Democrazia, tra stelle e nuvole

Democrazia, tra stelle e nuvole

“Strana nazione l’Italia”, si dice, ma forse nemmeno troppo, se si osserva il suo recente trascorso.

I posteri, se ce ne saranno ancora di bianchi e politicamente scorretti, valuteranno con un pizzico d’ironia i connotati barocchi e pittoreschi di ciò che ha governato gli italiani tra i due secoli XX e XXI. Una serie di sperimentazioni bislacche, frutto non certo di una “scuola” politica, e men che meno di un’ideologia, bensì il risultato di una selezione ribaltata, in cui la classe dirigente dello Stato non ha mai rappresentato nulla, se non la pantomima di se stessa.

Una “democrazia” sotto tutela, pregna di potentati stratificatisi tra gli anfratti di uno Stato pletorico e farraginoso, in cui le decisioni REALI sono sempre state eterodirette da chi, de facto, ha in pugno la nostra sovranità: il potente baricentro atlantista.

Parliamoci chiaro!

Elucubrare di “sovranismo” in Italia, oggi come ieri, è a dir poco ridicolo!

Il ridondante passaggio costituzionale che recita: ”La sovranità appartiene al popolo (…)”. E’ una crassa bugia, un vacuo esercizio di retorica. In quanto nulla è mai stato di appannaggio del “popolo” italiano in termini politici; né durante i decenni post unitari, né durante la parabola mussoliniana, né tanto meno nella repubblichetta “nata dalla resistenza”, e dall’otto Settembre.

Al massimo possiamo vedere un piccolo tentativo di emancipazione sovranista dell’Italia proprio durante il Fascismo, un tentativo che però vedeva il “popolo” italiano tutt’altro che partecipe, in quanto anche il Fascismo, che voleva essere interprete dello spirito nazionale, agiva per lo più sopra le teste di una massa di inconsapevoli buoi, cui premevano più che altro le elargizioni assistenziali che il Regime offriva, in cambio di un consenso superficiale e grossolano. Come andò a finire quella fase della nostra storia moderna non è tema del presente articolo. Tuttavia, è sempre bene ricordare quanto, dall’armistizio del 1943, fino al Conte bis, gran parte delle decisioni importanti riguardanti la nostra nazione son passate non da una volontà popolare, quanto da un crisma “dall’alto”. E sovente, proprio la tanto enfatizzata “volontà popolare”, è stata oggetto di ridimensionamenti più o meno marcati, se non addirittura di vere e proprie delegittimazioni.

Ci stupiamo, quindi, che da quasi un decennio l’Italia ha avuto governi “per procura”, “di scopo”, maggioranze “variabili” e “variopinte”?

Siamo seri!

Nella “democrazia” italica non c’è nulla di veramente serio; prima fra tutte quella prosopopea insopportabile, riguardante gli pseudo interpreti della “volontà popolare”. Che di volta in volta mutano strumentalmente colore politico ed interpreti, in base all’emergenza del momento.

Quando al governo c’era il pagliaccio Berlusconi, gli interpreti della “volontà popolare” erano i progressisti, vestali della democrazia. Durante i governicchi tecnici tali interpreti furono le stelle (ormai cadenti) del Movimento 5 Stelle. Oggi, dopo la creazione dell’ennesimo esecutivo in vitro, avallato da tutti, tranne che dal “popolo” italiano, ecco che i paladini della democrazia son diventati i sovranisti popolar/populisti; filo atlantici (ma dai!!!?), filo sionisti (già… per entrare nei salotti buoni, dalla parte dei “buoni”), le cui ricette di governo sono un mix di liberismo domestico (americani sì, ma “teniamo famiglia”), perbenismo borghese, e culto dei treni in orario.

Cosa prevediamo nell’immediato futuro politico italiano?

Semplice; questo esecutivo nasce già morto, ed avrà solamente la capacità di catalizzare e polarizzare l’orientamento elettorale delle prossime (vicinissime) elezioni, tra i  followers di Matteo “felpa selvatica” Salvini, con il supporto della sorella d’Italia “cacio e pepe” Giorgia Meloni, e lo sbiadito fucsia del progressismo italiota, capace di perdere voti, tanto quanto il Titanic imbarcava acqua. Tutto in nome del “popolo” italiano, tutto molto credibile, come una gara di “mi piace” in un social network.

Se non altro, a latere di questa farsa, diremo addio ai “grillini”, ormai un po’ meteore, un po’ stelle cadenti, nel firmamento di questa repubblica delle banane.

Gabriele Gruppo

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