, sono i principali oggetti d’intervento ristrutturatore, su cui maggiormente il sistema vuol incidere nel futuro prossimo.

Che nessuno s’illuda; non avverrà alcun fantomatico “risveglio” delle masse. Morfeo è calato sull’Occidente, quello “libero” per intenderci, quello che doveva insegnare (agli altri) gli errori e gli orrori di cui la storia trabocca nel suo millenario incedere attraverso il tempo. Un pulpito talmente traballante, che presto non servirà nemmeno più, in quanto si è già aperta l’epoca della prigione senza sbarre né catene, senza guardie munite di manganello, in cui si assisterà ad un processo di autoreclusione/autocastrazione collettiva, che sarà (comunque) chiamata “libertà”. Il tutto accompagnato dal politically correct, vera e propria neo educazione civica moralistica, per omuncoli globalizzati; vistosa quanto un elefante in una cristalleria, e vuota come un reality show. Perché le parole, quando prive di principi identitari, possono essere utilizzate come dei contenitori da riempire con qualsiasi cosa. Ed il politically correct rappresenta l’essenza di questo assioma, in cui si distorcono le parole, e si rimettono in discussione anche le cose più palesemente logiche, in nome di un pensiero debole mediaticamente diffuso, confacente a poteri forti.

Nell’anomala conclusione di questo nostro articolo, che non ha la pretesa di essere né un prontuario per ribelli “fai da te”, né una lunga sequela di informazioni, utili soltanto ad estemporanee dissertazioni finalizzate al nulla in un forum o in un gruppo di discussione virtuale, ecco che proponiamo una metafora tratta da un’opera cinematografica di oltre due decenni fa, disinteressandoci di quanta consapevolezza ci fosse in coloro che la trasposero dal canovaccio del copione alla pellicola.

Chi vi scrive è ora danti a Voi, le mani sono aperte a porgere in ogni palmo una pillola. Ne dovrete scegliere una.

Buona fortuna!

Pillola blu

Vi hanno portato per mano verso un secolo di grandi opportunità: internet, la globalizzazione, le comodità intrinseche ad una tecnologia diffusa ovunque; facile da assimilare nel quotidiano, facile da comprendere nei suoi meccanismi, in quanto sempre più intuitiva per uomini ormai assuefatti a processi informatici anche di base. Vi hanno detto che era il progresso, che era per il vostro bene.

Vi hanno addomesticato ad accettare un controllo costante dei vostri spostamenti; prima c’erano le “celle telefoniche”, poi è arrivata la “rete”, infine la geolocalizzazione. Vi hanno detto che era il progresso, che era per il vostro bene.

Vi hanno concesso di dire tutto ciò che volevate (all’inizio) senza restrizioni ma, con l’andar del tempo, in modo sempre più indirizzato vi hanno fatto accettare un pensiero unico, omologante, non più orbato da triviali frontiere culturali, sociali, generazionali, ecc. In un no border esistenziale di piramidi etico/valoriali rovesciate, in cui il relativismo e l’individualismo sovrastano ogni aspetto dell’essere contemporaneo liquido. Vi hanno detto che era il progresso, che era per il vostro bene.

Vi hanno rassicurato la coscienza, facendovi credere che grazie a questo secolo di grandi opportunità, centinaia di milioni di persone in tutto il pianeta si sono affrancate da miseria ed arretratezza, e che se adesso in Africa gli iPhone sono diffusi tanto quanto l’AIDS, o i cinesi possono indebitarsi tanto quanto gli statunitensi, è merito della globalizzazione, e che essa è irreversibile quale fenomeno epocale positivo. Vi hanno detto che era il progresso, che era per il vostro bene.

Vi hanno convinto che eternità, identità, realtà, non sono altro che parole desuete, in quanto tutto, uomini, merci ed idee, nel XXI secolo, dovrà fluire senza sosta, senza ostacoli, senza vincoli, in un continuo mutamento ravvicinato nel tempo di forma, di sostanza, di realtà. In quanto il “tempo” sarà dettato dalle necessità del mercato. Vi hanno detto che era il progresso, che era per il vostro bene.

