Il ponte di Cassandra (prima parte)

Il ponte di Cassandra (prima parte)

Globalizzazione terminale

Partiamo da un punto imprescindibile: Siamo nella seconda decade del XXI secolo, e nulla di ciò che fu prospettato quale “avvenire a portata di mano”, in quell’ormai lontano 31 Dicembre 1999, si è de facto concretizzato nelle modalità che molti credevano necessarie, o addirittura indispensabili, nel percorso che doveva seguire il processo di sviluppo di mondiale.

Detto questo, il sistema/modello che si è profilato con sempre maggior forza e nitidezza, sulle ceneri del vecchio mondo post bipolare, anno dopo anno ci ha portati ad assistere ad uno stravolgimento sostanziale di ogni prospettiva di sostenibilità strutturale e complessiva, coinvolgente lo sviluppo della nostra civilizzazione post moderna. “Sostenibilità”, parola di cui si abusa, tuttavia posta dalla comunicazione mainstream ad indicare soltanto un aspetto, quell’eco/ambientale, delle problematiche contemporanee. In realtà, la sostenibilità di tutto ciò che oggi coinvolge organicamente il complesso castello di carte definito comunemente globalizzazione, è palesemente non più in grado di reggere o calmierare tutte le criticità sorte nell’ultimo ventennio.

Potremmo quindi ipotizzare, che il modello non sia più in grado di adempiere quelle sue funzioni, espletando ciò per cui era stato posto in essere. In pratica, l’assetto del progresso a trazione globalizzata sta mostrando dei limiti oggettivi decisamente grossi.

Per tali motivi, poniamoci seriamente questa domanda: “Ma la globalizzazione è sulla via della sua conclusione?”.

Sotto certi aspetti sì, in quanto è andato completandosi ormai il processo graduale di connessione economica, imprescindibile nei suoi aspetti principali già ben prima del nuovo secolo, che ha posto in essere una vera e propria ragnatela d’interdipendenze tra Stati, grandi trust economici sovranazionali, e mercati (siano essi regionali o continentali).

Tecnicamente nessun soggetto Stato/nazione si trova al di fuori dall’interdipendenza globale, nemmeno soggetti come la Corea del Nord, giusto per fare un esempio estremo. E non esiste nessuna potenza globale o regionale che sia svincolata dai precetti del mercato.

Sintetizzando brutalmente: ad oggi non esistono soggetti realmente antagonisti al sistema mondialista.

Allora, perché ritenere conclusa la globalizzazione?

Semplice, perché essa ha concluso la sua fase espansiva e pervasiva, ed attraverso la mutazione dei paradigmi di sviluppo che l’avevano caratterizzata fin dai primi esordi, cerca di perpetrare la sua validità agli occhi dei popoli. Post modernità, globalizzazione e progresso, rappresentano la vera trinità in perenne mutazione paradigmatica del mondialismo. Trimurti cui nessun soggetto (in teoria) dovrebbe sfuggire, a detta dei suoi esegeti, o sottrarsi ad una venerazione acquiescente. In quanto, essa compenetra ogni aspetto dell’esistenza, anzi, stiamo ormai tracimando nel principio filosofico dell’essere la sola esistenza possibile.

Era da tempo che attendevamo questo momento.

Negli ultimi anni abbiamo cercato di osservare con attenzione le avvisaglie e ciò che presagiva l’inevitabile seconda grande crisi del nostro secolo; il paradigma della Globalizzazione multipolare sta vivendo il suo punto di non ritorno.

In questa nostra lunga e non facile sintesi, cercheremo di far comprendere come il nostro contemporaneo sarà ricordato nell’avvenire quale frangente storico saliente, in cui i nodi arriveranno uno dopo l’altro al pettine, ed in cui o vedremo la fine della globalizzazione, così com’è stata intesa fino ad oggi, e l’inizio di una “terra incognita” dove tutto sarà rimesso in discussione, definitivamente, ma non certo in modo tranquillo e colloquiale. Oppure assisteremo al terzo cambio di paradigma della post modernità, in cui il sistema imbriglierà l’umanità in una ferrea struttura ultra liberista, ed in tal caso potremo deporre ogni speranza di un mutamento radicale di quel destino infausto che ci porterà, a tappe sempre più serrate, dalla velleitaria società aperta alla totalitaria società liquida.

Per essere più chiari, partiremo col descrivere in modo schematico i primi due paradigmi della globalizzazione. Questione non di secondaria importanza, visto che proprio dalla metamorfosi della globalizzazione, occorre partire per comprendere ogni criticità dei nostri tempi.

