Pillole di etnomasochismo: “refugees welcome”

Pillole di etnomasochismo: “refugees welcome”

Per questa nostra riflessione sul tema “refugees welcome”, e sulle ripercussioni che derivano da quest’aspetto dell’etnomasochismo, utilizzeremo come spunto di partenza un interessante articolo del Professor Andrea Beccaro, ricercatore in ambito geopolitico e nostro personale amico, per poi ampliare il discorso.

L’articolo, dal titolo: “Il problema dell’estremismo islamico in Europa” (VEDI), inizia con un significativo quanto preoccupante aneddoto, che sembra uscito dalla penna di qualche romanziere noir.

A quanto pare, dalla notizia riportata a corredo dell’articolo (VEDI), nell’accogliente e plurale Germania si mischiano senza controlli o problemi apparenti “vittime” e “carnefici” provenienti da quella che fu l’area controllata dal sedicente Stato Islamico.

La storia è la seguente:

Una rifugiata di etnia yazida, etnia cristiana dell’Iraq, gruppo perseguitato proprio in ragione della sua fede in modo sistematico dai miliziani dello Stato Islamico, sembra aver incontrato proprio nella terra europea che l’ha (giustamente) accolta quale rifugiata, niente meno che l’uomo cui era stata venduta come schiava sessuale per 100 dollari dai tagliagole di Allah.

Lo Stato Islamico, entità, ricordiamolo, ormai in via di dissoluzione da un punto di vista geografico e militare, ma non meno da sottovalutare quale epicentro terroristico globalizzato, aveva imposto ai territori controllati una severa dottrina di pulizia etnica ed etnico/religiosa, cosa che in altri contesti avrebbe mosso il così detto “Mondo Libero” a raccolta, ma che nel caso di Daesh ha visto un approccio più blando (ad esser generosi), per via delle connessioni tra Daesh stesso, ed alcuni “alleati” del “Mondo Libero”.

La tratta delle schiave yazide era uno strumento di annientamento delle peculiarità culturali tra Iraq e Siria, inserito in un quadro di violenze sistematiche che, ribadiamolo, non ha visto una reazione adeguata da parte dell’Occidente, più interessato a spodestare Presidenti legittimi, o regimi non graditi, che a combattere quest’entità ibrida, oscillante tra il concetto di gruppo terrorista, nel senso moderno del termine, e la milizia armata radicata in un territorio specifico.

Il flusso di profughi da quelle regioni occupate e vessate dallo Stato Islamico, quindi Iraq Nord/occidentale, e da tutta l’area coinvolta nel mattatoio siriano, è stato utilizzato quale “cavallo di Troia” dai fautori della sostituzione etnica in Europa, per giustificare l’arrivo di “migranti” provenienti anche da luoghi lontani non soltanto dal conflitto mediorientale, ma anche da conflitti tout court.

E qui torniamo alla nostra rifugiata yazida, che credendosi al sicuro in Europa scopre invece di essere al pari di chi l’ha “comprata” e sfruttata quale puttana personale; rifugiata lei, con tutte le ragioni ma rifugiato anche il suo aguzzino che, evidentemente, ha potuto godere di quella politica delle porte spalancate, politica fortemente voluta da ONG ed etnomasochisti vari, cui i controlli alle frontiere suonano peggio di un censimento ad Auschwitz. Il problema è che nessuno in Europa Occidentale, o in sede di UE, ha la minima idea di quanto sia necessaria una politica che punti non ad un’accoglienza indiscriminata, o a forme di stanzialità perenne nelle nazioni d’accoglienza, ma di attenta selezione, di controlli coordinati tra tutte le nazioni del Vecchio Continente (quindi anche non UE), e di programmi per il rientro dei profughi nelle nazioni d’origine, non appena le condizioni lo permettano.

Va poi rigettato tutto il peana sulla necessità dei così detti “migranti economici”, in quanto la loro utilità sembra essere unicamente relativa ad offrire e motivare uno stipendio ad una manica di parassiti, che gravitano tutti nel terzo settore o nelle ONG, se non nell’ambito della vera e propria criminalità organizzata.

Il nostro discorso punta ad essere molto chiaro; di tutti i postulati dell’etnomasochismo e del terzomondismo noi non ne accettiamo nemmeno mezzo, li rigettiamo integralmente.

Le nazioni d’Europa storicamente ad alta concentrazione di allogeni, Francia e Gran Bretagna, hanno accuratamene evitato di accollarsi i flussi migratori degli ultimi anni, visti gli ormai endemici problemi di gestione delle comunità allogene già insediatesi da decenni, e che non hanno portato un gran arricchimento, al netto delle favolette sul Melting Pot.

La Germania, ed altre nazioni del centro e del Nord Europa, che sono il fulcro dell’economia UE, dopo un’iniziale apertura hanno dovuto rivedere la loro generosità, anche perché vanno deteriorandosi anno dopo anno i capisaldi di una certa sicurezza sociale di tradizionale memoria in quelle nazioni, proprio in ragione della radicalizzazione delle comunità allogene di fede islamica. L’Europa mediterranea, indi Italia inclusa, è stata costretta prima ad accettare chi aveva abbracciato in ambito UE la politica del “refugees welcome”, per poi esser abbandonata nella gestione dei flussi proprio da chi ad un certo punto ha cambiato idea.

L’unica parte del Vecchio Continente coerente con il rifiuto a qualsiasi accoglienza resta quella orientale, per ragioni che in altri articoli abbiamo spiegato.

Al netto di tutte queste posizioni regionali, il problema resta.

C’è da chiedersi quanti potenziali terroristi dobbiamo ancora accogliere, quanti tagliagole o stupratori dobbiamo far circolare da un capo all’altro della nostra Europa, o di quanti scimmioni africani dobbiamo mantenere perché: ”Sai… loro ci pagheranno le pensioni l’ha detto Tito Boeri… e poi fanno i lavori che noi non vogliamo più fare”. Idiozie ripetute anche ad alti livelli.

Purtroppo il grande inganno è quello di chi ci vuol far credere che, una volta insediatisi in Europa, questi allogeni diventino meccanicamente europei ius soli, magari attraverso una bella politica di meticciato razziale, non ufficiale ovviamente ma ufficiosa ed operativa a tutti i livelli e su diversi archi temporali. Perché per certe “visioni del mondo” la ragazza yazida e il suo aguzzino hanno il medesimo diritto a restare in Europa, o che il gorilla di Boko Haram, o il delinquente del Gambia debbano aver la possibilità di mettere radici e fare nelle nostre terre ciò che vogliono, tanto… sono i benvenuti!

 

Gabriele Gruppo

 

 

 

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