Quel volo tradito

Quel volo tradito

Premessa: siamo convinti, oggi più che mai,  che per rendere onore agli ideali per cui lottiamo, sia anche necessaria la capacità di riflessione critica ragionata, anche dura ma costruttiva.

Il 23 Marzo è stato celebrato da parte dell’identitarismo italiano, in vari modi e modalità, il centenario dall’Adunata di Piazza San Sepolcro a Milano del 1919; avvenimento che fu de facto l’atto fondativo dei Fasci Italiani di Combattimento, e l’inizio di quella parabola che rese l’Italia elemento d’avanguardia di quelle “rivoluzioni nazionali”, che abbracciarono l’Europa fino al secondo conflitto mondiale, e che cercarono di opporsi in modo costruttivo ed antagonista al Giano bifronte liberalismo/marxismo.

Ciò che vide la luce in quel 23 Marzo del 1919 in Italia, fu sotto alcuni aspetti una sorta di prototipo da seguire, da cui trarre spunto ma non certo da “copiare” pedissequamente, in quanto ogni nazione ed ogni popolo, con le sue prerogative e peculiarità, doveva sicuramente far propria, ma elaborare e contestualizzare in proprio, quella “terza via” identitaria e rivoluzionaria che gli avrebbe donato la libertà dal giogo del capitalismo apolide, e dal comunismo massificante.

Chi partecipò a quella prima adunata, certo non era “dalla parte giusta” in quel frangente politico, e tutto aveva da perdere, in un confronto impari sia con le forze reazionarie del sistema borghese, che contro chi già si stava preparando per “…fare come in Russia”.

Se in Piazza San Sepolcro in pochi si trovarono, era presente copioso l’arditismo di chi aveva combattuto al fronte, c’era la forza ideale di chi voleva una rivoluzione nazionale, che non ponesse l’Italia in una nuova forma di sudditanza, c’era la volontà di portare un nuovo modo di intendere l’idea di Stato, di economia, e anche di società. Siamo certi che si respirava entusiasmo e voglia di mettersi in gioco a tutti i costi; per il bene della Patria, e del popolo tutto, e non solamente a vantaggio di una “casta”, zeppa di privilegi finanziari, o di una presunta necessità di creare il “paradiso in terra” egualitario, tanto utopico, quanto disumanizzante.

Se l’epopea delle Rivoluzioni Nazionali d’Europa è da sempre per noi la poesia più bella che ci ha donato il XX secolo, il Fascismo ha avuto il merito di esserne la prima strofa.

Ci permettiamo di elencare i punti programmatici del Manifesto dei Fasci Italiani di Combattimento, pubblicato su “Il Popolo d’Italia” del 6 giugno 1919.

Per il problema politico:

NOI VOGLIAMO

a) — Suffragio universale a scrutinio di Lista regionale, con rappresentanza proporzionale, voto ed eleggibilità per le donne.

b) — Il minimo di età per gli elettori abbassato ai 18 anni; quello per i Deputati abbassato ai 25 anni.

c) — L’abolizione del Senato.

d) — La convocazione di una Assemblea Nazionale per la durata di tre anni, il cui primo compito sia quello di stabilire la forma di costituzione dello Stato.

e) — La formazione di Consigli Nazionali tecnici del lavoro, dell’industria, dei trasporti, dell’igiene sociale, delle comunicazioni ecc. eletti dalle collettività professionali o di mestiere, con poteri legislativi, e col diritto di eleggere un Commissario Generale con poteri di Ministro.

Per il problema sociale:

NOI VOGLIAMO:

a) — La sollecita promulgazione di una Legge dello Stato che sancisca per tutti i lavoratori la giornata legale di otto ore di lavoro.

b) — I minimi di paga.

c) — La partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori al funzionamento tecnico dell’industria.

d) — L’affidamento alle stesse organizzazioni proletarie (che ne siano degne moralmente e tecnicamente) della gestione di industrie o servizi pubblici.

e) — La rapida e completa sistemazione dei ferrovieri e di tutte le industrie dei trasporti.

f) — Una necessaria modificazione del progetto di legge di assicurazione sull’invalidità e sulla vecchiaia, abbassando il limite di età, proposto attualmente a 65 anni, a 55 anni.

