Globalizzazione: i tasselli di una crisi (ultima parte)

Globalizzazione: i tasselli di una crisi (ultima parte)

Considerazioni finali

“La società aperta avrà sempre i suoi nemici e, perché sopravviva, ogni generazione deve riaffermare il proprio impegno nei suoi confronti. La miglior difesa è un contrattacco preparato con cura”.

George Soros; “Democrazia! Elogio della società aperta”.

Mentre scriviamo quest’ultimo capitolo, non certo facile nella sua elaborazione per via dell’incalzare degli eventi, ci rendiamo conto di quanto ancora una volta nulla avvenga “per caso”. Il testo del “filantropo” apolide, cui va il merito dell’incipit, è giunto proprio nel momento in cui tutti i tasselli da noi descritti, e doverosamente sintetizzati, divenivano sempre più chiari, per noi e per pochi altri.

Sì, la società aperta avrà sempre i suoi nemici. Purtroppo però essi oggi non rappresentano una vera e propria minaccia al sistema vigente, quanto una sorta di resistenza residuale; sempre meno coesa da un punto d’ideologico o valoriale, sempre meno rappresentativa d’istanze che possano essere elementi coagulanti positivi, per popoli che ormai non sono più tali, ma soltanto “masse” di consumatori, diversificate in modo funzionale al nuovo paradigma, su cui abbiamo insistito molto, lungo tutto il nostro lavoro di analisi.

Non ci facciamo illusioni per il futuro prossimo.

L’Europa, nostro spazio esistenziale ed ideologico, è stata sfibrata da decenni di società aperta, che l’hanno resa sterile, edonistica, e completamente succube delle istanze mondialiste. Come detto, le poche manifestazioni di resistenza non rappresentano nulla di organico ad un processo di reazione, non sono prodromi di una rinascita, bensì ultimi colpi scoordinati di un gigante morente. Non serve andare troppo lontano, ognuno di noi, nel suo perimetro quotidiano potrà costatare tale nostra affermazione.

Il sedicente “pensiero debole” ha inoculato tutto il suo oppiaceo veleno in modo trasversale a generazioni diverse, classi sociali diverse, livelli culturali diversi. L’assenza di reazione all’orwelliana pandemia Covid19, alla sua narrazione distorta e sproporzionata, e soprattutto alle misure adottate dai Governi per “fermare il virus”, hanno messo in luce il grado di assuefazione delle masse, nell’acconsentire ad ogni genere di devianza in nome dello status quo da difendere. Strano a dirsi, in quanto sarà proprio lo status quo pre-Covid19 ad essere sacrificato. Tuttavia, conosciamo benissimo i paradossi del sistema: difendere la libertà, limitando la libertà.

Non a caso, appunto, citiamo Soros per l’incipit di questo capitolo. Egli, degno allievo ed esegeta dell’apolide Karl Popper, avrà la fortuna di vedere i frutti maturi di un lavoro lungo ed articolato, quello di devastazione della Kultur che fu della civiltà bianca, dei suoi popoli, del suo grande spirito.

Purtroppo, chi ancora s’illude di poter deviare questa bestia trionfante, attraverso metodologie poste nel solco della legittimazione democratica, o che “sogna” rivoluzioni più o meno colorate, o dai più diversi simbolismi, che partano “dal basso”, può ritenersi destinato a delle cocenti delusioni.

Una cultura di basso profilo valoriale ed etico, volta a dissacrare principi identitari e a colpevolizzare l’europeo per la sua storia di grandezza. Un modello politico servo dell’economia di mercato, e dei potentati apolidi. La disarticolazione di ogni elemento fondativo dell’ideale comunitaristico. Tutto questo, nel corso di una lunga gestazione, ha creato una società annichilita, relativistica, condizionabile. Nulla che possa lontanamente far sperare che un messaggio di ribellione forte, realmente in antitesi con il sistema imperante, riesca a far breccia presso milioni di europei smidollati, che anelano il loro essere “cittadini del mondo”, con tutti i confort della civilizzazione occidentale.

La crisi planetaria, che avrà quale suo simbolico punto di partenza proprio l’anno 2020, sarà ineluttabile nelle sue più profonde conseguenze. Nessun sovranismo da operetta potrà offrire risposte, nessun muro di preferenze elettorali potrà essere abbastanza solido. Questo sistema è un baro professionista, e le “sue” regole del gioco servono alla “sua” vittoria, e la “sua” vittoria altro non è che l’incontestabilità del “suo” essere “il migliore dei sistemi possibili”; quello che ha portato il fuoco prometeico della tecnologia di largo consumo, della comunicazione senza più confini e che ha “fatto uscire dalla povertà milioni di persone”.

Contro tali postulati non ci possono essere mezze misure o diatribe bizantine; bisogna opporre semplicemente un “NO!”.

L’unica cosa, a questo punto, di cui siamo certi, è che comunque ogni sistema si regge su gambe umane. L’uomo è fallibile, può peccare di leggerezza, ritenere che ormai la sicurezza delle proprie posizioni sia acquisita ed accettata naturalmente dalle masse. I fautori del mondialismo apolide si sentono dei veri e propri “unti dal destino”.

E sta qui il loro errore.

Ecco, lì dove comincerà l’errore, il passo falso, del sistema, lì andrà a crearsi una prima piccola crepa, in cui potranno incunearsi soltanto coloro che avranno in animo un solo fine, chiaro e senza ambiguità:

Contrapporre alla neutra “società aperta”, una solida “comunità identitaria”.

Impresa non certo facile, né tantomeno foriera di sicuri trionfi. Tuttavia, occorre tornare a cercare alternative credibili, occorre trovare i propri simili, riconoscerli, interagire ed agire tra simili. Tracciare un solco che possa essere l’inizio di qualche cosa che duri nel tempo e che resista, nonostante le cupe pagine che la storia riserverà a noi, oggi, ma soprattutto ai nostri discendenti.

“forse siamo stati

eternamente predestinati

ad essere eredi

di pesanti fardelli e di grandi battaglie”.

Gabriele Gruppo

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