La rana (bollita) è servita

La rana (bollita) è servita

Viviamo nel migliore dei mondi possibili, fatevene una ragione!

Fatevene una ragione soprattutto voi, schifosi reietti ed ingrati, che osate dubitare la fondatezza di quest’assioma, di questo dogma di una fede laica, che ormai fa più miracoli di Gesù Cristo con la sola sua affermazione mediatica.

Infondo, questo sistema, non ci ha garantito pace e prosperità?

Non siamo forse noi, in Occidente, ciò che di più fortunato e felice ci possa essere?

Come sono buoni, quei signori nemmeno più troppo in ombra, che ormai tirano le fila dei burattini governativi di ogni cromatura apparentemente diversa, degli uomini “nuovi” partoriti dalla democrazia terminale, post-ideologici divenuti maggioranza al potere (fittizio), dei cittadini onesti e disinteressati “prestati alla politica”, che hanno l’incisività di un lombrico.

Quei signori che tirano le fila del (vero) potere, non hanno più bisogno di giustificare nulla: restrizioni, limitazioni, controlli perniciosi, censure, mistificazioni, ecc.

Per tutelare la “nostra” libertà, ci privano della stessa, con il sorriso sulle labbra, bonariamente, consapevoli di aver salvato noi stessi da ciò che siamo; degli irresponsabili, che pensavano (sul serio) di non dover pagare il conto della propria privilegiata condizione.

Ci hanno impiegato qualche decennio, hanno fiaccato la volontà di resistenza attraverso una libertà virtuale, che correva in rete e che, come una rete, ha catturato l’esistenza di milioni e milioni d’individui, che non sono più società, men che mai più un popolo, soltanto “massa consumatrice”. E così, se tutto è mercato, se tutto è consumismo, perché non mercificare anche l’esistenza di questa beota sub-umanità che pencola tra le due sponde dell’Occidente, perché non offrirgli l’ebrezza di essere un prodotto con tanto di codice a barre; senza più identità, senza più radici.

Libertà! Libertà!

Sì, ma da cosa?

Se eravamo già “liberi”, in quanto progrediti, in quanto occidentali, in quanto “liberati” anzitempo dal male assoluto, perché allora dovremmo anelare, oggi, nonostante tutto, ad una condizione diversa?

Ci hanno detto che dobbiamo “fare i bravi”, che non dobbiamo pensare ad altro che a liberarci dalla pandemia, accettando i limiti che ci chiedono di rispettare. Limiti provvisori, certo, ma quanto provvisori non è dato sapere, perché c’è sempre una variabile, o una “variante”, che potrebbe vanificare gli sforzi che, i buoni&giusti, stanno compiendo per il nostro bene. E quindi farci tornare al punto di partenza, in questo gioco fatto di oche bercianti e di rane bollite.

Mica sono il male assoluto un po’ di restrizioni, vogliamo scherzare!

Le brutte dittature del XX secolo sono state sconfitte proprio dai buoni&giusti, ed ogni anno abbiamo il “giorno della memoria”, che ci rinfresca le idee.

Dobbiamo essere resilienti ma pacifici. Accettare supinamente ciò che ci viene detto ma non cedere al demone del dubbio. Qui non si deve dubitare, si deve soltanto credere, obbedire e… A no, scusate, quello era il retaggio del passato, quello che tornerebbe se si abbassasse la guardia democratica. Invece i buoni&giusti ti spiegano le cose (a modo loro), la verità vera (a modo loro), e per farsi capire meglio, fanno parlare dai loro megafoni la gente “che piace” e che sta sempre dalla parte giusta della storia: attori, cantanti, sportivi, saltimbanchi, nani, ballerine, intellettuali radical, sopravvissuti all’olo… a non quelli servono per altro…

L’Italia poi, è popolata da gente me-ra-vi-glio-sa!!!!

Resilienti, assertivi, che si lamentano ma chiedendo il permesso di lamentarsi, che attendono la manna dal cielo.

Qualche giorno fa, abbiamo ascoltato per caso un resiliente assertivo che, con dei suoi simili, affermava perentorio: “Siamo in guerra!”.

Già, il famigerato virus del raffreddore potenziato è un nemico, e siamo in guerra, quindi serve una disciplina marziale, però non siamo in una dittatura, ricordiamocelo, perché abbiamo i social network in cui possiamo stringerci idealmente in una catena, con i nostri simili, resilienti ed assertivi. Come sono magnifici questi “italiani in guerra” nel 2021, cui se si domanda loro che cosa avvenne il IV Novembre del 1918 ti guarderebbero con l’occhietto spento, e la spasmodica necessità di andare a fare una ricerca su Google.

Ascoltare la parola guerra in bocca a gente che non ha mai alzato un dito per difendere un’idea, un’ideale, o il bene comune, mi fa comprendere la miseria esistenziale di un’epoca che, quasi sicuramente, vedrà il calare del sipario su ciò che riteniamo essere il migliore dei mondi possibili.

Perché purtroppo la storia o la fai o la subisci. Chi fa la storia comprende la propria prospettiva, ne è consapevole, non è né assertivo, né resiliente, è violento, risoluto ed ambizioso. Chi la storia la subisce, pensa di potersela cavare attraverso suggestioni, come in una farsa.  Però, vivere in una farsa non è possibile farlo ad aeternum, più prima che poi ogni rana bollita sarà destinata ad un avvenire ingrato, che non sarà più farsa, che non sarà più libertà, ma sarà tragedia.

E allora a quel punto sarà guerra vera!

Gabriele Gruppo

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