I temi del XXI secolo: le Criptovalute (prima parte)

I temi del XXI secolo: le Criptovalute (prima parte)

Con quest’articolo introduttivo, comincia un’articolata serie di riflessioni e di sintesi, che hanno il loro focus nei grandi temi del XXI secolo.

Non abbiamo cominciato a caso con un difficile argomento economico, anzi, di neo-economia o di economia 4.0, in quanto attraverso esso si possono trarre alla vista tutti i riflessi del nostro contemporaneo; dalla globalizzazione, al mercatismo, fino ad arrivare a lambire l’essenza della società liquida.

Cercheremo di offrire la NOSTRA visione di uomini differenziati, su ciò che si sta profilando nell’attuale secolo, quale “ineluttabile” destino che, gradualmente, vedrà coinvolto ogni popolo del pianeta. Un destino, non più dettato dallo sviluppo della Kultur identitaria di genti organizzate in comunità nazionali, quanto plasmato dagli interessi del Dio/mercato, cui la speculazione apolide ne è il braccio secolare.

Che cos’è una criptovaluta?

In questa sede non esporremo i dettagli tecnici, cui stiamo dedicando ampio spazio con interventi in modalità podcast presso il canale Telegram di StampAlternativa (@stampalternativa), piuttosto ne cercheremo di trarre allo scoperto gli aspetti “filosofici”. Non tragga in inganno questo termine, in quanto, ogni aspetto, ogni manifestazione del contemporaneo ha per noi una vera e propria “filosofia” che, per quanto malata e degenerata, ha spessore, profondità e finalità ben precise e palesi. Ripetiamo FINALITA’ PALESI, in quanto non esistono sordidi complotti, orditi da logge segrete d’iniziati, o burattinai occulti, quanto, piuttosto, una rete di soggetti, gruppi di potere, esegeti dell’anti-identitarismo ad ogni livello, e semplici esecutori materiali di essi, che alla luce del sole prospettano di un “mondo nuovo”, in cui l’uomo sarà ormai nella sua forma più libera di sempre.

Certamente, il concetto di libertà, per tali soggetti/gruppi, rappresenta una sorta di neo totalitarismo assiomatico e dogmatico, in cui, dietro ad un antropocentrismo individualista spiccato, si cela nient’altro che l’idolatria dell’economia quale “motore” di ogni cosa, ed alfa/omega del progresso mondiale.

Le criptovalute, per quanto possa sembrare incredibile, data la loro natura funzionale, di strumento di pagamento spacciato per “pratico” e “neutrale”, non sono altro che uno degli aspetti di disgregazione di ogni radicamento, in favore di un orizzonte di veloce movimento di ogni cosa, di un nomadismo esistenziale, oltre che materiale. Le criptovalute violano uno dei principi cardinali, su cui si fonda la volontà di potenza e la manifestazione di esistenza di una comunità di popolo, che si fa nazione, quindi, soggetto aggregato, radicato in un territorio, e dal raggio d’azione dettato da una visione del mondo specifica, e da una Kultur definita.

Il “battere moneta”, è stato, fin dall’antichità e presso ogni tipo di civiltà rilevante tra Europa, bacino mediterraneo ed Asia, una manifestazione di esistenza di ciò che abbiamo appena brevemente descritto. La moneta non era certamente elevata a livello di “allucinazione collettiva”, così come avviene nel contemporaneo, quanto piuttosto uno strumento d’interscambio materiale, avente anche caratteristiche identitarie.

Il fatto che, nel pieno ormai del XXI secolo, abbiano cominciato ad essere ideate “monete” non legate a caratteristiche identificative di una comunità nazionale, quanto piuttosto a prerogative sovranazionali, è secondo noi sintomatico di un preciso orientamento che sta chiaramente prendendo tanto la globalizzazione, ormai capillarmente diffusa, quanto il suo propulsore ideologico; il mondialismo.

Già in ambito di speculazione finanziaria, abbiamo visto come, fin dai suoi albori, quanto il “giocare” con le valute nazionali fino alla loro attuale virtualizzazione borsistica, sia stato il viatico prediletto dal mondialismo per influenzare scelte politiche di natura socio/economica, sminuendo le prerogative degli Stati/nazione, in favore di enti sovranazionali, e di cessione progressiva di sovranità. Tuttavia, il concetto di criptovaluta, nella sua essenza filosofica, rappresenta un gradino superiore nella scala involutiva della nostra civilizzazione post moderna. In quanto recide il vincolo tra l’esclusività del “battere moneta” da parte di un organismo politico organizzato, dato il suo essere espressione di una comunità nazionale, e l’economia nelle sue diverse forme e manifestazioni.

Attraverso la criptovaluta, QUALSIASI organismo avente una rilevanza globale; sia esso una multinazionale, un gruppo finanziario o assicurativo, o un social network, potranno “creare dal nulla” la loro divisa monetaria, indipendente da regolamentazioni politiche, e profittevolmente legata al commercio in rete o a transazioni finanziarie tra le più diverse. Amazon o Ikea, facebook o You Tube, soltanto per citare alcuni esempi, potrebbero tra breve decidere di svincolare gli acquisti delle loro merci e dei loro servizi a discapito delle valute nazionali, richiedendo ai consumatori di essere pagati attraverso delle loro criptovalute, il cui valore sarà dettato dai risultati in ambito di speculazione finanziaria apolide.

Ciò che descriviamo non è fantascienza e nemmeno complottismo, quanto una prospettiva concreta, dettata dall’analisi che stiamo compiendo da anni su quelle che sono le dinamiche che legano il mercatismo al mondialismo.

Il potere coercitivo degli organismi politici cui fanno capo gli Stati/nazione si sta sempre più affievolendo, anche, purtroppo, per via di una manifesta impossibilità di poter delineare modelli economici che non siano legati al neo liberismo, da parte degli stessi Stati/nazione. L’incalzare dei dettami su cui si fonda il processo di liquefazione di ogni società, rende il “virtuale” sempre più alla portata del consumatore, in ogni sua sfumatura esso permea le prospettive di vita e di sviluppo, financo l’educazione delle future generazioni, o l’approccio all’esistenza.

Le criptovalute, quindi, e il loro futuro sviluppo, s’inquadrano perfettamente in tale processo, ne sono strumento, non certo l’unico ma nemmeno il più banale. In quanto se un simbolo, per avere efficacia, deve avere un valore intrinseco, quasi metafisico, quando tale valore “cambia di proprietà”, se esso muta la sua natura, porterà beneficio a chi ne detiene le nuove prerogative.

E questo è un problema, se a detenere le nuove prerogative del simbolico “battere moneta” non sono più le manifestazioni politiche delle comunità nazionali, quanto invece i signori grigi del mondialismo apolide.

Gabriele Gruppo

Share

Lascia un commento