Globalizzazione: i tasselli di una crisi (terza parte)

Globalizzazione: i tasselli di una crisi (terza parte)

I fondamenti del III Paradigma

Analizzando organicamente ciò che si è susseguito nell’arco dell’ultimo decennio a livello mondiale, come detto fino al 2019, vediamo nel multipolarismo economico e geopolitico che lo contraddistinse non tanto il perseguimento di un modello sostenibile da parte delle élite sistemiche, quanto una fase di transizione dinamica, in cui forze, a volte convergenti, a volte divergenti, sempre diversificate nella forma ma coniugate nell’aderenza ai principi di sviluppo, su cui si fonda l’era post moderna, andavano a ricercare un punto d’appoggio, una fase di stabilità provvisoria, nell’attesa di un traguardo ben più importante da conseguire.

Un traguardo, paragonabile soltanto per valore alla vittoria del modello liberale, in tutte le sue sfaccettature, rispetto al contraltare anodino fornito dal socialismo sovietico russo, e dalle sue fallaci interpretazioni ed applicazioni tra il 1945 ed il 1989.

Il pianeta, nella nostra sintesi, è stato quindi preparato a transitare dalla multipolarità, ad una nuova grande crisi sistemica pilotata, attraverso dei prodromi ben precisi, che assurgono secondo logica a vere e proprie fondamenta, per l’edificazione di un nuovo modello di globalizzazione, forse quello peggiore e maggiormente invasivo:

  • Il riposizionamento della super potenza statunitense, non più unica nel suo ruolo, ma sempre fondamentale, e che resta sotto spoglie diverse dinamico, e quindi utile, strumento del mondialismo; prima attraverso il soft power della Presidenza Obama, poi con l’America first del primo mandato di Donald Trump. Due facce della stessa medaglia quindi, eterodirette dai medesimi “burattinai”.
  • Rallentamento necessario della crescita nelle economie “emergenti”, Cina in primis, attraverso collassi finanziari o scoppio di bolle speculative.
  • L’implementazione in Europa, Stati Uniti, Giappone, ed in tutte le nazioni altamente occidentalizzate, di nuovi fattori economici e produttivi, con prospettive e progetti, articolati nel medio/lungo termine; robotica industriale applicata su vasta scala, diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico, teorizzazione in modo completo, e prospettive di applicazione, della green economy.
  • Mutazione, uniformazione e regolamentazione delle dinamiche sociali a livello mondiale, attraverso tutta una ridda di strumenti di condizionamento culturale; sviluppo di forme di consumismo capillare di bassa gamma, soprattutto nelle aree meno sviluppate economicamente del pianeta (Africa, Asia centrale e Sud/Est asiatico, ecc.). Diffusione a diversi gradi d’intensità della così detta “teoria gender” e del politicamente corretto. Ribalta periodica di organizzazioni terroristiche, o di fenomeni terroristici specifici, con etichette tuttavia di tipo brand stereotipato. Il tutto corredato da un’elasticità di fondo, capace di rendere il terrorismo, sia manifestazione di un’organizzazione artigianale, spontaneistica, sia la proiezione di un progetto strutturato su scala globale. Implementazione della cultura social e dei condizionamenti via internet, al fine di una sempre più marcata omogeneizzazione dei consumi e degli usi su scala planetaria, trasversale a fasce sociali, anagrafiche o a differenziazioni di qualsiasi tipo.
  • Cultura della “sicurezza” invasiva; legislazioni speciali anti-terrorismo, legislazioni speciali sulla tutela della sicurezza in generale, legislazioni sulla tutela della privacy. Ultime in ordine di tempo, saranno le misure contro le sedicenti pandemie. Tutti capisaldi apparentemente al servizio di un più armonica convivenza civile, corroborati però da strumenti ideati ed applicati per migliorare il livello di controllo fisico delle genti, dei dati personali individuali, per finalità a dir poco opache.

Ciò che in questa ennesima fase di transizione del XXI secolo ci lasceremo alle spalle, sarà un frangente storico complesso nella forma, tuttavia semplice nella sostanza, paragonabile con quella che fu la parabola delle “guerre di successione”, che coinvolsero l’Europa nella prima metà del XVIII secolo, e che garantirono un assetto sistemico stabile, fin quasi agli esordi della parabola napoleonica. Tali conflitti, iniziati per ragioni dinastiche, assunsero infatti fin dall’inizio anche il carattere di guerre per il mantenimento dell’equilibrio politico europeo sostanziale, pur mutando alcuni aspetti dello status quo, che rischiava di essere gravemente compromesso dalla possibilità che la successione ai vari troni, potesse giungere ad unioni di corone e di Stati in modo troppo sbilanciato, in favore di una dinastia, a discapito di altre.

A nostro giudizio, sono state combattute diverse “guerre di successione” nell’ultimo decennio, negli ambiti salienti che caratterizzano le dinamiche di sviluppo economico e strategico planetario. Per questo motivo, la crisi sistemica in fieri, porterà al rafforzamento di ciò che abbiamo pocanzi cercato di sintetizzare al meglio, ed alla scomparsa di quei tratti non più in linea con i tempi; come la necessità di uno o più baricentri sistemici, in grado di tutelare i principi del processo di globalizzazione.

La fluidità, sarà il tratto distintivo della fase che stiamo per vivere; tanto da attori consapevoli, quanto da inconsapevoli strumenti.

(segue)

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