L’ignoranza della legge non discolpa: la pandemia.

L’ignoranza della legge non discolpa: la pandemia.

È entrato in vigore due giorni fa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità un cambio di terminologia: siamo passati da epidemia a pandemia.

– Vabbè cambia nulla, direte voi. 

Le voci del regime democratico (sempre il solito ossimoro) ci hanno detto che si è trattato di un cambiamento necessario visto la tendenza del Covid-19 a diffondersi ovunque.

– L’avevamo detto che non cambia nulla. Prima colpiva noi, ora colpisce noi e voi! Questo è.

Ma ciò che non dicono è: che cosa succede nella vita di tutti i giorni passando da epidemia a pandemia.

Ecco che viene in aiuto la parola magica: forza maggiore

Una parola che ricorre nel codice civile e penale a più non posso.

– E la pandemia che c’entra? 

C’entra, c’entra.

Ricorrendo alla pandemia – che rientra le cause di forza maggiore – si può per esempio giustificare un mancato o diminuito adempimento.

Non si riesce a pagare la palestra? Ci si può sciogliere dal contratto e non pagare il residuo.

Non si riesce a pagare la retta dell’asilo? Idem.

– Fico, potrebbe dire il furbacchione di turno.

Aspetta, aspetta. Ora ti porto un altro esempio: 

la forza maggiore è una causa di licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

Non ridi più?

– Questo è un problema.

E anche bello grande, aggiungiamo. Iniziatevi a leggere i contratti.

E, se usciamo dal nostro orticello-Italia, la musica non cambia.

Guardando ai rapporti internazionali e cercando la voce “epidemics and/or disease” si aprirà un mondo. L’inadempimento per “causa di forza maggiore” potrebbe essere una panacea per molte aziende in difficoltà. E alcune ultimamente da noi – ma forse soprattutto altrove – lo erano.

Non vogliamo essere prolissi, ma ci correva l’obbligo di dare un modesto contributo.

Chi vorrà, potrà approfondire.

I mezzi non mancano.

Marco Linguardo

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