Per il problema militare:

NOI VOGLIAMO

a) — L’istituzione di una milizia nazionale con brevi servizi di istruzione e compito esclusivamente difensivo.

b) — La nazionalizzazione di tutte le Fabbriche di Armi e di esplosivi.

c) — Una politica estera nazionale intesa a valorizzare nelle competizioni pacifiche della civiltà, la nazione italiana nel mondo.

Per il problema finanziario:

NOI VOGLIAMO

a) — Una forte imposta straordinaria sul capitale a carattere progressivo, che abbia la forma di vera ESPROPRIAZIONE PARZIALE di tutte le ricchezze.

b) — Il sequestro di tutti i beni delle Congregazioni religiose e l’abolizione di tutte le mense Vescovili, che costituiscono una enorme passività per la Nazione, e un privilegio di pochi.

c) — La revisione di tutti i contratti di forniture di guerra, ed il sequestro dell’85% dei profitti di guerra.

Tuttavia, e qui giunge la nostra più dura ed amara riflessione, quel volo rivoluzionario perse quota troppo presto; zavorrato dai tatticismi di Mussolini, che da ottimo politico italiano di antico stampo, di quella classe che la nostra civiltà ha offerto alla storia, da Macchiavelli a Cavour, preferì intraprendere una lunga partita a scacchi su più tavoli, con quei potentati e quelle vecchie consorterie contro cui lo spirito del XXIII Marzo voleva scagliare la forza della rivoluzione nazionale. Gli estimatori acritici di Mussolini, quelli per intenderci: “Il Duce ha sempre ragione!”, ci farebbero un lungo elenco di cose fatte durante il ventennale Fascismo/regime. Nulla da eccepire, ma quanto fu lunga la contrattazione di ogni singola “cosa fatta”, su quanti tavoli il Duce avrebbe potuto continuare a giocare? Creando i presupposti per la sua sconfitta.

Quanto è stato annacquato il Manifesto dei Fasci Italiani di Combattimento, per essere posto nei tavoli di trattativa?

E quanti fascistissimi gerarchi facevano il doppio gioco, in nome non del bene comune nazionale, bensì del proprio tornaconto personale. Salvo poi cambiare carro al momento opportuno, portando in dote alla nuova “democrazia”, proprio quelle conquiste sociali così faticosamente raggiunte, e di cui il popolo italiano, quello per intenderci formato da “santi, eroi e navigatori”, dimenticò l’origine con estrema facilità.

Non è nostra intenzione ergerci a giudici di ciò che fece o non fece il Fascismo/regime, quella che fu la sua fine è già una sentenza. E non vogliamo nemmeno perderci nel gioco dei paragoni. Ovvero quali altre Rivoluzioni Nazionali siano meglio riuscite. Anche questo non sta a noi dirlo, è la storia ed i documenti storici che parlano.

Però, una cosa vorremmo accadesse oggi, a cento anni da quel XXIII Marzo 1919; che non si confondesse chi c’era a Piazza San Sepolcro, e cosa voleva per l’Italia, e quale fu lo spirito che lo animava, con quegli avvoltoi in orbace nero, che per vent’anni ingrassarono all’ombra del Duce, a spese di una rivoluzione ormai annacquata e tradita, ma che seppe avere il suo ultimo momento di gloria quando tutto era ormai perduto.

Se l’identitarismo italiano vuol maturare ed elaborare una riflessione seria su ciò che avvenne allora, andando oltre la retorica delle celebrazioni, dovrebbe comprendere che il valore e la forza di un principio sarà sempre più alto e più importante di qualsiasi velleitario risultato, ottenuto patteggiando con il sistema.

Gabriele Gruppo

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