Frammenti di storia, che parlano al presente

Frammenti di storia, che parlano al presente

In una situazione di grave crisi economica, occorreva infatti che ciascun soggetto contribuisse alla vita dell’organismo Res pubblica restando “al proprio posto”.

Tratto dal testo delle Ar “Odoacre”, di Tommaso Indelli

Il tramonto ormai definitivo di una grande epoca. I primi incerti passi di ciò che si sarebbe rivelata la genesi di una grande spinta vitale, la quale ci ha condotto ad una nuova parabola declinante, dopo secoli di ascesa trionfale.

Perché guardare ad un tempo così contraddittorio?

Perché cercare punti di connessione storici, e spunti di riflessione in esso?

Semplice, perché non siamo che uomini viventi in un’epoca di contraddizioni. Perché la nostra civilizzazione non sarà ricordata in modo benevolo, se non per i suoi aspetti terminali di limes indistinto tra la fine di un ciclo storico, e l’inizio (incerto) di uno completamente nuovo.

Se vogliamo veramente differenziarci, non dovremmo ambire ad essere ricordati come Giuliano Imperatore o la filosofa Ipazia, ultimi romantici sfortunati bagliori di un mondo che si stava dissolvendo, quanto come coloro che, nello sfaldarsi d’identità, popoli, e comunità nazionali, sono rimasti silenziosamente ma inesorabilmente “al proprio posto”. E che se l’Europa occidentale sarà inghiottita definitivamente dal mondialismo, e dal suo messianismo “liquido”, allora dovremo essere i tessitori anonimi di una tela che un giorno, forse un giorno lontano dalle nostre esistenze, porterà una nuova civiltà in fasce; una civiltà di sole ed acciaio.

Per far ciò non serviranno né “masse” né “moltitudini”.

Per far ciò, servirà restare saldi ed avere perseveranza. Perché nulla è perduto e nulla è già scritto. L’Alto Medioevo ce lo insegna, ed apprendere tale lezione è indispensabile se vogliamo tessere la nostra tela.

Gabriele Gruppo

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