Alcuni punti fermi (terza parte)

Alcuni punti fermi (terza parte)

Il pezzo proposto di seguito fu da noi scritto nel 2005. Si tratta di una breve analisi sull’Europa occidentale, e di quel senso di decadenza storica, che ormai appare corroborato da una realtà oggettiva, e non soltanto da singole “intuizioni”.

Tuttavia, oggi più che mai, permane in noi la volontà di non soggiacere ad un destino che  in tanti (troppi) sembrano voler accettare senza reagire.

Il Circolo delle Signore “per bene”

Immaginate un gruppo di donne anziane che da più di cinquant’anni si riuniscono in una tranquilla sala da the privata. Ognuna vanta una giovinezza gloriosa ed importante, e tutte discendono da antenati grandiosi, alla cui ombra si è fatta la storia di un continente, il nostro continente. Nel passato della loro giovinezza queste vegliarde erano belle, focose, combattive ed i loro corteggiatori migliori, ricambiati nei sentimenti, spesso n’esaltavano queste qualità. Peccato che con la “maturità” esse non siano divenute più sagge, bensì solo delle grasse e rammollite ghiottone. Oggi si fanno accompagnare al loro circolo da sapute badanti polacche, tanto educate quanto spudoratamente doppiogiochiste, ed i loro ammiratori rimasti sono o dei nerboruti scimmioni di colore, o dei viscidi levantini, il cui unico malcelato obiettivo è quello di farsi intestare quel poco di gloria che resta in appannaggio a questa sempre più penosa accozzaglia di vecchie.

Nel loro simposio, votato alla sterilità, le sole discussioni che or mai riescono a fare ruotano intorno ad argomenti banali e capziosi, o a nauseanti pettegolezzi su chi sia tra tutte la più malandata; e dire che un tempo letteratura, musica ed ogni sublime arte erano il loro tratto più dolce. Quando si sentono frustrate, e capiscono di non contare più nulla (il Prozac non sempre fa effetto) sfoggiano delle anacronistiche grandeur in qualche sperduto angolo del pianeta (Costa d’Avorio, Falkland, atolli polinesiani radioattivi ecc.), ma sono fuochi di paglia a cui nessuno crede; anche perché quando il vero amministratore del circolo, un certo Zio Sam, ricorda loro che il tranquillo benessere di cui godono da tempo è merito suo, tutte si accodano in un lamentoso mea culpa comunitario, con il viso lacrimante rivolto verso alcuni studi cinematografici situati tra Germania e Polonia; i loro “Luoghi della Memoria” dicono (???).

Potremmo andare avanti per pagine intere con quest’ironica allegoria, ma presumo che, arrivati a questo punto, sia facile intuire chi siano le protagoniste di questa mia breve descrizione. A malin cuore devo ammettere che le nazioni dell’Europa occidentale sono nell’essenza tutto questo; popoli spiritualmente in via di desertificazione, governati da sistemi politici determinati nelle loro azioni quanto un bradipo ubriaco, eccezion fatta nei momenti in cui siano in gioco gli “immortali interessi” dei veri padroni del gioco globale. Così questi agglomerati umani europei si adeguano, timorosi di perdere quella continua frenetica voglia di speculare, consumare, innovare le forme senza però mutare una sostanza che puzza, a ben sentire, come una friggitrice di un fast food. O a volte ruminano mediocrità “alternative” in stereotipati paesaggi di un mondo agreste slow, o in epicurei paradisi tropicali, dove si è sempre festanti, ed esenti da quella giusta fatica insita nel verbo “creare”; sì perché certe fatiche “…noi non le possiamo (vogliamo) più fare”.

Come ormai abbiamo capito, la vera essenza di ciò che avviene nel nostro fazzoletto di terra “occidentale” lo si evince incrociando le informazioni, eliminando la propaganda, le rassicuranti illusioni ed altre zavorre di tal genere.

Nel XXI secolo, appena ai suoi esordi, la nuova parola d’ordine delle oligarchie finanziarie della vecchia Europa sembra essere: “Fare sistema!”. Il progetto, iniziato qualche decennio fa ed ormai in pieno svolgimento, è quello di eliminare gran parte, se non tutto, l’apparato produttivo di rilievo presente, e agonizzante, nei paesi europei e di trasferirlo gradatamente, senza fretta ma senza tregua, negli spazi economici in formazione, come Cina, India; ma anche nell’area del Pacifico per attività più “sottili” (leggi evasione fiscale e riciclaggio di capitali). Le ambasciate delle principali nazioni europee, nei continenti “in via di sviluppo”, svolgono ormai da un po’ di tempo il ruolo mercenario di apripista dei grandi gruppi privati nelle nazioni emergenti. Ad esempio, per il nostro paese, il suggello di questo “nuovo corso” è stato l’emblematico viaggio del Presidente della Repubblica italiana C.A. Ciampi in Cina nel Dicembre scorso.