L’uomo sarà plasmato alle necessità del mercato. Il mondo sarà a disposizione del mercato. La sua finitezza non sarà più un problema in quanto, grazie alla realtà virtuale (offerta dal metaverso), ogni legge fisica sarà abbattuta, ed il mercato potrà crescere a dismisura all’infinito, in uno spazio infinito, a disposizione di masse consumatrici ipersviluppate. Tuttavia, il mercato avrà sempre bisogno di differenziare il proprio raggio d’azione produttiva; l’offerta di beni e servizi. Per questo motivo, grazie alla così detta “transizione economica”, si stanno formando macro categorie sociali, omologate a livello globale, che saranno funzionali a consumi via via meno “raffinati” da un punto di vista tecnologico, fino ad arrivare all’ultimo gradino di questa piramide, in cui arrancheranno gli “impastatori di letame”; coloro che vivranno di ogni tipo di scarto, e che con il loro lavoro/schiavo forniranno le preziosissime materie prime necessarie ad ogni filiera produttiva, oppure andranno a ricoprire mansioni a bassissimo valore aggiunto, soprattutto nelle così dette “nazioni sviluppate”, in un quadro di sussistenza esistenziale di poco superiore alla semplice sopravvivenza quotidiana. Vi diranno che sarà il progresso, che sarà per il bene di tutti.

Questo è il mondo che potrete accettare con facilità, o che vi faranno accettare con facilità, la cui “facilità” sarà tuttavia inversamente proporzionale all’eventuale collocamento del singolo nella stratificazione decrescente della piramide sociale, che caratterizzerà la globalizzazione 4.0 ed in ciò che sarà la sua natura totalitaria e totalizzante. Non crediate che potranno più valere definizioni anacronistiche quali “terzo mondo”, “nazioni emergenti”, “mondo libero”, ecc.

Tali classificazioni saranno preistoria antropologica.

Gli Stati non saranno più un riferimento, quanto un oggetto del mercato. La globalizzazione avrà bisogno soltanto di grandi categorie sociali prive di confini; quelle apicali interconnesse tra i diversi continenti, mentre dentro gli stessi “confini”, di quei gusci vuoti che saranno gli Stati vetusti, si troveranno caste (poiché questo saranno) non comunicanti tra loro, tuttavia simbiotiche in quanto parti diversificate del processo di produzione/consumo massificato, diversificato in modalità apartheid, confacente alle dinamiche e alle necessità del mondialismo speculativo apolide.

Vi diranno che sarà il progresso, che sarà per il bene di tutti.

Non ponetevi domande (se volete), non contestate (se volete), scegliete la pillola blu dell’acquiescenza (se volete), perché accettandone gli effetti allucinogeni, potrete così addormentare qualsiasi impulso vitale che vi possa portare fuori dalla caverna, ad osservare quello che è il futuro che ci attende, e che stanno programmando i burattinai di questa epoca, attraverso le sperimentazioni di ingegneria sociale, intraprese non soltanto negli ultimi due anni, ma che hanno la loro progressione graduale nell’ultimo mezzo secolo. Sì, perché la “lunga marcia” del travaso comunicante tra una società aperta ad una società liquida, fino all’accoglimento del sistema vincente tecnocratico/liberista improntato al modello cinese, è cominciata molto prima del biennio pandemico. Ciò cui (impotenti) assistiamo oggi, è soltanto la sua sferzata definitiva verso ciò che il mondialismo auspica quale parto travagliato del XXI secolo: spingere il mercato ad infrangere ogni limite. Diventare, in una parola, DIO a tutti gli effetti.

Cosa resterà delle libertà individuali? Nulla, in quanto chi prenderà la pillola blu, potrà soltanto sperare di rientrare nel novero di coloro cui sarà concessa la parte alta o medio/alta della “transizione economica”. In quanto oggetto passivo delle necessità mondialiste, il singolo non potrà avere nessun ruolo, sradicato come già è da qualsiasi forma di comunitarismo, che possa in qualche modo fare fronte compatto. Ed anche in questo frangente, vi diranno che sarà il progresso, che sarà per il bene di tutti.

