Quei morti viventi; tra “W l’Italia”, ed “Italia Viva”

Quei morti viventi; tra “W l’Italia”, ed “Italia Viva”

Eccoci nuovamente a costatare l’ovvio, ad analizzare il più classico copione della politica italiana.

La legislatura che doveva essere il punto di rottura con il recente passato, fatto di mezzi governicchi tecnici, appoggiati da maggioranze di volta in volta “variabili”, “volenterose”, o “responsabili”, ecco che s’è degradata velocemente a quella farsa tipicamente italiana, che se non è ancora approdata sugli scogli della tragedia, è forse per un puro calcolo di chi, realmente, eterodirige questa repubblica delle banane.

La nostra sovranità limitata è probabilmente l’unica (o ultima) carta spendibile che abbia un certo valore; perché l’Italia, per qualcuno, può ancora essere una pedina da giocarsi nella politica mondiale che conta, dove il Governo Conte non conta nulla. Un campo di battaglia dove gli attori hanno una serietà ed un peso specifico, che certo non passano né dal Nazareno, né da palazzo Grazioli, né da Via Bellerio, né dalle patacche stellate, o da “fratelli&sorelle” d’Italia. Siamo una pedina, tutti lo sanno, tranne noi italiani. Per tutto il resto siamo alla mercé degli eventi e di un branco di comparse, che ancora qualche illuso definisce “classe dirigente”.

Ma li avete visti?

Poco importa se facciano la corte ad un’irsuta crucca, che fa da taxi a dei delinquenti africani.

O che facciano a gara di giovanilismo imbecille, tra tette siliconate e creme abbronzanti.

Poco importa l’aria greve e severa, che sfoggiano quando si parla di resistenza, della Costituzione, o di altre fesserie demo/progressiste.

O che rispolverino quel ducismo di cartapesta, che tanto piace agli orfanelli di fiamme e fiammelle, o che vestano i panni d’incongruenti vestali del trittico “Dio, Patria e Famiglia”.

Ma li sentite bene quando parlano?

Promettono rivoluzioni, tra stelle e tsunami, per poi finire col solleticare il più bieco assistenzialismo; vera manna per l’italica indole parassitaria, tanto osannata dalla nostra cultura provinciale.

Prendono in mano la croce contro l’euro, per poi perderla (la croce) per strada, tenendosi l’euro, ovviamente sul proprio conto corrente.

Immigrazione?

Sì… No… Forse sì, ma soltanto se “pagano le tasse”… Forse no, se impongono di togliere quella patina di cristianesimo che ancora abbiamo… Forse è meglio dare il voto ai migranti, forse è meglio darlo ai sedicenni, forse è meglio togliere il voto agli anziani, forse facciamo votare soltanto chi è laureato, e dimostra di non essere un analfabeta funzionale…

Intanto abbiamo un Presidente della Repubblica, tal Mattarella, che sembra lo gnomo Pisolo di Biancaneve, e che dovrebbe far da “arbitro” a gente che cambia opinione e casacca, così come un operaio della Dalmine cambia tuta da lavoro dopo un turno in altoforno.

La prospettiva di ritrovarsi al Quirinale Romano Prodi, un ennesimo animale imbalsamato, è concreta, tanto quanto il ritorno sulla scena di Matteo Renzi e di Silvio Berlusconi (della serie “a volte ritornano”); gente che ha già ampiamente dimostrato la propria mediocrità, e la propria funzionalità verso chi, realmente, governa la nostra Repubblica “nata dalla resistenza”, ma che non risiede in Italia.

Però il patriottismo va di moda.

“Italia Viva”, “Forza Italia”, “Fratelli d’Italia”, “Prima gli italiani”, quanto fanno tenerezza tutti questi appelli nominali ad un’identità che sembra ormai sul punto di implodere, sotto il peso di una sudditanza culturale che ci ha trasformato in un brand, un marchio, i cui componenti rispecchiano soltanto una sequela di luoghi comuni facilmente impilabili tra gli scaffali del grande magazzino della globalizzazione.

Ma la sovranità appartiene al popolo, e se il popolo s’incazza… Già!

Però le piazze ormai non contano più nulla, possono essere riempite o svuotate come un secchiello da spiaggia. Visto che, ormai, non si parla più di ideologie che muovono le masse, ma di elettorato “fluido”. I palazzi del sedicente “potere”, cui spesso vengono indirizzati anatemi, non sono altro che i parafulmini di un sistema che nessuno REALMENTE vuol combattere, perché è bello contestare nella comodità, cosa più dura è proporre un’alternativa rivoluzionaria, che sarebbe tutto men che mai comoda.

Perché le rivoluzioni sono roba del passato, le rivoluzioni le fanno i popoli…

Lasciate perdere, chiedete elezioni anticipate, fate più bella figura.

Gabriele Gruppo

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