Breve riflessione su”evoluzione” e lettere scarlatte

Breve riflessione su”evoluzione” e lettere scarlatte

Recentemente, l’attuale Ministro della Difesa della Repubblica Italiana, ha definito: “(…) un’importante evoluzione culturale, nelle Forze Armate e nel nostro Paese”. L’unione civile tra due ufficiali donne, in forza alla Marina Militare.

Sorvolando, è proprio il caso di dirlo, sullo strascico di polemiche relative al fatto in se e per se, o sulle stucchevoli diatribe settimanali tutte italiche, funzionali alla campagna elettorale permanente in cui versa la nostra nazione, ci siamo chiesti il motivo per cui, ad ogni sussulto gastrico di questa superficiale e corrotta civilizzazione, il tema “evoluzione” sia diventato una sorta di viatico, di lasciapassare, necessario per essere accettato ed accolto quale membro del XXI secolo.

Il mito dell’evoluzione, quale sinonimo di progresso tout court, attecchì in Europa grazie ad alcuni teorici dell’Illuminismo, tuttavia, è solamente con l’approssimarsi del nuovo secolo che i dettami su cui poggia l’attuale concetto di evoluzione, hanno perduto quasi tutto il loro rigore scientifico, ed il loro approccio pluralista, per adottare una sorta di fideismo manicheo, poggiante non su di una religione o su una filosofia, e nemmeno su di una scoperta scientifica, bensì sul pensiero debole; quella sorta di macedonia formata da grossolane teorie post moderne, propinabili senza troppi problemi alle masse, grazie agli strumenti di comunicazione globalizzata, ormai divenuti alla portata anche di babbuini e scimmie umanoidi.

Diderot? Darwin?

Troppo elevati, troppo difficili.

L’evoluzione, i suoi crismi e le sue parole d’ordine, sono dettati nell’era di Internet da nullafacenti prezzolati, definiti influencer. Il cui scopo è quello di elaborare in modi sempre diversi, e sempre più dozzinali, le già macroscopiche banalità di cui è composto il pensiero debole. Per scodellarle ad una platea di consumatori onnivori e bercianti.  Evoluzione e progresso, non hanno più necessità di avere quali padri nobili dei filosofi o dei ricercatori, roba vecchia quella, adesso serve semplicemente accodare qualche nuovo “diritto”, alla già fin troppo lunga sequela pregressa degli ultimi trent’anni, e che con il XXI secolo s’è fatta ancor più nutrita.

Non ci stupisce, quindi, riprendendo l’avvenimento alla base della nostra riflessione, che anche per l’elemento “esercito” serva quell’importante evoluzione culturale, cui il Ministro fa riferimento nelle sue felicitazioni alle due novelle “spose” (si dice ancora così?). In quanto niente e nessuno deve (o dovrebbe) sottrarsi alla lieta liberazione portata dal pensiero debole. Pena, l’esclusione dal gregge che pascola spensierato nel migliore dei mondi possibili.  

Essere fuori dal gregge vuol dire venir bollato con una varietà incredibile di lettere scarlatte; dalla “F” di fascista, alla “M” di Medioevo, fino alla “R” di retrogrado.

Se l’apolide Karl Popper fosse ancora in vita, non crederebbe a quanta strada, e quanti danni (secondo noi), ha provocato la sua teoria secondo cui per difendere libertà (sic!) e pluralismo (sic!) i mestatori della lieta novella mondialista e liberista possono ergersi quali inquisitori dal “volto umanoide”, neutri in quanto volontariamente privi di genere, ed omologati all’utilitarismo del mercato globalizzato.

Se dobbiamo essere sinceri, a certe importanti “evoluzioni” culturali, imposte a furor di politicamente corretto, preferiamo revolvere culturalmente. Almeno possiamo ritenerci realmente liberi. La nostra lettera scarlatta l’abbiamo già scelta, e per noi è una medaglia al valore, che portiamo con orgoglio.

Gabriele Gruppo

Share

Lascia un commento