Il testamento del burattinaio (seconda parte)

Il testamento del burattinaio (seconda parte)

“(…) Perché le scienze sociali dovrebbero però limitarsi allo studio passivo dei fenomeni sociali, quando possono cambiare attivamente la situazione?”.

(tratto dal testo “Democrazia!”, pag.182)

Questa frase, frutto ultimo di una più ampia riflessione dell’autore, introduce secondo noi al cuore dell’attacco ideologico che, i fautori della società aperta, stanno sferrando nell’era della globalizzazione, in una guerra secolare contro l’identitarismo, ed il radicamento dell’uomo a dei principi e valori ancestrali.Elementi che, da sempre, hanno significato; solidità, continuità e chiarezza, nell’approcciarsi del singolo uomo tanto alla propria esistenza, quanto soprattutto ad un suo ruolo in ambito comunitario.

Dietro l’esaltazione verso le opportunità delle scienze sociali, si cela tutto il relativismo dell’apolide che odia ogni forma di specificità. Non a caso, Soros articola il suo pensiero “filosofico”, mutuandolo direttamente dall’esperienza di speculatore finanziario.

E’ bene ricordare che egli non è un economista, bensì un filosofo mancato, che ha trovato nella finanza il campo ideale per sperimentare le proprie teorie. Applicazione che l’ha reso uomo tanto ricco, quanto pericoloso. Purtroppo non siamo di fronte ad un Bernard Madoff, animato dalla sola avidità personale, cinica e disgustosa quanto vogliamo, ma pur sempre fine a se stessa. George Soros ha utilizzato la finanza per i proprio scopi ideologici, convogliando i capitali ingenti da lui accumulati verso un progetto che ha radici lontane, ma che non perde di vigore, e che anzi, ad oggi, sembra destinato ad ineluttabile vittoria.

Nelle intenzioni di Soros, la nobilitazione delle scienze sociali vuol dire niente meno che l’utilizzo di esse quale grimaldello manipolatorio nella percezione del reale delle masse. La sintesi dell’autore appare fumosa ad una prima lettura, tuttavia, dietro la nebbia, si celano i fili del burattinaio.

La manipolazione dei mercati finanziari, attraverso l’utilizzo della distorsione del reale, porta lo speculatore a comprendere come, dove ed in che tempi agire, in modo da così ottenere il massimo profitto.

La manipolazione delle masse, ad opera di “ingegneri sociali” ideologicamente formati, porta ad una sempre maggior condizionamento dei popoli verso i dettami del mondialismo e della società aperta.

Siamo alla proclamazione d’intenti, al fine di giungere ad un vera e propria società mercatizzata, in cui tutto dovrà essere declinato all’indeterminatezza, alla transitorietà, all’estemporaneità. Lo imporrà il dogma popperiano, gli esegeti dell’open society, tra cui Soros, e degli eredi di questi apolidi, che si trovano già ovunque, sparsi come letame dentro ad Istituzioni politiche, centri di formazione tanto pubblici quanto privati, multinazionali, ecc.

Oggi più che mai nulla sta avvenendo “per caso”, e l’attenzione ad ogni cosa, in modo organico ed interconnesso, deve essere prioritaria, se si vuol comprendere come e dove tirano i fili del burattinaio.

(segue)

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