La “normalità” del nichilismo

La “normalità” del nichilismo

“Normalità”; questo ci ripetono dai loro megafoni gli strilloni del sistema imperante.

Lo abbiamo sentito spesso in questi anni, in contesti e modalità tra le più svariate.

“Normalità”, è il dover convivere con il rischio di attentati, o accettare il degrado e la violenza, senza poter reagire, ovviamente, perché reagire è sinonimo di odiare, e l’odio è ormai bandito nel migliore dei mondi possibili. E chi odia finisce, quello sicuramente, trattato peggio di un presunto attentatore mediorientale, o di uno spacciatore africano. Perché, nel migliore dei mondi possibili, “nessuno tocchi Caino”, perché Caino è la risorsa, l’arricchimento, quell’avanguardia di uno stile di vita, che presto sarà anche il nostro stile di vita… Ve lo ricordate?

“Normalità”, è il dover accettare supinamente lo stravolgimento progressivo ed incalzante della nostra identità. E’ il dover chinare il capo, e vergognarsi, di quello che siamo stati, flagellandosi in un etnomasochismo petulante e pernicioso; che parte dalla “paura” di fare il presepe nelle scuole sotto Natale, non sia MAI che si offenda qualche risorsa, e che giunge alla negazione stessa dell’originalità e dell’autoctonia della nostra Kultur europea, attraverso studi accademici affidabili come l’oroscopo del Mago Otelma, foraggiati da chi, da sempre, nutre la volontà di annientare fin dalle sue fondamenta la forza vitale di un continente che fu grandioso, e che oggi declina come il suo tasso di natalità.

“Normalità”, sempre secondo questa corsa verso il baratro, deve essere ciò che un tempo era “A-normale”. Ogni perversione deve essere legittimata, normalizzata, accolta come un “dono” del progresso sociale. Assurgere al rango di diritto universale, incontestabile, intrinsecamente buono&giusto. Perché, nel migliore dei mondi possibili, è il bene che vince ed il male che perde, e questo è ormai un dato di fatto dal 1945. Data in cui il “male” è stato sconfitto, e relegato quale archetipo negativo da tirare fuori in ogni momento e nei contesti più disparati. In particolare, quando il sistema vigente rischia di mostrare ciò che è nell’essenza; una spietata teocrazia laica, una prigione senza sbarre né catene, senza celle, né guardie, in cui il singolo viene convinto “di sua spontanea volontà” che la schiavitù è vera libertà.

E’ “normalità”, quindi, che in una grande città britannica si fronteggino bande di risorse a colpi di machete, in un cinema multisala, dove famiglie in fila con i propri figli attendono di poter visionare un cartone animato.

E’ “normalità”, quindi, che si facciano crociate contro le vecchie favole per bambini, giudicate sessiste o stereotipate, e che s’impongano storie politically correct in cui ogni “diversità” DEVE essere rappresentata in modo proporzionale e proporzionato.

E’ “normalità”, quindi, che l’esistenza di ognuno di noi si misuri sul tasso di gradimento nei social network, sul livello di aderenza al consumismo, e sulla capacità di annullare ogni forma propria di autodifesa conservativa. Durante una recente manifestazione in nome della “diversità”, abbiamo letto su di un cartello: ”Il dovere di riprodursi, la gioia di estinguersi”.

Già, il nichilismo denunciato da Nietzsche riassunto in poche lapidarie parole, l’epitaffio perfetto per gente che vive come sardine (cosa vi ricorda?), pronte per essere trattate per quello che sono: merce di pronto consumo, con una specifica data di scadenza.

Come sembrano lontani i tempi in cui le civiltà costruivano per l’eternità, ed in nome dell’eternità fondavano il loro agire, la loro essenza, e plasmavano i popoli entro argini meravigliosamente armoniosi, non perfetti, certamente, ma vivi e vitali. Perché solamente chi fa della propria esistenza uno strumento e non un fine, può anelare all’eternità, anche se ciò vuol dire perdere la propria fisionomia individuale, in un nome soltanto, capace di racchiudere tante essenze vitali, organicamente organizzate.

Qui di vitale c’è rimasto ben poco, in un mix di formaldeide, silicone e puzza di transumanesimo.

Gabriele Gruppo

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