I Paradigma: “Il passaggio di consegne”

E’ stata la prima ipotesi sullo sviluppo della globalizzazione, teorizzata e messa parzialmente in pratica a ridosso della fine del (fasullo) bipolarismo ideologico, che caratterizzò la seconda metà del XX secolo. Essa prevedeva, con la scomparsa dell’Unione Sovietica, e la conversione dei regimi comunisti asiatici sopravvissuti (Cina, Vietnam, ecc.), ad un’economia ultra mercatista, irreggimentata però in un modello politico dispotico, il sopravvivere di una potenza geostrategica egemone, gli Stati Uniti d’America, che avrebbero dovuto garantire attraverso un attivismo finanziario e militare, il “passaggio di consegne” tra il baricentro economico atlantico, verso un baricentro economico Asia/Pacifico. Baricentro in cui la Cina, nazione dalle enormi potenzialità produttive e consumistiche, avrebbe assunto un ruolo dominante; in principio solamente sul piano economico, ed in seconda battuta soppiantando parzialmente la super potenza americana. Furono gli anni di quella che, noi di Thule Italia, definimmo “economia del fantastico”, che descrivemmo in numerosi articoli con dovizia di particolari, e con una buona dose di pragmatismo.

In tutto questo quadro d’insieme, il Vecchio Continente avrebbe assunto, attraverso il processo d’integrazione economica, la costruzione a ranghi serrati dell’Unione Europea e l’adozione di una moneta unica, l’euro, un ruolo di sedicente “super potenza morale”; economicamente stabile, grazie all’egemonia tedesca, tuttavia marginale nella proiezione geopolitica, ad eccezione di alcune realtà nazionali, come Francia e Gran Bretagna, funzionali comunque allo sviluppo del paradigma.

Con la crisi finanziaria iniziata nel 2007, divenuta ben presto crisi di sistema, questo primo paradigma s’interrompe nel suo sviluppo, per essere accantonato definitivamente a fronte della necessità di non far collassare in modo irreversibile le aree macroeconomiche più mature, e da cui de facto era iniziato il processo di globalizzazione; Stati Uniti ed Europa. In quanto ancora indispensabili nelle loro prerogative di funzionalità per la finanza speculativa apolide, nell’ambito dei processi di produzione/consumo, e nel ruolo geopolitico di alcuni suoi elementi.

II Paradigma: la globalizzazione multipolare

Attraverso tutta una serie di procedimenti di “salvataggio” delle aree e dei settori più colpiti dalla crisi del 2007, il processo di globalizzazione non s’interruppe. Bensì, dopo un breve rallentamento, modificò il paradigma, attraverso un cambio di prospettiva: non era più necessario un unico baricentro egemone di coordinamento dei processi economico/finanziari, e non era più necessaria la ricerca di un fattore di stabilità strategica attraverso la proiezione di una super potenza univoca.

L’economia mondiale trovò una via di fuga dal totale collasso, nell’implementare importanza sistemica a quelle che furono definite “nazioni emergenti” che, oltre alla Cina, potevano garantire una crescita in punti di PIL adeguatamente alta, spesso gonfiata ad arte, in grado di ammortizzare le ripercussioni dei “salvataggi”, operati in Europa e negli USA dalle centrali di potere finanziario apolide, dalle banche centrali e da gruppi multinazionali tra i più diversi.

Il mondo si scopre desideroso di multipolarità; Cina, India, Russia, Brasile, ed in misura minore altre nazioni di proiezione più regionale, assurgono quale contraltare dinamico a tutto campo, rispetto all’Occidente, ormai ritenuto non più indispensabile, e dove dominano le ripercussioni della crisi sistemica. Sono anni di grandi “miracoli” economici, che hanno quali protagoniste nazioni non strutturate né socialmente né finanziariamente come l’India, o come il Brasile, altro esempio negativo, che attraverso politiche espansive al proprio interno, corroborate dai proventi degli alti prezzi delle materie prime, pretendevano il proprio “posto al sole”, senza pensare alla fallacità nella tenuta dei loro sistemi interni al mutare di alcuni fattori nei processi di produzione/consumo globali.

Il rovescio della medaglia del multipolarismo in ambito geopolitico, si è rivelato poi anch’esso comunque molto difficile nella sua gestione, in quanto non esistendo una collegialità globale nell’affrontare conflitti e faglie di criticità tra attori di diverso livello, si è arrivati ormai ad avere quelle che sono state definite alleanze a “geometria variabile”, tanto spregiudicate, quanto destabilizzanti. Ad accompagnare ciò, anche tutta una serie di torsioni economico/finanziarie, che non tarderanno a ridimensionare il ruolo di molti Stati “emergenti”, e a portarci verso lo snodo cruciale che stiamo vivendo.

Di fatto il II Paradigma, la globalizzazione multipolare, ha mostrato nel breve volgere di meno di un decennio (2011/2019), tutta la sua scarsa attitudine a poter durare nel lungo termine. Troppi i fattori discordanti, troppe le forze e le criticità sorte quale diretta conseguenza della corsa di ogni attore, tanto geopolitico, quanto macroeconomico, nel volersi ritagliare il proprio spazio d’influenza, là dove fattori endogeni o esogeni hanno creato le condizioni adatte; tra vuoti di potere “creati ad arte” (Medio Oriente), fallimenti politici ed economici (America Latina), o promettenti spazi di crescita economica (Africa subsahariana). Occorre non dimenticare anche, i diversi scompensi finanziari, che hanno costellato questo frangente storico.