Con la pletora presidenziale di politicanti e portaborse prezzolati, infatti, si è fatta notare, in qualità e quantità, una vera e propria legione di uomini d’affari italici tutti con uno o più contratti da far autografare alle gongolanti, nominalmente ancora comuniste, autorità cinesi. Non c’è da stupirsi però; tutti questi “risultati importanti” (parola di Montezemolo) sono il frutto di un lavoro diplomatico durato anni. Sì ma per chi sono “importanti”? Non certo per il lavoratore italiano che sconterà con la perdita del suo posto di lavoro, e della connessa tranquillità finanziaria, questi “risultati” conseguiti dalla connivenza tra finanza europea e strutture politico/democratiche al guinzaglio. C’è però da chiedersi se non fosse stato meglio, per le nostre potenzialità economiche, che la classe dirigente politica avesse posto una maggior attenzione al riordino strutturale interno, che ad una spasmodica genuflessione verso le voglie di profitto dei gruppi privati; cercando magari di trovare una vera integrazione economica pan europea, e non un trasloco tout court delle attività produttive verso lande meglio sfruttabili.

Ovviamente certi discorsi nelle nostre “democratiche” nazioni oggi non sono recepiti a dovere, vista la totale apatia del consumista medio europeo, che non ama i menagramo, e preferisce le elucubrazioni pubblicitarie sull’imminente era dell’ottimismo; mentre il futuro della nostra pseudo libertà di parola vien già ipotecato dal “Mandato di Cattura Europeo”. Vero e proprio strumento di tutela della libera gestione del potere continentale, ad opera dei burattinai apolidi economico/finanziari.

Questo è un periodo in cui vengono ridefiniti parecchi ruoli nella politica mondiale, ed in aree a noi prossime, Est europeo e Medio Oriente, sembra improvvisamente scoppiata una repentina (troppo repentina) voglia di “cambiare”. Dal principio di questo secolo è, infatti, venuta a crearsi una linea di crisi sempre più evidente, che parte dal Baltico, corre lungo i Balcani ed il Caucaso, attraversa la Mesopotamia, e giunge fino al confine tra Pakistan ed India, dove ormai accade di tutto ed in tempi brevissimi; in cui però le ex potenze europee non hanno nessun peso specifico rilevante, anzi si ritrovano spesso a dover constatare il “fatto compiuto” da altri. Questo significa che l’Unione Europea non ha strategie unitarie (paradossale no?) di ricerca, mantenimento ed, eventualmente, d’espansione di proprie autonome sfere d’influenza geopolitiche; autonome dagli Stati Uniti, autonome dalle obsolete NATO e ONU, autonome da quelle fastidiose e pittoresche grandeur, vero e proprio paravento per chi ormai si dice, ad esempio, orgoglioso d’esser italiano ma che nei fatti non è più neanche un essere umano, ma solo un produttore di dollari per se stesso e per gli sciacalli come lui.

C’è da chiedersi allora che prospettive si profilano? No, c’è da chiedersi prima di tutto se esiste ancora “l’Europa”, non solo come espressione geografica, ma soprattutto come forza di volontà creatrice. Purtroppo con sempre maggior frequenza stiamo constatando come il popolo italiano, (ma si potrebbe prendere ad esempio anche quello inglese, francese o tedesco) abbia perso il senso di appartenenza ad un luogo fisico, l’Europa, con la sua storia, le sue particolarità di civiltà a sé stante, per identificarsi con un’ineffabile “occidente estremo”, in perenne movimento, inarrestabile nelle sue continue mutazioni ed insaziabile nella sua voglia di inglobare “tutto” per così poter annullare “tutto”.

Forse il circolo delle signore per bene finirà per diventare un cimitero di sogni morti; oggetto di ricerche archeologiche. L’Europa quindi come un gran museo a cielo aperto da far visitare a scolaresche globali sempre più distratte, ed annoiate da un cumulo di vecchiume fuori moda e fuori tempo.

Il futuro comunque non è ancora stato scritto; ci sproni questo.

Gabriele Gruppo

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