Che fine ha fatto? (rubrica estiva degli argomenti dispersi)

Che fine ha fatto? (rubrica estiva degli argomenti dispersi)

Oggi, per la nostra rubrica estiva, proporremo un concetto che fino a qualche anno fa campeggiava sui balconi delle nostre città, e che ci sembra ormai decisamente derubricato a semplice fenomeno estemporaneo, legato più che altro agli occasionali attentati terroristici che avvengono ciclicamente in Europa, e a poco altro.

PACE

Vocabolo pregno di significati, anche positivi, divenuto più che altro stucchevole nella contemporaneità, abusato nell’ambito di un merchandising tanto banale quanto petulante.

Pace e pacifismo furono parole decisamente in voga negli anni facili dell’unilateralismo statunitense; per intenderci dall’occupazione di Afghanistan ed Iraq, fino alla fine dell’ultima Presidenza Bush. Anni facili, così come intendiamo, in quanto all’epoca era molto comodo per il fautore del pensiero debole scegliere la critica tanto estetica, quanto fuorviante, nei riguardi delle scelte geopolitiche degli Stati Uniti.

Tutto era molto cinematografico nel suo manicheismo di fondo; da un lato i fautori dello “scontro di civiltà”, dall’altro i cantori di un neo pacifismo globalizzato, cui la rete aveva messo ali non indifferenti ma che non aveva un minimo spessore culturale.

Nell’Europa occidentale poi il ridicolo era all’ordine del giorno, con dei governi schierati dalla parte di Washington in modo acritico, e governi che, per puro calcolo elettorale, cercavano di fare le colombe, in un teatrino di bassissimo livello. Il tutto condito dalle manifestazioni di stupidità più epiche degli ultimi secoli, da parte di una così detta “opinione pubblica”, cui bastava mettere una bandiera al balcone, o partecipare a qualche marcetta, con concerto annesso, per sentirsi in pace (è proprio il caso di dirlo) con la propria pelosa coscienza.

Abbiamo avuto per anni ed anni i tormentoni più svariati sul tema pace: dai belli e famosi dello spettacolo, ai maître à penser del progressismo, fino ad arrivare a perdere di vista qualsiasi analisi ragionata, o anche chieder più normalmente il motivo di cotanto attivismo per i due conflitti in auge, quando per altre guerre, forse un pochino meno immediate da scindere in modo manicheo, nessuno aveva mosso un dito tra i soloni del politicamente corretto.

Poi il vento cambia, cambia uomo alla Casa Bianca, ed arriva nel 2009 il nero Barack Obama, plaudito come un nuovo Kennedy, cui viene tributato per non meglio precisati meriti il Nobel per la pace a nemmeno un anno dal suo insediamento.

Il pacifismo petulante sembra aver trovato il suo santino, il progressismo di ogni ordine e grado vede nel multicolorato presidente una sorta d’icona positiva, da sbattere in faccia ai trinariciuti visi pallidi.

Le bandierine arcobaleno, intanto, si sono sfoltite e sbiadite con il passare del tempo, e con la realtà che bussa alla porta sono praticamente scomparse.

La Presidenza Obama non fu tutto oro, nonostante le continue lustrate mediatiche cui fu oggetto. L’unilateralismo militare repubblicano, così rozzo e vistoso, non fu sostituito da un pacifismo unilaterale, bensì da un approccio tanto subdolo quanto ipocrita: il soft power.

E’ grazie al soft power se oggi il Mediterraneo, tra guerre civili, terrorismo e crisi migratorie, sembra esploso. La così detta “Primavera Araba” riuscì a far peggio degli interventi militari diretti contro Iraq ed Afghanistan durante il mandato Bush.

Eppure nessun araldo arcobaleno, o testimonial del pacifismo a buon mercato, s’è mai sognato di rinverdire l’attivismo di un decennio prima.

I conflitti in Siria, Yemen e Libia, il confronto geostrategico tra Arabia Saudita e Iran, ed il terrorismo jihadista ormai divenuto quasi un classico delle cronache d’Europa, sono argomenti non sintetizzabili né da Bono Vox, né da Gino Strada, né da tutti i vari pollastri che, a diversi livelli, sproloquiavano di pace fino a non molto tempo fa in ogni frangente.

Niente più manifestazioni o mobilitazioni continue, il pacifismo si rifà vivo giusto quale codazzo pietoso e penoso degli attentati di matrice islamica, a supporto non di una presa di posizione ferma e decisa ma di una cultura di tolleranza vile e ignava, che si materializza attraverso palloncini, gessetti colorati, e coretti stucchevoli su base “Imagine” del sopravvalutato John Lennon.

A chi oggi ancora, e nonostante tutto, porta avanti dei precetti che hanno mostrato nel tempo la solidità di un castello di sabbia e la credibilità di un buffone di corte dedichiamo una tagliente frase trovata per caso in rete:

“L’INTELLIGENZA E’ UN’ARMA MA VOI SISTE PACIFISTI!!”

 

Gabriele Gruppo

 

 

 

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