Riproponiamo integralmente un pezzo del Luglio 2015, così da poter chiarire le fondamenta della nostra analisi:

Ricordate questa data: 8 Luglio 2015.

Ricordatela bene, in quanto essa potrà avere due valenze, chiare, inequivocabili, senza zone grigie.

Il giorno 8 Luglio 2015, ieri, è cominciata ad esplodere la bolla speculativa della piazza finanziaria di Shangai; ed è subito scattato il panico generalizzato, che ha coinvolto tutte le altre piazze asiatiche, portandosi dietro nel calo anche i prezzi di numerose materie prime, di cui la Cina è sovente il primo importatore mondiale, come nel caso del rame.

Noi ce lo aspettavamo da tempo, non lo neghiamo.

Poco più di un mese fa, sempre da queste pagine, componevamo l’ennesimo focus sulla Cina e sulle sue criticità economiche. Non abbiamo sbagliato mira, infatti, il combinato disposto del mix letale asiatico; speculazione a tutti i livelli, opacità del sistema dei prestiti, il famigerato shadow banking, ed eccessiva spregiudicatezza politica nel sottovalutare questi fenomeni, hanno portato la Cina forse al punto di rottura.

Nella notte tra il 7 e l’8 Luglio, oltre 1000 titoli azionari scambiati sui mercati di Shenzhen e di Shanghai sono stati bloccati su decisione autoritaria giunta da Pechino che, in ultima istanza, ha cercato in vano di arginare la falla. Sortendo però quale unico risultato quello di paralizzare praticamente più del 54% di tutto l’azionario cinese ($2,6 trilioni o il 40% del valore). Governo e Banca Centrale si stanno muovendo in queste ore come il classico contadino che chiude la stalla dopo che i buoi sono già fuggiti, mentre miliardi di dollari sono già andati in fumo.

A nulla valgono né le rassicurazioni ufficiali, né quella sorta di sottile censura, volta a minimizzare, anche in Occidente, la portata dell’evento.

Se tutto andrà come nel 2007/2008 con lo scoppio della bolla sub prime statunitense, la detonazione a livello globale è garantita. Quel che sta avvenendo oggi con la Cina, in quella che doveva essere l’economia del “fantastico”, è tuttavia ben più grande e grave di ciò che abbiamo vissuto in questi anni.

Dovete pensare che proprio per il fatto che fu il Drago asiatico a reggere l’urto del contagio post 2007, grazie alla sua crescita economica e al suo essere divenuto il motore manifatturiero mondiale, oggi il collasso potenziale del suo sistema finanziario equivarrà ad una valanga senza precedenti, capace di abbattersi ovunque la Cina abbia portato i suoi interessi, quindi, Europa inclusa. Per non parlare poi dell’enorme esposizione debitoria che gli Stati Uniti hanno con Pechino… cifre che ammazzerebbero un toro economico di qualsiasi tipo.

Se eravate preoccupati per la “Grexit”, per l’euro e la sua difficile situazione, o se non siete mai andati oltre la questione “migranti”, bene, state pur certi che se tutto andrà come deve andare, cioè con il collasso della Cina, ed avremo tante sorprese da levarcene la voglia, saremo solamente all’inizio di quella svolta epocale cui noi aneliamo da molto tempo.

Preparatevi quindi, o siamo solamente all’inizio della fine, oppure questo sistema dimostrerà forse di avere ancora degli assi nella manica. Noi, da quel che possiamo intuire, pensiamo che sia stata chiusa con l’8 Luglio 2015 una partita, e che sia cominciata (finalmente) una fase storica nuova.

Il nostro appello lo ribadiamo dunque: Teniamoci pronti, tutto potrà succedere!

Abbiamo voluto riproporre questo pezzo, di quasi cinque anni fa, proprio perché imputiamo alle criticità economico/finanziarie createsi all’ombra della globalizzazione multipolare, i maggiori fattori di rischio che stanno conducendo ad una seconda crisi sistemica globale, in ragione dell’impossibilità, da parte del sistema stesso, di poter rendere sostenibile nel lungo periodo il proprio modello di sviluppo.

Per “sostenibilità”, lo ribadiamo, noi intendiamo non soltanto il termine nel suo utilizzo comune: sostenibilità ecologica, il cui concetto è direttamente legato a doppio filo con gli ambiti economici e di modello di sviluppo globale. Quanto in un insieme di caratteristiche interconnesse, comprendenti sicuramente l’aspetto entropico delle risorse naturali a disposizione del genere umano, ma anche nella sua accezione in ambito sociale, politico e culturale. Ciò nel quadro d’insieme di un’epoca in cui, per la prima volta nella storia, si mette a dura prova ogni forma ipotetica di equilibrio la cui durata sembra ormai essere al quanto effimera.

(segue)

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