“Carta Verde”: un pizzico di concretezza.

“Carta Verde”: un pizzico di concretezza.

Scriviamo queste righe, in quanto l’argomento è fonte di discussione e polemica.
Così come accadde per la “stagione” degli attentati e del sedicente terrorismo islamico globale, in Occidente si andò a modificare il concetto di sicurezza, stringendo le maglie del controllo sui singoli, situazione corroborata da una vera e propria narrazione del “nulla sarà come prima”.


Anche oggi, così come allora, i toni sono i medesimi, seppur questa volta il gioco del sistema nel voler modificare stili di vita, o effettuare vere e proprie sperimentazioni sociali, è stato a tutti gli effetti molto più pervasivo ed impattante.
La cosa non ci stupisce; chi tira le fila del mondialismo ha da tempo affinato e gradualizzato il proprio modus operandi.

Lungi da noi il voler qui analizzare nel dettaglio tali fenomeni post pandemia (ciò sarà riservato a dei lavori di ricerca più articolati), l’interesse per noi è altro.
Vorremmo, in questo breve scritto, offrire una sorta di indicazioni, per coloro che aspirano ad una presa di coscienza comune, circa il rischio inerente alla messa in rodaggio della “Carta Verde” sanitaria.


Per prima cosa suggeriamo di reperire informazioni affidabili; testi di legge ufficiali, iniziative documentate, ecc.
Il “si dice” o il “flatus vocis”, tendono a screditare ogni posizione antagonista.
Affidiamo le nostre perplessità ad esperti competenti di fiducia, consultando legali ferrati in materia o esperti indipendenti, e che non siano però abbonati al “mensile del complottista”.
Cominciamo ad elaborare proposte sensate di disobbedienza comune, ma non speriamo in velleitarie “rivolte di piazza”, né in Italia né all’estero, per quanto in alcune nazioni europee l’opposizione alla tecnocrazia sia più marcata.

In sintesi: avendo fondamenta solide, e comportamenti non bizzarri, possiamo fare tantissimo, e creare sinergie costruttive.

Gabriele Gruppo

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