Punti di riflessione (ultima parte)

Punti di riflessione (ultima parte)

Europeo: passivo, remissivo, pacifista… un morto che cammina

Stoccolma, Svezia, “grande” esempio d’ingegneria sociale etnomasochista.

In una conferenza interculturale, una come tante, alcuni zelanti servi dell’integrazione vorrebbero comprendere quanto, tra autoctoni e allogeni importati, si sia verificato quel processo osmotico di omologazione culturale, tanto caro al mondialismo.

Le vestali del politically correct decidono quindi, niente meno, di proiettare scene omosessuali sempre più esplicite, associate ad immagini relative alla fede islamica, durante una sorta di “lezione educativa”. Ciò che avviene nel corso del filmato riteniamo non fosse in sintonia con le aspettative degli “illuminati” sperimentatori.

Con l’intensificarsi in pochi secondi delle scene omosessuali, la platea si divide nettamente in due parti:

Gli autoctoni scandinavi, passivi, ormai avvezzi alla “normalità” di certe tendenze, e di certe devianze. Così come alla blasfemia religiosa. Tutto in nome della “libertà”.

Gli allogeni, per lo più appunto provenienti da una cultura di matrice islamica, per contro, passano velocemente da un’iniziale brusio di disapprovazione, ad una vera e propria protesta fisica, che termina in una rissa, con tanto d’intervento delle forze di sicurezza, ed all’immediata sospensione della conferenza.

Barcellona, Spagna.

Sono i giorni in cui la sedicente “questione catalana”, tiene banco in tutta Europa. Il Governo di Madrid contesta l’autoproclamazione dell’indipendenza della Catalogna dal Regno, ed in linea con la (democratica) costituzione decide di sciogliere d’autorità il Governo della regione.

A Barcellona si protesta, e si vede netta la spaccatura tra indipendentisti ed unionisti.

I media di tutta Europa corrono da una manifestazione all’altra, per cercare di carpire gli “umori della piazza”.

I più “gettonati” per questi giornalisti alla ricerca di umori sono i giovani indipendentisti; quelli che dovrebbero essere lo spirito del futuro, i più ribelli ed arrabbiati, secondo un cliché fin troppo semplicistico, ma sempre in voga.

Cosa emerge?

Di rivoluzionario ben poco, di arrabbiato ancora meno. La gran parte di loro sfoggia i tratti del borghesuccio/bene, progressista, umanitarista e, soprattutto, pacifista.

L’indipendenza della Catalogna?

Sì, però Barcellona è una capitale cosmopolita, aperta al mondo, quindi è una questione di “libertà” non di nazionalismo, per questi coglioncelli, che hanno visto il mondo soltanto dai carriaggi di qualche Erasmus.

Come raggiungere l’indipendenza della Catalogna?

Con il dialogo, ovviamente, con il pacifismo e la resistenza passiva, perché con la violenza non si ottiene nulla.

E qui rimpiangiamo i repubblicani spagnoli di qualche decennio fa, che almeno avevano una spina dorsale, e sapevano combattere veramente per quello in cui credevano.

Battiamo il dente dove duole: l’europeo contemporaneo, in particolare di ultima generazione, non ha capacità reattive. La maggioranza vive come polli in batteria, incapace di avere un guizzo di vitalità genuina, che vada oltre agli stereotipati processi “social”, o che non sia in linea con certe tendenze, scodellate come pastone per vacche dalla sempre più abile regia del mercato globalizzato.

Quanti filmati girano in rete, in cui l’europeo è pavido, di fronte alla tracotanza fisica degli allogeni?

Quanto sono remissivi questi bianchi, di fronte alla violenza urbana portata dai migranti?

Nessuno protesta in questi filmati, solo qualche voce chiede l’intervento delle forze dell’ordine. Già, in effetti, perchè intervenire, se abbiamo sempre più bisogno di una “coperta di Linus”, che ci faccia sentire sicuri nella mediocrità quotidiana, nel nostro essere tolleranti fino a diventare patetici.

L’europeo vuole tutto gestito da entità che gli garantiscano di poter, prima o poi, addomesticare tutto ciò che di violento ed irrazionale esiste ancora in giro per il mondo, e che si sta riversando come un fiume in piena contro la stamberga borghese che tanto amiamo.

L’europeo non combatte più, è diventato “resiliente”, convinto ormai com’è che il suo mondo di “bene”, alla fine conquisterà il cuore e le menti di tutti quei popoli che amorevolmente ci vorrebbero cancellare come scarafaggi.

L’Europeo ha capito “gli errori del passato”; quindi guai a mostrarsi in qualche modo orgogliosi del proprio retaggio. Il pacifismo l’ha intaccato come una sorta di sindrome da immunodeficienza culturale ed identitaria.

Guardiamo in faccia alla realtà, prima di esultare per alcune evanescenti fenomenologie di politica/spettacolo.

Quanti europei reagirebbero fisicamente, se un allogeno gli bruciasse davanti al naso le bandiere o i simboli della loro identità?

Quanti europei sarebbero disposti a sacrificare tutto, anche la vita se necessario, per un ideale?

No… Meglio delegare, meglio dialogare, meglio essere “resilienti”.

Meglio essere dei morti che camminano, si vive più a lungo e non si corrono rischi.

Almeno fino a quando i “rischi” non verranno a cercarci casa per casa… con un machete, non certo per parlare di pace o delle ultime tendenze sui social network.

Gabriele Gruppo

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