Pillola rossa

Chi prenderà la pillola rossa, scoprirà quanto buia e profonda si rivelerà la tana di questo satanico bianconiglio. Vedrà il muro fatto di cristallo, che stanno finendo di creare intorno alle nostre esistenze, la “prigione/non prigione”, in cui tutto sarà edulcorato, tuttavia, decisamente più spietato di qualsiasi polizia politica del passato.

Chi prenderà la pillola rossa, si sentirà come un leone, che ruggisce in un deserto fatto di miraggi e di allucinazioni. Chi sarà consapevole della realtà che lo circonda, si sentirà piccolo ed in qualche modo impotente, tuttavia, consapevole quindi forte.

Cercherà di differenziarsi per quanto più possibile dai morti viventi con cui condivide le singole giornate, di cui è composta la quotidianità. Tenterà di sottrarsi (sempre nel limite del possibile) a controlli e controllori, mantenendo un sacro confine tra la propria esistenza e la vulgata imperante che lo circonderà, che lo guarderà con sospetto, che forse farà finta di ignorarlo pubblicamente, in quanto, alieno ed allogeno al progresso. Scordatevi l’iconografia dell’eroe “solo contro tutti” che alla fine trionfa, in quanto non si tratterà di eroismo, quanto di spirito di sopravvivenza. Per sé e per quel circuito ristretto di affetti su cui potrà contare. Ognuno dovrà scegliere il modo e le modalità di resistenza e di sopravvivenza, che più saranno confacenti ai suoi scopi e alle sue necessità. Inutile cercare programmi, ricette, soluzioni politiche. In questo emisfero del globo, che da tempo ha ormai rinunciato a voler fare la storia, le masse sono intorpidite dalla promessa, nemmeno troppo velata, di poter aumentare le loro comodità esistenziali, attraverso un progresso tecnologico incommensurabile, a portata di tutti (o quasi), capace di creare veramente quel “paradiso in terra”, che più nessuna religione o ideologia può garantire. L’occidentale/tipo ha già delegato le sue responsabilità alla democrazia rappresentativa. Ora sta accettando forme di libertà sempre più condizionate dalle mutevoli esigenze del mondialismo e dei suoi paradigmi.

Scordatevi messia, profeti, o “uomini della provvidenza”, calati dall’alto per qualche strana intercessione divina o metafisica. Sarà una lotta resistenziale anonima, logorante, faticosa, spesso solitaria. Una via battuta soltanto da altri sodali altrettanto solitari.

Scegliere la pillola rossa vorrà dire vedere ciò che la massa non vuol nemmeno prendere in considerazione, esser come Cassandra; inascoltata e guardata come minimo con sospetto. Cerchiamo almeno di non fare la sua brutta fine. Resistenza non è per forza martirio.

Ascoltiamo attentamente coloro che, in continuazione, ci diranno che questo è il progresso, che contro di esso non si può combattere, che si deve essere felici della sua preponderanza, in quanto ci libera dai “rischi del passato”. Bisognerà esser grati ai portatori di progresso, loro sì vogliono filantropicamente il bene dell’umanità. Tutto questo è vero, credetemi, una verità lampante, facile da trovare, difficile da dimenticare, in quanto, mentre la ragione vorrebbe che anche noi ingoiassimo la pillola blu, così da poter godere del mondo degli “uguali”, popolato da cittadini del mondo, divisi in caste rigide, ma pur sempre liberati dalle catene dell’identitarismo, e dagli errori del passato. Lo spirito dovrà sempre gridare in noi che la nostra natura è migliore, più forte magari, o forse meno propensa all’egualitarismo. Non perfetta ma non mercificabile. Animata da quella fedeltà a principi eterni, solidi, e alla responsabilità intrinseca verso chi ci ha preceduto, e verso coloro che seguiranno. Certamente non riusciremo a fare la storia, però lotteremo come potremo, da soldati dell’esistenza, silenziosi e testardi, per non far scrivere la nostra storia ad altri, terremo la posizione in modo deciso, cedendo a volte per stanchezza, ma cercando sempre di riconquistare il terreno perduto senza sosta, senza tregua. Perché le vite non sono tutte uguali, perché vivere non è soltanto respirare.

Perché vivere è lottare!

Gabriele Gruppo

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