Incipit: la difficile ricerca di una sintesi

Incipit: la difficile ricerca di una sintesi

Nel corso di quest’anno, che per tantissimi aspetti rappresenterà una vera e propria linea di demarcazione tra due fasi della postmodernità, abbiamo cercato di focalizzare l’attenzione di chi ci segue, da sempre con costanza ed interesse, sui prodromi di ciò che è in gestazione.

Era necessario definire il quadro generale, ed intersecare diversi fattori, per giungere secondo noi alla conclusione che siamo, e saremo per diverso tempo, in balia di forze che sembrano non trovare ostacoli di rilievo. Forze disgregative, annichilenti, che puntano a dare il colpo di grazia a tutto ciò che può essere definito “identità”, nella sua accezione più solida e compiuta.

La domanda sottotraccia che poniamo in ogni nostro lavoro, ed in ogni nostro intervento è la seguente:

“Come opporsi e sconfiggere ciò che sembra ineluttabile?”.

Ecco la Vexata Quaestio.

Essa rappresenta il Vaso di Pandora in cui occorre celare l’essenza di ogni spirito di reazione. Poco importa, ormai, di ciò che possono essere state esperienze o sperimentazioni, più o meno lunghe, più o meno riuscite, che dal passato possono essere tratte quale insegnamento, ma che tuttavia non andrebbero a rappresentare nulla di concretizzabile, se non corroborate da una visione di ampio respiro etico/valoriale, culturale, ideologica, e perfino spirituale.

Il nemico, quello che potremmo definire anche in modo laico “il male”, non ha più bisogno di celarsi, non ha più bisogno di logge occulte, o di circoli esclusivi e super segreti, da cui tirare fili invisibili di potere o tessere trame ermetiche. “Il male”, nell’anno 2020 di un’era che non è, e non ha, più nulla di definito, agisce allo scoperto, senza più timore. La coscienza dell’uomo postmoderno è addomesticata o addomesticabile in fieri, la capacità di reazione ridotta a pulsioni facilmente arginabili, oppure facilmente dirottate entro camere di compensazione che ne annichiliscono la forza propulsiva.

La difficoltà nell’elaborare una sintesi che sia, allo stesso tempo, antagonista e costruttiva, sta anche nella fondamentale necessità di trovare il tipo/umano di riferimento, capace di voler portare avanti una rivolta che sia fatta senza cedere alle condizioni quasi disperate in cui ci troviamo, noi differenziati, ad operare quotidianamente; stretti come siamo in maglie sociali che impongono di mantenere comunque dei contatti con il sistema che è nemico, che è “il male” e che vorremmo abbattere.

Da qui la domanda: “Qual è la sintesi?”.

Al momento abbiamo idee accennate, riflessioni, progetti sulla carta, che a volte fanno capolino da ciò che scriviamo. Tuttavia, serve fare di più, serve andare oltre il modus operandi comunicativo che ci viene concesso dal potere vigente. Come affermammo diversi anni fa; occorre riconoscersi e contarsi, per poter agire e contare.

Gabriele Gruppo

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